Come affrontare la bocciatura di un figlio

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La scuola italiana, soprattutto quella pubblica, ha acquisito attraverso la formulazione di leggi via via più attente, un grado di inclusività inesistente negli altri paesi.

Qui i documenti di riferimento, sia per quanto riguarda gli alunni con bisogni educativi speciali, sia per i bambini e ragazzi sostenuti dalla legge 104.

L’atteggiamento preteso dalle istituzioni scolastiche è quello di fornire ad ogni studente in difficoltà gli strumenti, i supporti, le agevolazioni che gli permettano di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Certo, a proposito di classi pollaio, applicare queste strategie quando sei solo con 30 ragazzi autopensanti…sarebbe da far provare a chi legifera. Ma la sostanza su cui lavorare, effettivamente, esiste.
Esistono anche didattiche migliori per poter coinvolgere gli studenti ed appassionarli allo studio e alla conoscenza. Certo, queste sono proponibili, auspicabili, consigliate da pedagogisti che ne hanno testato l’efficacia, ispirate dalle Indicazione Nazionali… ma non obbligatorie.

bocciatura scuola

La lezione frontale spesso lascia sul campo diversi feriti, perché ha una modalità fredda e rigidamente verbale che non è adeguata ad ogni stile di apprendimento.
Rispetto alla mia esperienza alla scuola media e superiore, in anni in cui non c’era ancora per legge grande attenzione allo studente come persona, mi sembra che oggi gli studenti abbiano qualche tutela in più  e che la bocciatura sia, ora come allora, l’ultima spiaggia dopo l’ultima spiaggia.

Da piccola l’idea mi atterriva; oggi la vedo comunque come un forte trauma nella vita di un bambino o di un ragazzino, pur con tutte le giuste motivazioni che si possono trovare.

 

Ma da genitore e insegnante non posso considerare solo le conseguenze, per quanto devastanti; bisogna valutare i dolorosi motivi che hanno portato all’inevitabile.

Uno studente bocciato è un ragazzo che non ha raggiunto gli obiettivi minimi di apprendimento per motivi dovuti al suo comportamento e atteggiamento nei confronti dello studio.

Se alla primaria il fattore volontà è piuttosto ridotto, perché i bambini sono molto meno indipendenti nelle loro decisioni, alla secondaria diventa invece determinante per decidere.
E gli insegnanti (cosa spesso dimenticata) hanno di fronte non 1, non 2, ma 30 ragazzi e devono necessariamente trovare una scala valoriale per definire l’impegno e la riuscita di uno, rispetto all’impegno e alla riuscita dell’altro.
Spesso si è sentito di genitori incapaci di accettare, ancor più del figlio, la bocciatura: avvocati, TAR ecc…
Per quanto un errore ci possa stare, in generale questo atteggiamento di rivalsa lo vedo fortemente diseducativo, ancor più triste e dannoso della bocciatura stessa. Un cattivo esempio.

Vedere i propri genitori negare l’evidenza non fa bene, ma confonde, anzi, le idee sui concetti di impegno e soddisfazione.

Il non accettare una bocciatura dovrebbe riconvertirsi in ok, abbiamo fallito insieme e dal prossimo anno anche se sarà durissimo, ripartiremo in modo diverso, insieme.

Tutto, cercando, da prima di subito, un dialogo quotidiano vero e funzionale con la scuola. ragazzo bocciato
Faccio un passo indietro per trovare un punto di vista costruttivo anche in una situazione così povera di appigli.

Considerando tutte le leggi per la scuola a tutoraggio delle difficoltà oggettive, resta, per un ragazzo bocciato, la non volontà di studiare e di far bene, l’incapacità di trovare la chiave di volta che spinge dalla motivazione alla soddisfazione. 

Vogliamo scavare ancor di più?

E’ un ragazzo la cui motivazione allo studio e alla conoscenza non è stata adeguatamente supportata: da chi? Perché? 
Ecco, da genitore e da insegnante mi farei queste domande. 

Il bambino che a 6 anni impara a scrivere, leggere, contare, non deve avere più sostegno rispetto ad un ragazzo che si prepara ad affrontare la vita, perché ogni età ha i suoi bisogni.
Come adulti, proteggersi da questa responsabilità dietro a “ormai è grande” non funziona e non ha mai funzionato.
Invece di togliere, a cose fatte, gli ostacoli, bisogna agire nel tempo della difficoltà e, per quanto sembri inutile e complicato e impossibile, bisogna esserci e non nascondersi.
Puntare all’autonomia non vuol dire mollarli. Tutt’altro.
Ne parlo non da maestrina delle elementari, ma da madre spaventata a buon punto dalla prossima adolescenza in famiglia.
Ne parlo soprattutto dopo aver fatto una splendida chiacchierata con una bravissima professoressa di secondaria che vede tanti…troppi insuccessi, dovuti al fatto che i ragazzini si trovano persi di fronte alle difficoltà.
Sono soli, o meglio, si sentono soli e non parlano.
E la scuola è il mare di difficoltà per eccellenza e questo non lo possiamo cambiare.
Se non insegniamo a nuotare e lanciamo solo salvagenti quando li vediamo annaspare…non funziona.
Non funziona.
Bisogna esserci per insegnare lo sforzo che paga, la costanza che segna un cammino, la volontà quando sembra che niente serva a niente. Lo dico a me per prima…mi parlo allo specchio.
bocciatura

Se non lo facciamo noi genitori, anche e soprattutto dopo una bocciatura, chi insegnerà ai nostri figli a rialzarsi e ad impegnarsi di più?
Riesco a sentire il dolore di qualche genitore che… “Potevo pensarci prima” oppure “Ho fatto di tutto, ma non è servito”.
In realtà, forse per carattere e perché vedo ogni giorno quante enormi risorse ci siano in quelle persone in divenire, credo che non sia mai troppo tardi e che esista sempre un’altra strada, quindi…

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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