La mia adozione ‘alcontrario’

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«Guardi, signora, lei non è proprio in nessuna statistica».

Capirai, è da quando sono nata che faccio cose da “nessuna statistica”. Poi ci si stupisce che abbia aperto un blog dal nome Unadonnaalcontrario

Questa frase mi fu detta dall’assistente sociale che supervisionava la nostra pratica di adozione. Il motivo? HO SCELTO DI ADOTTARE.

Sì, avete sentito bene. Sono una donna fertile, nessun problema di salute, suppongo neanche mentale (ma forse lo penso solo io), e ho scelto di diventare mamma adottando

E giù di indagini su questa mia “scelta”, perché “non è normale”, perché “il lutto di chi adotta collima con il lutto di chi è adottato”, perché la non scelta del pancione nasconde chissà quale “problematica mentale”.

E poi c’erano le mamme biologiche che non si spiegavano la cosa, che mi dicevano: «Ma guarda che tuo figlio, nato da te, ha il tuo sangue, il tuo DNA»; o la suocera che ancora oggi pensa che io non possa avere figli e che, ogni volta che mi incontra, mi dice: «Sai, tante donne dopo aver adottato, rimangono incinte».

A seguire mio sguardo sconcertato (ma come glielo devo spiegare?!).
Insomma ero “strana”. Tanto per cambiare.

unadonnaalcontrario

Ora dovete sapere che io strana non mi sentivo per niente e che ero sicura che mio/a figlio/a fosse là fuori, da qualche parte nel mondo.

Quando poi C. è entrata nella mia vita, ci sono stati altri mille consigli non richiesti, anche da chi doveva essere competente. «È grande, mandala alle elementari. Semmai più avanti fa il salto», ed io invece l’ho mandata un anno in asilo perché C. non sapeva cosa volesse dire stare seduta 8 ore al banco e il salto lo avrebbe fatto sulla lavagna, o in testa alla maestra, abituata com’era a salire sugli alberi.

Invece così C. ha avuto un anno di tempo per giocare, per capire che cosa volesse dire avere dei compagni e far parte di una classe.

Che poi questa cosa che era grande, a 5 anni e mezzo, non l’ho mai digerita. I bambini adottati, per lo più, perché non voglio generalizzare, hanno un gap affettivo da tenere in considerazione. Non hanno avuto una mamma e un papà che hanno cambiato loro i pannolini, che li hanno presi in braccia quando piangevano, hanno giocato con loro e tenuto per mano quando hanno iniziato a camminare.

C., qualche mese dopo essere entrata nella nostra vita, mi ha chiesto il ciuccio. Qualche mamma mi ha detto: «Ma dai, ormai è grande!». Io invece il ciuccio gliel’ho comprato, lei l’ha usato qualche giorno e poi non l’ha più voluto. Aveva bisogno di fare quell’esperienza, e ha capito da sola che non le serviva più. E io questo lo avevo semplicemente intuito.

Non so se si tratti di istinto materno ma, personalmente, credo che ognuna di noi faccia storia a sé. Ci possiamo confrontare, e questo è utilissimo, ci possiamo sostenere, ma poi dentro di noi c’è qualcosa di forte, incredibilmente forte, che ci dice cosa è giusto o meno per i nostri bambini. Tutte le volte che non ho dato ascolto a quella forza, è stato un disastro. Non irreparabile, fortunatamente, ma una cartina di tornasole utilissima per rendermi conto che dovevo fidarmi di me e di nessun altro per il benessere della mia bambina. Questo lo dico non per condannare il dialogo, anzi, credo fermamente nel valore del confronto, altrimenti non sarei qui a raccontarvi la mia esperienza, ma spesso, soprattutto noi donne, abbiamo qui e là dei cali di autostima notevoli, pensiamo che il marito o la mamma (la nostra intendo) o chi dovrebbe essere “competente” per il mestiere che fa, ne sappiano sempre più di noi.

Qualche volta è così, SPESSO NO.

