13 Reasons Why – riflessioni di una mamma

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Qualche mese fa non sarei stata particolarmente interessata da questa serie TV.
Ma prima un amico di vecchia data che racconta di averlo visto con tutta la famiglia (un figlio pre-adolescente e una figlia adolescente), poi la scuola dei miei figli che ci manda email per sensibilizzarci sul problema, sconsigliandoci di farlo vedere ai nostri figli e di parlarne in famiglia…

La scuola che mi dice cosa fare e cosa non fare con l’educazione dei miei figli? ROBE DA MATTI!

Insomma, ho deciso di guardarlo con la complicità di una giornata uggiosa.

Ho due figli adolescenti e quella scuola potrebbe tranquillamente essere la loro scuola.
Quei ragazzi potrebbero essere loro e i loro amici e quei genitori potremmo essere noi.
Non si parla di una scuola di periferia o di famiglie disagiate. Anche. Ma si parla di situazioni reali… realistiche.

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I miei figli confermano che la scuola è esattamente così: hanno i Counselor, ma sono un paravento.
Ognuno va per la propria strada e nessuno si cura veramente dei sentimenti dell’altro.

Ma è davvero tanto diverso dalla scuola che ho lasciato io tanti (troppi) anni fa? No, non mi pare.
Vero che non ho mai sentito parlare di stupri ma alcool, droga, il ricco che poteva permettersi di fare quello che voleva, la ragazza “facile” (che poi facile non era affatto), il “nerd”, la ragazza “strana”, il super sportivo e quella “secchiona”… insomma, qualsiasi gruppo di studenti.

Qual’ero io? Oddio, proprio non so cosa vedevano in me gli altri.
Non andavo alle feste, non bevevo, non avevo un ragazzo, non fumavo.

Il bullismo io l’ho subito, alle medie: ero grassa, con gli occhiali, capelli rossi e lentiggini… una calamita per i bulli.

Andavo a casa ogni giorno a piedi e c’erano ragazzi che mi seguivano e mi sfottevano, mi tiravano la gonna.
Mi tappavo le orecchie per non sentire e arrivata a casa mi chiudevo in camera fingendo di studiare.

Ho avuto delle amiche da cui sono sempre stata usata e poi “scaricata” in modo sgradevole.
Il peggio è stato quando mia mamma, che faceva la supplente, ha accettato una supplenza nella mia classe: quanto l’ho odiata! Sì. L’ho proprio odiata. Una mattina, durante l’intervallo, sono stata letteralmente messa con le spalle al muro e tutti intorno a me a dirmi di tutto. Finché non è arrivata lei, Lorena. Era una pluri-ripetente, non troppo pulita.
Fumava e diceva un sacco di parolacce. Ma quel giorno è stata lei a venire in mio aiuto.
Si è messa fra me e tutti gli altri e li ha mandati via. Da quel giorno è diventata la mia guardia del corpo.
Finché tutto non è finito nel dimenticatoio.
Già perché a quell’età le persone ci feriscono, noi feriamo e poi ce ne dimentichiamo.
Ma le ferite restano e a volte si riaprono.
Nonostante fossi nella scuola dove mia mamma spesso insegnava e tutto succedeva sotto i suoi occhi, nessuno della mia famiglia ha mai saputo nulla di questo. Ed è per questo che ora sono terrorizzata: perché se io sono stata capace di nasconderlo ai miei genitori, anche i miei figli possono essere capaci di nasconderlo a me.

Dobbiamo essere genitori MOLTO MOLTO MOLTO attenti per rilevare cambiamenti nei nostri figli adolescenti.

Io stessa come madre, ultimamente, su un episodio accaduto a uno dei miei figli, ero disposta a mettere la mano sul fuoco. A mio marito ho detto che guardando negli occhi la mia creatura, so che non avrebbe mai potuto mentirmi.
E ci avrei rimesso la mano.
Chi mi conosce sa bene che io sono una madre attenta. Ma a quanto pare non basta.

Non possiamo capire se i nostri figli stanno vivendo un incubo.
Ma quello che possiamo fare è ripetere fino a perdere la voce che noi ci saremo sempre e che l’amore di una madre c’è e sempre ci sarà… a prescindere!

L’unica cosa che possiamo sperare è di aver insegnato loro ad essere forti abbastanza per sopportare e andare avanti.

Sul far vedere o meno questa serie TV ai nostri figli, be’ dipende dai figli. Ma soprattutto non pensiate che questo possa farli uscire allo scoperto. Sono dell’idea che solo una madre possa capire il dolore di quella madre. Solo una madre può capire che tutte le cassette del mondo non ci daranno mai la risposta che vogliamo.
Ci sentiremo per sempre colpevoli di non aver capito, di aver lasciato sola la nostra creatura.

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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