Figli e maleducazione. Capitolo due.

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Ritorno sul discorso maleducazione, capitolo due.
Stasera ero in un centro commerciale, nei pressi dei giochini, coi bambini.
Una mamma era al cellulare che intratteneva una conversazione telefonica di almeno mezz’ora con un’amica, conversazione dai contenuti veramente ma veramente discutibili.
Con lei due bambini di circa 6 e 8 anni. Uno dei due si avvicina ad una bambina e le dice “sei Annalisa della terza B?”, lei timidamente risponde “si..”.
Il bambino le dice a bassa voce “sei una sfigata…”.
Pum. Mi si blocca il cuore.
La bimba diventa tutta rossa e abbassa gli occhi, i figli della donna che non molla il telefono sghignazzano e si allontanano.
No. Stavolta non sto zitta:
” Signoraaaaaa! Signoraaaaaaa! Scusi?”.
La bimba mi guarda, la mamma della bimba (che non ha assistito alla scena perché stava comprando i gettoni) mi guarda, i due bambini cafoni mi guardano, i miei figli mi guardano… insomma mi guardano un po’ tutti.
Ma chissenefrega!!
-“Dici a me? Non vedi che sono al telefono?”
-“Si lo vedo ma aspetto…”

bambino maleducato

Lei incredula e spazientita saluta l’amica :”C’è una che mi vuole parlare ..”.
Si, ti voglio proprio parlare mia cara. Perché anch’io ho subito delle ingiustizie e penso che tu e i tuoi figli siate persone con una grande carenza educativa… oggi poi sono una bestia, ho una carica fortissima.
Invece le dico “Signora, uno dei suoi figli ha appena dato della sfigata a quella povera bimba li, Annalisa”.
Intanto la mamma di Annalisa si desta dal suo torpore e ascolta :”ma chi? Annalisa mia figlia?”.
Racconto anche a lei l’accaduto. Oggi non me ne frega niente, vada come vada.

Da oggi niente silenzi che nascondano disagi.

Come Annalisa ci sono milioni di bambini che subiscono vessazioni di altri milioni di bambini maleducati figli di mamme altrettanto maleducate.
Adesso non venite qui a dirmi che ognuno fa come vuole coi suoi figli, che nessuno può giudicare e che bisogna vedere in che contesto crescono e bla bla bla bla… manualetti triti e ritriti da psicologia di secondo livello.
Se la mamma è cafona lo diventa pure il figlio, oppure il figlio è così perché la madre a 45 anni o giù di lì si fa i gran cà… suoi al telefono e consente a figli e figlie di fare delle grandissime ca@@ate.

Comunque, la signora che già dallo sguardo non mi è parsa un genio mi risponde “Annalisa non ce l’ha la lingua per parlare?”. La mamma di Annalisa dice “non fa nulla …” e si allontana senza dar peso all’episodio che invece sua figlia ricorderà per tutta la vita. La mamma del mini serial killer mi guarda e mi dice “se non fa niente per la mamma della bambina perché dovrebbe intromettersi lei ?”.
Mi sale il sangue tutto in testa, il mio collo diventa a chiazze come quando mi inca@@o di brutto.
Non capiresti“. Le rispondo dopo un minuto di silenzio.
Ma nella mia testa c’erano almeno duecento altri tipi di risposta.

Ma son io in realtà che non riesco a capire.
Ora che sono più tranquilla mi domando tante cose.
Anche io uso il telefono, mentre i miei figli giocano in casa, mentre dormono.
Soprattutto quando dormono o non ci sono.
Perché se loro sono con me io non ho bisogno del telefono …
Io sto con loro.
E poi, e questa è una digressione, ma perché dare questi pessimi esempi?
Ma quante donne vedo perse in giornate su fb a giocare alle ragazzine, a spettegolare, a cercare il male dove non c’è pur di affossare qualcuno.
Ma io dico, non avete una vita reale? Non vi sentite vuote?
E poi quelle che si nascondono dietro le opere di bene… quelle che invece di pensare al bene si inventano il male dove non c’è.
Quelle che se una persona è valida la devono per forza colpire e affondare.
Ma che problemi hanno avuto da giovani?
Faccio i miei auguri ad Annalisa nella speranza che un giorno possa guardare dritto negli occhi chi le ha detto “sfigata” mostrando tutta la sua fierezza ed il suo orgoglio.
Insegnate ai vostri figli l’educazione.
Magari non sempre sarà possibile ma almeno proviamoci.

Elisa, mamma, piemontese, politically correct, mi piace scoprire il "vero" di ogni cosa. Ho vissuto in Spagna, lavorato anche all'estero, ma ora faccio la mamma e sono nella "cumpa" delle new mums

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