E se il ‘nomignolo’ non piace ai vostri figli?

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Vi siete mai chieste quanto il nomignolo che utilizziamo per chiamare i nostri bambini possano avere una ricaduta emotiva sul loro benessere? Potrebbe sembrare una riflessione banale, o forse è esagerato pensare che un nome possa avere così tanta importanza. Eppure ce l’ha.
Tempo fa una mamma era alle prese con il suo bambino, il quale aveva atteggiamenti aggressivi, sfidanti, provocatori sia nei suoi confronti, che in quelli delle persone che si occupavano di lui.
Questa mamma sembrava non avere più risorse, energie, idee, su come affrontare la situazione, come gestirla, cosa fare. Il suo bambino le rispondeva male, la stuzzicava, non rispettava le regole, arrivava a volte a picchiarla per rimarcare la sua posizione autoritaria nei suoi confronti.

bambino arrabbiato

Inutile dire che la mamma aveva provato ad ascoltarlo, a capire il perché dei suoi comportamenti, a mettergli delle regole ancora più severe e tanto altro ancora. Ma niente aveva effetto.

Si sa, i bambini apprendono da ciò che vedono, come delle spugne e ripropongono all’altro ciò che è frutto della loro esperienza. Questo era quello che stava succedendo in questa coppia.

Si era consolidato un circolo vizioso, per il quale la mamma utilizzava degli epiteti disprezzanti, quando era arrabbiata con il suo bambino. Dal canto suo, il bambino aveva interiorizzato questo stile di relazione umiliante e lo riproponeva a sua volta alla figura materna, a modo suo

La mamma non aveva mai utilizzato la forza fisica, per intenderci, non aveva mai sculacciato o minacciato violenza verso il suo bambino. Aveva “semplicemente” utilizzato delle parole, dei nomi, rivolti verso la sua persona.

Metto le virgolette perché queste forme verbali possono avere gli stessi effetti di una forma fisica di educazione, basata sulla sculacciata o quant’altro.

Spesso si sottovalutano le conseguenze, si crede che una parola ferisca meno di un gesto aggressivo.

L’unica differenza che c’è è rispetto alla visibilità, ovvero le parole feriscono i sentimenti, fanno male dentro, mentre i gesti fanno male fuori, feriscono il corpo.

Credo sia importante riflettere quindi sull’uso che si fa degli epiteti utilizzati per chiamare i propri bambini.
Si può anche chiedere al proprio figlio se il nome utilizzato per chiamarlo gli piace oppure no, si può concordare questo nome in modo che risulti rispettoso per la sua persona, in modo che si identifichi con il significato che la parola richiama, senza sentirla dissonante verso la sua persona.

Mi sono laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in Psicologia dello Sviluppo e della Comunicazione. Ho frequentato diversi corsi di specializzazione relativi alla clinica della fascia evolutiva ed adulta. Sono Terapeuta EMDR e Psicoterapeuta specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie. Lavoro privatamente e mi piace scrivere di temi legati alla psicologia. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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