Disagi, Leggi e ragazzi

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Una legge avrebbe davvero cambiato le cose? Avrebbe davvero impedito che un ragazzo adolescente, con tutte le problematiche legate all’età, che si sentiva solo, emarginato, deriso si togliesse la vita?
Leggere, dopo il suicidio di questo NOSTRO figlio fiumi di parole sull’opportunità della legge, degli italiani razzisti, omofobi, di tutto e di più ci sta tutto; ma del disagio di questi ragazzini in generale, delle loro storie, del perché ancora accadono certi fatti e non per ultimo della famiglia  e della scuola che non si erano accorti del disagio di questo specifico adolescente, neanche una parola.
Che potere avrebbe potuto avere una legge sulle sofferenze di questo ragazzo nate, probabilmente, all’interno di una emarginazione continuata nel tempo?
È giusto (e necessario!) che una norma contro la discriminazione sessuale ci sia, che funga da deterrente, che dia un segnale forte, ma si capisce che non può bastare e che la questione è molto più profonda: è culturale.
Esistono già una serie di norme (Legge Mancino del 1993) che puniscono la propaganda, la discriminazione e l’istigazione alla discriminazione, stabilendo un’aggravante per i crimini commessi per ragioni di odio contro l’etnia, la religione, la nazionalità della vittima e approvando l’emendanento ora si aggiungerà anche l’orientamento sessuale; ma, in concreto mi domando, e scusate se mi ripeto, avrebbe impedito il gesto disperato del ragazzino?
Gli adolescenti e i preadolescenti sono in una fase di crescita e di passaggio delicatissima. Ogni piccola osservazione, anche la più innocua ai nostri occhi, può diventare per loro un problema enorme, e mi riferisco alla mia personale esperienza di genitore e di educatrice professionale; è necessario che ogni volta, sia il genitore, sia il professore, l’educatore in generale, possano fare i conti con se stessi per poter essere d’aiuto agli altri.
Il più delle volte si insegna non tanto quello che si sa, bensì quello che si è. E se io, adulto, non accetto per primo l’altro perché ‘diverso’ da me, come posso sperare di trasmettere alle future generazioni i valori dell’uguaglianza? Uguaglianza intesa non come “tu devi essere uguale a me” quanto piuttosto “io sono come te”, non nel senso della “concessione”: non è che io “mi abbasso a te”, bensì nel senso che siamo tutti allo stesso livello, diversi ma uguali. Cioè, una concezione della vita in cui le ‘diversità’ tutte, siano considerate ricchezze e non pericoli da cui proteggersi.
Facile a dirsi vero? Ma poi, infine, ma dove sta questa diversità?

Paola Bianconi

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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