Lettera a una casa editrice.

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Signor Direttore di una casa editrice,
come ben saprà, la parola d’ordine della scuola è diventata “aggiornamento”.

Tutte le scuole ora prevedono corsi specifici sulla didattica, sulle tecnologie, sulla conoscenza del mondo di questi strani esseri pensanti chiamati studenti..

Sì, ma questo Lei lo sa, perché spesso proprio le case editrici promuovono corsi.
L’unica mossa fortunata di questa riforma: anche a non volerlo, qualcosa impari. Soldi spesi bene, credo.

Poi esiste l’autoaggiornamento, quello che gira insieme alla voglia di capire il tuo esclusivo percorso: libri su libri, pdf su pdf, confronti su confronti nei gruppi a tema dei social.
I corsi, quelli che ti spiegano esattamente cosa vuoi sapere, te li vai a cercare anche da sola.

Cerco, ormai da anni, le tesi dei ragazzi che escono da Scienze della Formazione e me le leggo perché sono il simbolo dell’entusiasmo nell’insegnamento, con dentro le statistiche di successi nell’apprendimento se …
Mi leggo articoli universitari in cui si insiste in buone pratiche che limitano l’insuccesso scolastico se …
Per farla breve Le chiedo:  come mai queste tesi che spesso hanno del miracoloso, nel senso che avviano in modo splendido il miracolo della conoscenza, nei nostri libri di testo non ci sono?
O, se ci sono, non vengono mai realizzate fino in fondo? Dov’è l’intoppo?

Ci sono diverse cose che non riesco a mandar giù e la prima è molto generale: il libro digitale e interattivo non è solo per i bambini con disturbi dell’attenzione, ma per tutti.

Trova necessario mettere timbri rossi a luce intermittente per attirare l’attenzione degli insegnanti?

Per DSA scritto su un fascicolo a parte lo trovo triste.
Se proponete una didattica diversa, aperta, inclusiva, allora siete già a posto.

Anzi, aiutate gli insegnanti a capire che proporre metodologie inclusive non è la cura del DSA, ma apre un mondo a una classe intera. E’ un’ottica “leggermente” diversa, forse più educativa e istruttiva … che economica.
Gli insegnanti apprezzerebbero, credo.

Ma la matematica no. Quella no. Quella proprio non viene bene.

Ecco, la storia che il libro alla primaria è gratis e allora si prende, ché tanto a qualcosa serve … a me sta iniziando ad andare stretta. Prima di tutto, gratis non è affatto.
Qualcuno che lo paga c’è e per questo deve essere all’altezza delle richieste e soprattutto al passo con i famosi e preziosi corsi di aggiornamento che frequentiamo.

Se il concetto è “noi mettiamo di tutto un po’, impastando metodi tradizionali e innovazione” non esce una bella cosa.

Ci vuole coraggio a modificare la propria didattica. Ci vorrebbe anche uno strumento maturo.
Non so se è chiaro: i nostri corsi di formazione sulla didattica della matematica ci dicono che quelle cose proposte nei libri da 30 anni non vanno bene. Ma noi le ritroviamo bellamente lì.
Poi ci sono situazioni limite come questa: esiste una guida fantastica per l’insegnante, un meraviglioso approccio alla matematica del fare, in cui nella splendida premessa si parla del problem solving. Io ce l’ho.
Ah che meraviglia sentire quelle parole e leggerle in una guida per insegnanti.
Contro i problemi non-problemi, cioè quelli che non ti fanno ragionare, ma sono solo esercizi figurati di calcolo, contro la ripetitività che non serve a nulla se il bambino non ha compreso … contro le PAROLE CHIAVE nei problemi.
Sembra una crociata contro questi riferimenti che non sono più all’altezza, cosa che Bruno D’Amore ci consiglia dai lontani anni ’70 (per la serie alla decima capisco al volo).

Ora, Direttore, se lei pubblica una guida del genere vuol dire che ha deciso quale strada vuole prendere e io la scelgo perché è avanti. Ma quando poi mi capita il suo libro delle prove Invalsi  (che forse, l’unica cosa che ci hanno imposto con forza da anni, è che i bambini riflettano sull’intero testo problematico e non su singole parole che di chiave non hanno nulla ) e, sopra all’esercitazione sui problemi, mi mette il titolone Cerca le PAROLE CHIAVE, perdoni ma non capisco. Non capisco, non capisco.

La coerenza, nella scuola e verso la scuola, prima di tutto.
Non so se chiedo troppo.

Distinti saluti

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Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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