8 marzo, Festa della donna

Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

Ancora oggi, 8 marzo 2014, è indispensabile festeggiare la donna? Ricordare a tutti che è un essere, che dovrebbe godere degli stessi diritti e degli stessi doveri, che il genere maschile si è sempre attribuito?

Forse, è necessario ricordarlo, ma a che serve la distribuzione di mimose, uscire in gruppo per una più o meno simpatica cena o, imitando una pessima abitudine maschile, divertirsi strillando e agitandosi davanti ad uno spogliarello?

Siamo proprio sicure che tutto questo ci aiuti a conquistare il nostro posto? Ad acquisire diritti, semplicemente imitando o facendo nostri i sempre deprecati comportamenti maschili?

Noi non siamo uomini, siamo donne con le rivendicazione di parità di diritti e doveri, anzi, prima dobbiamo rivendicare la nostra diversità, dobbiamo essere orgogliose delle nostre peculiarità, sottolineando la stupidità di quella sottocultura maschilista che pretende, ancora oggi, la donna inferiore.

Ma non tragga in inganno la parola sottocultura che non alligna, purtroppo, solo tra gli illetterati, ma trova spazio anche tra coloro che si dicono colti ed evoluti.

Un esempio per tutti? Tralasciando la violenza, le prevaricazioni, le persecuzioni, che sovente sfociano nel femminicidio, la storia che segue è emblematica di una mentalità distorta.

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Nell’Università di Catania, uno dei professori più stimati per il suo sapere aveva l’abitudine di insidiare le studentesse, proponendo “cinque minuti di fidanzamento”, assicurando il superamento di un esame con ottimi voti, il sostegno particolare per la discussione della tesi, un appoggio sostanziale per un migliore voto di laurea. In caso contrario, assicurava un percorso ad ostacoli, ripetizione di esami all’infinito, o quasi, voti comunque non superiori al minimo.

La cosa era risaputa, ma le malcapitate non osavano denunciarlo, vista la sua statura accademica, il prestigio da lui goduto, il sostegno, quasi la connivenza del restante corpo docente.

Finalmente, una di queste studentesse ha preso il coraggio a due mani e, con l’aiuto delle Iene, ha filmato incontri, pressioni e inchiodato l’individuo alle sue responsabilità.

Credete che, vista l’evidenza, il grand’uomo sia stato debitamente e velocemente sanzionato? Neanche per idea.

Il processo ha avuto un lunghissimo percorso, tra udienze rimandate e dilazioni varie, tanto che quel pessimo individuo ha raggiunto, e superato, i 70 anni.

È stato condannato a 2 anni e ½ di carcere che, attesa l’età, passerà tranquillamente ai domiciliari, magari con permessi vari di uscita, per svagarsi un po’.

Il giudice, evidentemente, è convinto che lo stesso non possa reiterare i fatti, nè insidiare giovani ragazze, visto che non ha più l’arma per ricattarle.

Quell’uomo ha insidiato una moltitudine di ragazze, le ha vessate, impaurite, abusato di loro e, ancora più grave, ha posto ostacoli, dimezzato i voti, impedito di superare esami, ricevere borse di studio a quelle che gli opponevano un netto rifiuto.

Perché, come si evince chiaramente da alcune sue risposte, il suo comportamento era normale, le ragazze erano belle e alla sua mercè.

Quasi che essere un loro docente gli desse tutti i diritti possibili e immaginabili sulle loro persone, perché lui era un essere superiore e le donne, si sa, sono creature inferiori, fatte per il sollazzo, di cinque minuti, di un uomo.

E il giudice era del suo stesso parere, non poteva non condannarlo, vista l’evidenza delle prove, ma ha fatto tutto il possibile per minimizzare il reato, per rendere leggerissima la pena, 2 anni e ½, praticamente nulla.

Vergona è riduttivo.

Nonna Lì

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