Oggi C. è una bimba serena, lontana dalla bambina piena di rabbia con lo sguardo da adulta che aveva qualche anno fa. Personalmente mi ricordo di averla adottata solo quando qualche bimbo le chiede “come mai abbiamo un colore della pelle diverso”. Io spesso me ne dimentico.

Nessuna al mondo potrebbe essere mia figlia più di lei, per le cose che conosce di me (e intendo quelle profonde, quelle che non ho mai detto a nessuno: ma come cavolo fa a saperle???); perché ci leggiamo nel pensiero, anzi nello sguardo; perché siamo protettive l’una con l’altra; perché io non mi sento mamma, io mi sento la sua mamma.

GRAZIE DI CUORE a lenuovemamme.it per avermi ospitata nel loro splendido luogo di condivisione.

Unadonnaalcontrario

Non amo definirmi troppo (mamma, moglie, blogger, stylist, costumista: troppa roba ;-) Preferisco dire che mi sento un essere umano in continuo cambiamento. Unadonnaalcontrario è quello che mi sono sentita per tutta la vita.

Discussion15 commenti

  1. Che storia affascinante: bella, bella bella. Persone particolarmente speciali, raramente vengono apprezzate dalla moltitudine. Grazie per il racconto!

  2. Una storia straordinaria, proprio come Te! Emozionante leggere la tua, la vostra “storia”. L’unicità nell’essere e nei rapporti è davvero il vero valore che ci contraddistingue 🙂 Ti abbraccio forte darling!

    • Unadonnaalcontrario

      Grazie, myserendipity. Io credo moltissimo nell’unicità/diversità degli esseri umani. Un abbraccio anche a te

      • Ti capisco a pieno, nel corso pre-adottivo ho dovuto “lottare” per convincerli che la mia era una scelta, un desiderio o come lo si voglia chiamare o definire.
        Che pensavo all’adozione da quando io e mio marito eravamo fidanzati, che la nostra sarebbe stata una famiglia bella e piena con prima un figlio non biologico e poi quelli biologici. Ma una psicologa mi disse: non puoi andare al mare ed in montagna …ed io le risposi che adoro sia il mare che la montagna e che ogni anno vado in entrambi i posti”.
        Quante volte ho litigato…
        Ma litigherei altre 100 1000 volte se il risultato avesse sempre gli stessi occhi che ha la mia piccolina 🙂

        • Li ho sentiti a lungo anche io quei discorsi e, al momento, mi avevano deluso ma, come dici tu, sono felice di aver insistito verso la strada che avevamo scelto e che ci ha portato a C.
          Grazie per aver condiviso la tua esperienza 🙂

  3. Quando è arrivata mia figlia, mia sorella mi ha detto: eravate destinate, le vostre anime lo erano…
    Oggi è un anno esatto che ci siamo conosciute…
    Anche se piccola, ti assicuro che non è stato facile… Ci siamo annusate, studiate, ci siamo scontrate…
    Ad un anno giusto di distanza ti dico, che mia figlia non poteva che essere lei…
    La riconosco nella sua risata grassa, nello sfidarmi di continuo e nell’affrontare la vita a muso duro…

  4. Storia bellissima: l unica cosa che mi incuriosisce è come avrai mai fatto a convincere tuo marito ad adottare, se potevate anche avere figli biologico, perché, di solito l uomo non vede al di là del proprio naso!!

    • In effetti all’inizio lui voleva figli biologici, ma poi ha sposato in pieno il mio desiderio e adesso C. è il suo amore più grande. Ha sempre gli occhi a cuore quando la guarda 😉

      • OOHHH Mio marito ha gli occhi a “cuorissimo”. . ed era una contrario al’ adozione da giovane!!!!
        io ho sempre desiderato adottare e adottare un bambino grande .. certo con una figlia che aveva 11 anni quando l’ abbiamo conosciuta, sono stata accontentata 🙂

  5. cristiana santoro

    Anche io mi sento quella mamma di cui racconti…………………….e lo sono diventata opponendomi a tutti i pregiudizi e i “i consigli buoni” delle persone.

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