Alla ricerca di una ‘nuova’ casa…

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La separazione mi ha portato un regalo: una nuova casa dove abitare.

Perché nuova? Semplice, perchè rientro in quella piccola percentuale di donne che durante la separazione rinuncia all’abitazione coniugale, nonostante le siano affidati i figli. Siamo un gruppo ristretto di elette a cui la vita ha voluto regalare un sogno: passare le giornate all’Ikea e montare mobili alle undici di sera, imparando in tempo zero la differenza tra il cacciavite a croce e quello a stella.

Perché rinunciare alla comodità di casa?
Perché cambiare le abitudini dei figli?
Perché sognare quella bellissima cucina che mai tornerà nella mia vita?

Quella del mio ex marito non era solo una casa “di famiglia” ma era ubicata in una via dove tutti portano lo stesso cognome e in un contesto lavorativo familiare (e non a me sicuramente).

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Abbiate pure il coraggio di farmi quella domanda che mi sono posta anch’io, in un anacronismo terribile.
Perché abitare a dieci metri dalla suocera? In quel momento e in quella situazione sembrava la decisione più naturale e quella casa lho tanto amata quanto odiata, in momenti diametralmente opposti della mia vita. Però allora credevo che certe cose non mi sarebbero mai capitate, sbagliando di grosso i miei calcoli poco matematici.

Così mi sono ritrovata da homeless nella giungla del mercato immobiliare.

Avete mai provato a farvi affittare un appartamento in una situazione come la mia? Cercavo casa con un lavoro indipendente (quindi senza busta paga fissa), due figli a carico (minorenni), proprietaria di un labrador (che non mi sarei mai portata nella casa nuova) e senza garanti a disposizione (genitori compresi).

Non avevo nulla da dichiarare.
Lo giuro agente.
Possedevo solo un cane.
E un conto corrente aziendale che faticava a sopravvivere alle richieste del commercialista.

Le agenzie immobiliari mi schifavano, i privati erano terrorizzati. Senza un nuovo tetto non potevo procedere con la separazione, iniziare il trasloco e dovevo continuare una convivenza che diventava dolorosa ogni giorno di più.
La casa popolare era una opzione, che ovviamente non riscontrava la simpatia del mio ex coniuge imprenditore. Oppure rimaneva il buon cuore di un Uomo, un vero galantuomo che tenendo le dita incrociate e con un pizzico di follia mi ha affittato questo regno al quinto piano con ascensore e ora riceve come promesso l’affitto. Regolarmente.

Un grande Uomo che ha avuto fiducia in me e mi ha aiutato ad averne nelle mie possibilità.

E’ seguito il trasloco che non è stato proprio una passeggiata. Amici pochi, soldi ancora meno e appartamento completamente vuoto, a parte un bagno ristrutturato (e mi sembrava una bella differenza con una netta prevalenza di inquilini femminili!).

Dalla casa del mio ex marito ho portato solo poche cose e la maggior parte sono state opportunamente restituite al mittente. Il resto della mobilia molto vintage and second hand, ritirato e montato in modo molto avventuroso, oppure proveniente dall’angolo occasioni Ikea.

Traslocando ovviamente durante un luglio dei più afosi negli ultimi anni, con tanta tenacia e tanta forza, fisica e morale. Il mio regno è essenziale senza nessuna pretesa modaiola, ma proprio nel concetto più primordiale. Luminoso con due vetrate magnifiche da cui si vede il parco sotto casa. Vicino proprio perché in cinque minuti a piedi possiamo arrivare in centro. Mio perché per la prima volta ho un contratto di affitto intestato a me, con tutti i doveri e le paure ma anche con tanta soddisfazione.

Ora posso decidere a chi dare le chiavi di casa, che divano comprare e sceglierlo secondo i miei personalissimi gusti, posso anche girare nuda senza che nessuno abbia da ridire.
Anzi, al massimo posso far sorridere i vicini.

I nostri pochi mobili li abbiamo già spostati mille volte, perché vogliamo essere creativi e vitali.

E innamorati, sempre, dei progetti e dei nostri sogni. Camere trasformate in cabine armadio, soggiorni in stanze gioco, per poi ritrasformarsi nel progetto primordiale.

Un po disorientati anche noi, cerchiamo il nord in questa nuova vita.
Senza le nostre certezze ne creiamo di nuove e, spesso, non sappiamo nemmeno a cosa aggrapparci.

Per il momento ci teniamo stretta la mano e ci sentiamo più sicuri.
Il primo che inciampa trova comunque sostegno nell’altro e rifugio in questo piccolo nido.
Quando saremo più sicuri spiccheremo il volo anche noi.

Sara Uliana

La mia vita perfettamente pianificata è scoppiata come una bolla di sapone. Ora ricomincio da me: Sara, una donna separata, mamma single dei due bambini più belli del mondo e commessa part time per semplice necessità economica

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