Adolescenza e futuro. Tra progetti e difficoltà

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Diceva Rousseau: «L’uomo nasce due volte: una per esistere, l’altra per vivere».

Tra passato e avvenire si gioca il presente. L’adolescenza prende forma dal momento che si ha consapevolezza del passato come tempo vissuto e si vive il desiderio dell’avvenire come risposta ai nostri progetti.

Il passato preme e ci spinge a crescere, mutare o, viceversa, a tornare indietro. Di solito abbiamo alle spalle un passato sereno e davanti intravediamo un incerto futuro. Le sicurezze che abbiamo acquisito nel passato certamente ci aiutano ad andare verso il futuro con speranze positive; e, comunque, la vita ci fa inevitabilmente camminare.

Perciò occorre insegnare ai propri figli la capacità di gestire i propri desideri, obiettivi, valori, il proprio sé, in tempi estesi: in altre parole, la progettualità.

Il passaggio dalla fase dell’infanzia a quella dell’adolescenza, come ogni passaggio d’altra parte, è un processo di destrutturazione e ristrutturazione: vi si gioca una ricerca confusa delle risorse necessarie per tentare di ritrovare un nuovo equilibrio, di ricomporre la vita.

Tanti pezzi da rimettere insieme, ma in base a quale progetto? Questo è il punto. In un puzzle, almeno, se i pezzi sono tanti pur tuttavia si ha una immagine, una modello da seguire (l’ordine in qualche modo è pre-supposto); l’adolescente invece deve (ri)trovare, dopo lo sgretolamento delle sicurezze dell’infanzia (addio al bambino idolo, ai genitori come idoli, addio al bambino edipico, al linguaggio rassicurante eccetera), un suo equilibrio, che non conosce, e che non può conoscere perché ancora non esiste: sta cercando, in altre parole, una persona che ancora non c’è.

Ne segue una fondamentale instabilità. L’adolescente, ridefinendo se stesso, obbliga anche il genitore a vivere in qualche modo questo mutamento. Nel campo relazionale familiare, si gioca una costruzione interattiva, perché parlare di adolescenza dei figli implica di fatto la disponibilità, da parte dei genitori, di mettersi in discussione. Non sempre i genitori sono preparati a farlo; a volte non dipende nemmeno dalla loro volontà: semplicemente, non posseggono efficaci strumenti; e qui ritorna prepotente, importante, il discorso della condivisione, dell’aiuto reciproco e dei corsi sulla genitorialità, davvero utili.

Presente che si affaccia sul futuro: non si tratta solo di progetti. Un adolescente comincia a porsi domande sulla vita e sulla morte, domande che vanno oltre l’esperienza concreta fatta da bambino. Capita che si chiuda nel silenzio, che va sempre rispettato. Sembra avere avarizia di parola, e nello stesso tempo comincia a incubare parole e pensieri, ma è una elaborazione che non trova ancora canali di espressione. Il silenzio degli adolescenti è lo specchio del gioco tra la profondità del vissuto e l’espressione esterna che si è capaci, o incapaci, di offrirne.

Vive i desideri contrastanti e in qualche modo omologhi della riservatezza e dell’esibizionismo. Ha voglia di relazione e, insieme, di isolamento; nella riservatezza si sente disorientato e trova nel mutismo la capacità di controllare i vari pezzi di sé, mentre nell’esibizionismo sente di avere difficoltà a capire quello che gli accade dentro e preferisce occuparsi unicamente dell’immagine esterna.

Che cosa rimane da fare a noi genitori?

Possiamo cercare di essere lo specchio delle loro ambivalenze, ma, cercando di mostrare una immagine serena e sicura, che possa servire da riferimento per chi è disorientato.

Paola Bianconi

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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