La scuola non è una gara a tempo, per nessuno

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Stamattina ho letto il post di una collega lontana e mi viene dal cuore chiedere la beatificazione di insegnanti che, in seconda primaria, hanno quasi finito il programma di terza. A breve la data.
Battute a parte, non ce la possiamo fare.
Non posso parlare con colleghe che non conosco, ma vorrei parlare ai genitori di un aspetto importante della nostra scuola, delle nostre classi, dei nostri bambini… tutti i nostri bambini.
Ora, già le Indicazioni Nazionali partono nella premessa con il paragrafo “CULTURA DELLA PERSONA” e non con Cultura del programma. La dice piuttosto lunga, non credete? Forse è l’unico documento italiano che ci parla mettendo al centro la persona. Insisto. E’ una ricchezza che va pretesa e non rimpianta.

Il programma, come dice uno dei miei mentori matematici senza i quali potrei fare ancora danni, non esiste più. La scuola non è una gara a tempo né per gli insegnanti, né per i bambini.

Genitori di tutta Italia unitevi: l’importante non è macinare concetti come in una catena di montaggio, l’importante è che quei concetti restino nella mente, e non esagero se dico nel cuore, dei vostri (nostri per 5 anni) bambini.
E i concetti devono entrare non come un’azione a gamba tesa in una partita di calcio, ma con la scoperta, con la frequentazione, con l’uso motivato. imparare a scuola
Avrei voluto farvi ascoltare la professoressa Daniela Lucangeli, ordinario della facoltà di Psicologia della sviluppo di Padova, quando ha detto che  il concetto fa tre “viaggi”: uno da fuori a dentro (quando il bambino li apprende dall’esterno); uno da dentro a dentro (quando il bambino prova a farci i conti nella sua testa entrando e uscendo dalla sua confusione); uno quando il bambino riesce a spiegarlo a se stesso e forse anche agli altri.
Quest’ultima è la prova che è stato appreso in modo definitivo.
Queste parole mi si sono stampate nella mente per sempre.
E un insegnante che crede in queste parole non può far finta che tutto ciò avvenga nel giro di 3 , 4, 8 ore perché gli fa comodo.

Sì, esistono dei tempi in cui si devono raggiungere gli obiettivi minimi…ma perché bruciare tutto per arrivare prima. Prima dove poi?

E un’altra cosa: i bambini sono tutti diversi, meravigliosamente diversi.
Può mai essere possibile che si creino in testa gli stessi concetti, per tutti i bambini, nello stesso istante?
Può essere che per comprendere un concetto basti per tutti ascoltarlo un paio di volte e fare 3 esercizi al giorno?
No. Ci vuole più tempo e meno banalità.
Il tempo dell’assorbimento completo, il tempo di esperienze significative da richiamare, la serenità a scuola e a casa.
Il confronto mette ansia. Troppa ansia per i nostri bimbi.
La diversità delle idee, del carattere, dei piccoli talenti deve bruciare il confronto per seminare il mutuo aiuto. Il problema di mostrare le debolezze e farsi aiutare è esclusivamente nostro e lo passiamo ai nostri bambini con sguardi, mezze parole, gesti. Loro, se l’aiuto è l’abitudine, non si fanno i nostri problemi.
Loro, ad aiutare un compagno, non  ci mettono molto: si alzano, vanno e non chiedono né caramelle né figurine in cambio.
Una bimba una settimana fa ha letteralmente spiegato le prime divisioni a tre suoi compagni che non avevano compreso il giro da fare: io sono rimasta a bocca aperta per la semplicità che lei stessa ha trovato per farlo.
Quando i vostri bambini fanno i compiti insieme ad un compagno, guardateli: io scommetto che se non intervenite, loro una mano se la danno volentieri.
Solo a posteriori se notate una copiatura totale del lavoro del vostro bambino o dell’altro, allora potete intervenire.
Ma certo, ci vuole discrezione, serenità e apertura anche tra genitori di compagni di scuola.
Ma pensiamo a loro: se pure a casa devono vivere la sensazione di verifica di fronte ai vostri occhi, come vivono la loro conoscenza?
Lasciate che si vivano un bel “non ho capito” senza tragedie, spingendoli nel chiedere, nell’insistere, nel non mollare.
Mamme, pensiamo a quanto stiamo male quando non riusciamo ad arrivare dappertutto e quando di 4 cose, solo una ci viene come si deve… in quel momento vorremmo ricevere un “Perché non ci sei riuscita? La prossima volta voglio proprio vedere” oppure un “Non preoccuparti, la prossima volta andrà meglio e se hai bisogno chiedi aiuto” ? Eh?
Se già voi genitori adottate (o mantenete) questo atteggiamento, potete partecipare forse con più serenità alla suddetta beatificazione…

