Adolescenti credenti

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Mi capita di chiedermi come sia possibile che un giovane di oggi creda ancora in Dio. Certamente non è facile, le possibilità di essere capito sono davvero poche ed è inevitabile poi sentirsi ‘diversi’. E i ragazzi difficilmente trovano il coraggio di essere diversi.
Non so cosa abbia portato a questa omologazione così stereotipata dei giovani. Sembra che le uniche cose che vengono loro richieste siano di essere belli, sempre alla moda, e poco impegnati.
 Credere implica un grosso impegno, una grande responsabilità delle proprie azioni. Mi rendo conto che il mondo odierno offre poco spazio affinché ci si possa riconoscere in ideali quali la soiodarietà, la comprensione, la disponibilità ad aiutare l’altro senza guadagnarci o avere nulla in cambio.
La spiritualità implica sapersi interrogare nel profondo e ha poco a che fare con la superficialità dilagante.
 In verità, si, ben vengano le domande e i dubbi, mai smettere di chiedersi perché, mai accettare una verità senza poterla mettere in discussione.
La questione invece è che oggi i ragazzi hanno anche poca voglia di fare le loro scelte, di porre al centro della discussione le loro domande. Vorrebbero sempre tutto pronto. E in questo siamo anche noi genitori a doverci interrogare sul perché i nostri figli non sono in grado di assumersi le responsabilità delle loro azioni.
Siamo sempre pronti a coprirli, a risolvere i problemi al loro posto, o addirittura a prevenirli, per evitare loro una batosta piccola o grande che sia. E poi ci lamentiamo che non riescono a portare avanti l’unico loro dovere: quello di studenti.
Il mondo così seduttivo di oggi, che punta sempre di più sull’apparire, piuttosto che sull’essere, non aiuta certo i nostri ragazzi ad andare oltre. E quanti accettano di diventare superficiali, o finti superficiali, per quieto vivere, per essere parte del gruppo?
 Naturalmente sto generalizzando con la consapevolezza che non tutti i ragazzi poi rientrano in queste caratteristiche.
Ecco perché la domanda che segue è assai poco di moda, ma terribilmente attuale a mio avviso: credere in Dio, oggi, è possibile per i ragazzi?
Beh a giudicare dalla GMG appena conclutasi a Rio direi proprio che tutto è possibile.

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

Discussion2 commenti

  1. io condivido la scelta di mio figlio.. a 11 anni di non frequentare più messa e preparazione alla Cresima..l’allontanamento dalla Chiesa, non dalla spiritualità… E ancora l’allontamento dal “seguire” qualcuno o qualcosa non dal “sentire” nel senso più intimistico del termine. Fare benefienza, aiutare gli amici, parlare dei rapporti interpersonali, è il tempo dei genitori e la voglia che sono tiranni..non sono i ragazzi che diventano piccoli edonisti. Sono tutti e tanto da “accendere” e non da “riempire” di nozioni.. e la Chiesa, con i suoi tabu’, le contraddizioni, le gente che la frequenta e tutto il resto spesso non aiuta, ma allontana. Con tutta la mia modestia.. è il mio pensiero e la mia esperienza che mi ha resa molto piu’ consapevole e ricca ..dentro !

    • Grazie Michela della tua tesrimonianza.
      Scusa se rispondo solo ora. Ma in estate mi son persa molti aggiornamenti.
      Paola

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