10 espressioni romanesche

Ultima modifica 30 Ottobre 2017

Il romanesco è una lingua abbastanza comprensibile a tutti, non è un “idioma” criptico e oscuro, tutto si riesce a comprendere facilmente, sia che l’ascoltatore provenga dalla Valle D’Aosta e sia che arrivi dalla Sicilia, non c’è quasi mai bisogno del traduttore simultaneo.

Anche perchè, oltre alla poca difficoltà semantica, il romano verace accompagna la lingua parlata con il linguaggio del corpo in maniera ancor più efficace ed eloquente, quindi, quel che non si capisce dalle parole, si capisce benissimo dai gesti.

Ma ci sono delle espressioni, delle forme contratte, delle locuzioni che, forse hanno bisogno di un minimo di spiegazione, anche solo per capire di cosa si sta parlando.

Ah, tra l’altro, considerate sempre che il romano vero è dotato di una dose di ironia imbarazzante, se si è tipi permalosi o suscettibili, facilmente si potrebbe rimanere male di alcune affermazioni, ci si può offendere, ma il tutto va preso sempre con le “pinze” e con lo spirito giusto, perchè di base, il romano, è di cuore grande… anche se non lo da molto a vedere.

Quindi riassumiamo le 10 espressioni romanesche più usate/divertenti…

  1. Ma de che, aò?! : E’ un modo per manifestare che non si è perfettamente in accordo con l’interlocutore, letteralmente significa: “Ma che cosa (dici)?!”
  2. Ce lo sai? – Ce lo so!:  Sei a conoscenza di questa cosa? Sì, ne sono a conoscenza molto bene!
  3. Avoja: un sacco, tantissimo, certo che sì, assolutamente sì.
  4. Stai a rosicà? Rosicone: Stai forse provando invidia per qualcosa/qualcuno? Sei solo un invidioso!
  5. Adavede: letteralmente significa: “devi vedere”, in realtà quel che si vuole dire è un modo rafforzato per avvalorare quanto è stato detto precedentemente, un qualcosa per sottolineare che quanto è stato detto è sicuramente vero: “Devi vedere quanto è vero/giusto/sicuro”
  6. Anvedi: espressione che indica molta meraviglia alla vista di qualcosa/qualcuno di eccezionalmente sorprendente
  7. Daje: esortazione, modo per spronare a non mollare, a continuare, ad avere forza e coraggio, significa: “Dai, forza, su!”
  8. Nun t’aregge: letteralmente significa che “il cuore non ti regge lo sforzo”, in realtà si vuole dire che la persona non ha il coraggio o la forza (fisica/psicologica) per compiere una determinata azione
  9. Aridaje: se “Daje” è un’esortazione in senso positivo del termine, qui invece si sottolinea la ripetizione, anche parecchio fastidiosa ed evitabile, di una qualche azione/discorso/situazione che invece non è molto gradita
  10. Aridanghete: anche qui abbiamo un qualcosa che si ripete (e lo si capisce dal prefisso “ari” come al punto 9). Letteralmente significa: ancora, di nuovo, un’altra volta.

E ce ne sono ancora tante e tante altre di espressioni romanesche che qui non abbiamo esposto…

Se avete qualche curiosità, se volete conoscere il significato/nostra interpretazione di altre colorite locuzioni romanesche… chiedete pure e ci divertiremo insieme!

Micaela

4 COMMENTS

  1. “Adavede” come esclamazione esprime invece scetticismo e incredulità.
    Ex:
    – Domani ti restituisco i soldi che mi hai prestato.
    – Sì, adavede.

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