@Riproduzione Riservata

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

Discussion4 commenti

  1. Capisco e condivido tutto quanto, anche se mi ci e’ voluto un po’ per capire il funzionamento di questa “nuova scuola”, diversa da quella che ho frequentato io ormai tanti anni fa. Mi spiego meglio. Mia figlia frequenta la terza elementare e sul libro di matematica sono presenti argomenti che quest’anno la maestra non e’ riuscita ad affrontare: concetti quali “misure di lunghezza” appena accennati. Di conseguenza il Perimetro e’ stato affrontato ancora superficialmente. Se ne riparlera’ in quarta. Concetto di Area nemmeno toccato. Le misure di capacita’ e di peso nemmeno menzionate. Io mi ero particolarmente stupita, all’inizio, e quasi preoccupata, quando nel mese di aprile mi stavo chiedendo come avrebbe fatto la maestra a terminare il famigerato “programma ministeriale”, e come avrebbe fatto a spiegare concetti quali “le misure” con tanto di equivalenze da litri a decilitri, da chili a grammi e da metri a centimetri…ecc. tanto per fare un esempio. Mi sembrava impossibile vedere terminato il contenuto dell’intero libro. Risultato? Questi argomenti, equivalenze comprese non sono stati insegnati e la maestra un giorno, durante una riunione generale, ha spiegato che lei non e’ tenuta ad affrontare tutto cio’ che e’ presente sul libro e, se volesse, potrebbe non farlo nemmeno aprire… il “libro di classe”… perche’ lei utilizza spesso anche altri testi per insegnare. L’importante e’ che cio’ che viene trattato venga totalmente acquisito dall’intera classe. Ok, ora, dopo quella spiegazione sono piu’ tranquilla.
    Ma allora, io mi chiedo, perche’ fare comprare (se pur gratuitamente alle elementary) dei libri se intanto il loro contenuto e’ puramente indicativo e l’insegnante non e’ tenuta a spiegare tutto cio’ che e’ presente al suo interno?
    A questo punto non sarebbe forse meglio far “creare” un libro personalizzato, da ogni classe, in base a quello che l’insegnante riesce a far comprendere durante l’anno scolastico, un insieme di schede plastificate con dei fori da inserire in una copertina ad analli, una raccolta di argomenti ma solo quelli che vengono affrontati e studiati?
    Non ha piu’ senso, ormai, avere un libro di testo, se intanto la maestra, giustamente, decide cosa insegnare di quel libro in base alle capacita’ mentali e alla personale lentezza/velocita’ di apprendimento di ogni singolo bambino, proprio perche’ non tutti i bambini sono uguali e non tutti vanno alla stessa velocita’.
    Ci sono classi che arrivano alla fine della quinta elementare che gia’ hanno affrontato l’analisi logica quando ai miei tempi era un argomento da scuole medie. Chi invece inizia ad affrontare l’analisi grammaticale in quinta… libera scelta della maestra in base ai “suoi bambini”, alla “sua classe” che non e’ uguale a quella di un’altra scuola o di un’altra sezione. Quindi… in classe di mia figlia le equivalenze si affronteranno in quarta, anche se sul libro sarebbe stato, in teoria, un argomento da insegnare in terza. Viva la liberta’! Ma allora, ripeto, evitiamo di far comprare “libri ministeriali” e che ogni classe si costruisca il suo libro personale! Avrebbe piu’ senso e sarebbe pure piu’ divertente, non credete?

  2. Mi crede se le dico che ha fatto un’analisi perfetta della situazione? L’editoria scolastica è purtroppo inadeguata. È anche vero che esistono progetti di scuole che non adottano i libri di testo. Ma ci deve essere un accordo pressoché totale del corpo docente. Raro, ma possibile. I soldi per i libri in quel caso possono essere investiti in altro materiale scolastico. Il problema è più complesso se io, singola insegnante, non volessi utilizzare il libro: il mio libro (a meno che non insegni italiano, lega 5 insegnamenti matematica, scienze, tecnologia,storia e geografia. Quindi non potrei decidere in autonomia. Ovviamente poi è tutto calcolato: a fine quinta si sceglie il libro per le.future prime, seconde e terze. A fine terza si sceglie per quarta e quinta. La situazione è piuttosto legata. Comunque, per quanto riguarda l’italiano e la matematica un riferimento per gli esercizi soprattutto per insegnanti alle prime armi è essenziale. Comunque la scuola è cambiata. Forse pian piano gli insegnanti stanno riprendendo coscienza della loro professionalità. E non seguire un libro in tutto e per tutto, secondo me, ne è la prova, a patto che i bambini siano pronti in ciò che hanno appreso e a patto che esista in classe una modalità inclusiva che giustifica tempi distesi e funzionali all’apprendimento di tutti.
    Grazie di aver letto. Bello sentire genitori così attenti e consapevoli.
    Ylenia

  3. Grazie Sig.ra Maestra Ylenia. Seguo molto mia figlia e sono molto interessata da sempre al mondo scuola. Mi emoziono ogni volta che sfoglio i libri scolastici e, appena arrivano in cartoleria, li vado subito a ritirare, ancora in piena estate. Me li guardo bene uno a uno per tuffarmi il quel bellissimo, anche se ormai lontano, periodo scolastico della mia gioventu’. Ogni anno mi piace sapere in anticipo cosa dovra’ affrontare mia figlia a scuola a partire dal prossimo settembre. Spesso cerco, in modo leggero e giocoso, di anticiparle qualcosa tipo… quest’estate mi piacerebbe comprarle un libro che parli degli egizi o dei greci, magari la classica storia del viaggio di Ulisse, per prepararla a storie che dovra’ studiare durante la quarta elementare. Un po’ per tutte le materie mi faccio l’idea degli argomenti nuovi che dovra’ affrontare e cerco di trovare il modo di aprire la mente a mia figlia, attraverso viaggi, giochi e avventure o semplici discorsi, non per toglierle la sorpresa, ne’ per “anticipare” il lavoro che dovra’ fare la maestro, ma solo per incuriosire mia figlia e invogliarla alla “conoscenza”. Ci tengo molto alla sua cultura e, in qualche modo, vorrei aiutarla a superare anche alcuni suoi problemi, soprattutto nella logica-matematica… materia a lei ancora un po’ ostica, purtroppo. Quindi, vai di giochini logici estivi per stimolare il suo ragionamento… insomma, faccio il possibie e ce la metto tutta, malgrado lavori a tempo pieno. Se ci ripenso… mi chiedo come mai io non abbia mai provato a diventare insegnante ma poi forse alla fine… e’ meglio così 🙂
    Continui a scrivere sulla scuola. Mi interessano molto i suoi approfondimenti.

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