Godermi i miei figli. Obiettivo raggiunto!

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Quando ho deciso di lasciare il “posto fisso” per un futuro lavorativo incerto l’ho fatto proprio per questo: godermi i miei figli.

Ricordo il senso di apnea con cui, spesso, uscivo di casa prima ancora che loro si svegliassero.
Ricordo le staffette fatte con la Tata, che aspettavo con trepidazione, pronta a scattare appena lei varcava la soglia del portoncino.
Ricordo anche la vescica piena, tutto il giorno, in ufficio, per non perdere nemmeno un secondo, col solo obiettivo di finire tutto il lavoro e poter uscire per tempo.
E ricordo anche le tante volte in cui, uscendo dall’ufficio, mi sono chiesta “Da dove inizio?” Eppure la giornata lavorativa era appena terminata!
Quante cose mi sono persa nei primissimi anni dei miei figli! E quanti sforzi per riuscire a far quadrare tutto.
Dall’ingresso all’asilo, all’uscita, fino alla loro gestione durante i lunghissimi mesi estivi, tutto era un’opera ingegneristica degna di menzione.
Quando avevano il raffreddore pregavo che non peggiorassero, per loro, sì, ma anche perchè mi si straziava il cuore lasciarli malati con la tata.
godermi i miei figli

Il giorno in cui ho conosciuto la data di inizio della prima elementare della mia primogenita, ho deciso che qualcosa doveva cambiare, e al più presto, se non volevo perdermi gli anni più belli dei miei bambini.

Prendere un permesso di martedì mattina sarebbe stato un disastro, già lo sapevo, e, così, con nove mesi di anticipo, ho comunicato che quel martedì di settembre io non ci sarei stata e nemmeno il mercoledì, così come tutti i lunedì, giovedì e venerdì che sarebbero seguiti.
Avevo deciso che era ora di cominciare davvero a godermi i miei figli, cosa che, da allora, ho fatto in ogni singola ora di ogni singolo giorno.
Voi direte: “Beata te, hai potuto farlo”.
Io rispondo che ci sono persone che non possono scegliere e altre che possono farlo, accettando, però, le conseguenze che una scelta del genere comporta.
Io ho potuto farlo, è vero, ma non senza un po’ di impegno e sacrificio.
Ho avuto il coraggio di adeguare i miei tempi a quelli dei miei bimbi, ho avuto il senso pratico di verificare quanto, a fine mese, del mio stipendio, rimaneva realmente nelle mie tasche e mi sono chiesta se avessi potuto arrivare a quella cifra in un modo che mi permettesse di essere una mamma più presente e la risposta che mi sono data è stata affermativa.
Molte mamme potrebbero farlo ma non lo fanno solo per paura. Paura del futuro, paura delle critiche, paura di deludere qualcuno, se non se stesse.
Immaginarsi, fin da piccola, donna in carriera e poi, ritrovarsi a scegliere di sacrificare il lavoro per i figli, richiede una certa capacità di rimettersi in gioco, soprattutto a livello psicologico.
Io l’ho fatto e devo ammettere che questo gioco mi piace!
Ora non ho smesso di correre e non sempre a fine mese le entrate sono come previsto ma godermi i miei figli vale più di ogni cosa.
Non nego che le paure c’erano, ed erano molte, ma i sacrifici sono stati ripagati tutti, a partire da quel primo giorno di scuola elementare, accanto a quella cartella enorme abbracciata ad una bimba minuscola. Pensare che in quel momento, al posto mio, ci sarebbe potuta essere un’altra persona, e che, invece, c’ero io, mi riempiva di orgoglio per la scelta fatta.

mamma
Ora posso godermi i miei figli che per me significa poterli portare a scuola la mattina, potermi occupare di loro se un giorno restano a casa da scuola, non obbligarli a stare in classe otto ore tutti i giorni, consentire loro di fare lo sport che desiderano e avere la possibilità di seguirli e sostenerli al meglio.

Sento di godermi i figli quando lascio che facciano gli equilibristi sul ciglio di un marciapiedi senza rompere, con la mia fretta, il loro equilibrio.

Forse ho dovuto rinunciare a qualcosa per questo, ma credo che ogni famiglia abbia una scala di priorità e, nella mia, trovare gli occhi dei miei figli che cercano i miei durante una recita di fine anno, viene prima di una vacanza in resort, di una ceretta in più o di un vestito firmato.

Vivo in Val di Susa, un posto in cui ancora i vicini si scambiano i biscotti fatti in casa ed i bambini crescono insieme. Due figli, un marito, un diploma di sommelier e una piccola ditta che seleziona e rivende vini di qualità

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