Merendine e obesità: qual è il legame?

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Merendine e obesità non necessariamente vanno a braccetto.

Lo sostiene uno studio presentato da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) secondo il quale quello della merendina che fa ingrassare non è altro che un falso mito da sfatare.

A sostegno di questa tesi, che cozza contro una convinzione diffusa tra i consumatori, Aidepi porta uno studio intitolato “Abitudini alimentari, stili di vita e consumi di merendine”.

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Rapporto consumo di merendine e obesità infantile in Italia: lo studio presentato a Roma da Aidepi

Dalla ricerca presentata oggi a Roma emergono alcuni dati che colpiscono. In particolare relativamente al rapporto tra consumo di merendine pro capite all’anno e il tasso di sovrappeso e obesità infantile.

Le regioni italiane con più alto consumo di merendine (Nord Italia) sono quelle dove si trovano meno bambini con problemi di peso. Mentre nel Sud e nelle Isole, dove il consumo di merendine è -20% rispetto alla media nazionale e -27% rispetto al Nord, si concentrano i più alti livelli di sovrappeso/obesità infantile. Parliamo del 37,8%: una percentuale impressionante di per sé. Significa infatti che oltre un bimbo su tre è troppo grasso – contro il 24,7% del regioni settentrionali.

Ma allora, le merendine fanno dimagrire?

«Non vogliamo costruire questo sillogismo», dice a Le Nuove Mamme Mario Piccialuti, Direttore di Aidepi. «Vogliamo però togliere lo stigma su una categoria di prodotti – le merendine industriali – che negli ultimi decenni è stata ingiustamente demonizzata».

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Obesità e stile di vita

«Le cause dell’obesità sono complesse – spiega la nutrizionista Valeria Del Balzo – e non è corretto stilare una lista di alimenti cattivi in assoluto». La dottoressa Del Balzo aggiunge che obesità e sovrappeso sono frutto di uno stile di vita non corretto, di cui l’alimentazione rappresenta solo un aspetto. Ce ne sono altri da tenere in considerazione, tra cui quello – fondamentale – del livello di sedentarietà.

I bambini del Nord Italia saranno anche quelli che mangiano più merendine: ma sono pure quelli che fanno più sport (il 70%), che trascorrono meno tempo davanti agli schermi di videogame e tv e che consumano maggiore quantità di frutta e verdura (l’80% ne mangia ogni giorno).

Mentre al Sud meno del 70% del campione mangia frutta e verdura quotidianamente, fa sport solo il 41,7% e il oltre il 46% passa davanti a pc e tv più di 2 ore al giorno.

«Una merendina – spiega ancora Del Balzo – ha in media tra le 100 e le 200 calorie: un apporto contenuto e adeguato rispetto al tipo di pasto (la merenda). Importante sottolineare poi che si tratta di monoporzioni già pronte».

Occhio alle quantità

Anche Piccialuti insiste sul “fattore monoporzione”. «Negli ultimi anni, la dimensione delle merendine industriali è stata notevolmente ridotta. Un tempo, la merendina pesava in media oltre 40 grammi: oggi circa 22. Provate invece a tagliare una fetta da 22 grammi di torta fatta in casa…».

«Durante Expo – aggiunge poi il direttore Aidepi – ci siamo impegnati con il Ministero della Salute a cambiare la ricetta di alcune merendine, eliminando o riducendo ingredienti considerati meno sani. Mentre già da tempo lavoriamo con il Moige (il movimento dei genitori) per evitare la promozione e vendita delle merendine prodotte dai nostri associati nelle macchinette situate nelle scuole. Lo facciamo perché vogliamo puntare a un consumo consapevole: ma nel contesto scolastico non c’è una figura predisposta a controllare quante merendine un bambino di 8-9 anni potrebbe acquistare dalle macchinette. Quindi abbiamo deciso volontariamente di evitare di proporre i nostri prodotti».

Insomma: come sempre in campo alimentare, il danno non lo fa il consumo moderato di una singola categoria di alimenti, quanto l’abuso. Una merendina a metà mattina non rende nessuno obeso. Ma il discorso cambia se abitualmente se ne mangia un pacco intero, e poi magari si passa il pomeriggio sul divano.

«Come ha detto il padre della dieta mediterranea, Ancel Keys – cita Piccialuti – basta un giorno per affermare un luogo comune nel campo dell’alimentazione, ma occorrono diversi decenni per sfatarlo».

Virginia Di Marco

Giornalista e comunicatrice. Blogger neofita. Un paio di libri all’attivo. Dipendente da tè verde e dalle serie tv di Sky Atlantic. Sposata, quasi mamma (il conto alla rovescia è iniziato). Sono il Sagittario più Capricorno che esista. Appassionata di nutrizione, pilates, musica Anni Cinquanta e viaggi - più lontani sono e meglio è.

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