Agli uteri l’ardua sentenza

Ultima modifica 6 Novembre 2015

Ho fatto la mamma diffidente per un po’. Chiunque l’afferrava era guardat@ a vista. E non farl@ cadere. E giral@ così. Dopodiché la sorveglianza diventa esigenza di controllo, quasi accentramento. Come so farle io le cose, proprio nessuno. Dovresti vedere come rendo splendente il culetto dopo una cacchina… Ma è durata veramente un attimo, poi mi sono resa conto che stavo strabordando in un vero delirio di onnipotenza.

Se hai difficoltà ad essere persona compiuta, almeno ad una certa età, figurati se possiedi le chiavi, tutte quante, per tenere in salvo i figli senza sbagliare mai. E quanti sbagli ho fatto. Quanti mi hanno fatto pensare di essere un’assoluta incapace. Col tempo poi si ritorna in se’, ti vuoi più bene, ti guardi allo specchio e sei improvvisamente umana, imperfetta, come chiunque altro. Così ti fidi delle imperfezioni altrui.

Quel corpo collegato stabilmente al cordone ombelicale prende il volo e passa di braccia in braccia e quando regala e prende calore dal papà è cosa intima che non si può proprio disturbare. Bisogna proprio togliersi dalle scatole, ad un certo punto. Pensare che la presunzione possa diventare una grave forma di oppressione. Pensare anche che possa generare derive autoassolutorie, per cui il tuo errore diventa tollerabile e quelli altrui invece proprio no.

La perfezione io proprio non so dove sta di casa. Con me mi@ figli@ ha imparato a cavarsela da sol@. A rintracciare i suoi punti di riferimento, a collegarsi senza interferenze coi suoi affetti …. continua a leggere cliccando qui

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