A Rho (Milano) un caso che fa riflettere: “Chi non firmava la liberatoria, non poteva iscrivere il figlio”. Asilo nido pubblicato foto dei bambini online.
Care mamme, stavolta non si parla di passeggiate nei boschi o attività creative, ma di una questione seria e profondamente delicata:
la privacy dei nostri bambini.
A Rho, alle porte di Milano, un asilo nido pubblico è stato multato per 10.000 euro dal Garante per la protezione dei dati personali. Il motivo? La pubblicazione online – senza reale consenso – di foto dei piccoli alunni, alcuni addirittura ritratti durante momenti intimi come il sonnellino, il cambio del pannolino o i massaggi infantili.
E no, non stiamo parlando di qualche scatto sporadico per le famiglie. Le immagini erano visibili sul sito ufficiale dell’asilo e persino su Google Maps, accessibili quindi a chiunque, ovunque.
“O firmi o non iscrivi”: il caso parte da una segnalazione di un papà
La vicenda è venuta alla luce grazie al coraggio di un genitore, che ha deciso di non accettare un compromesso difficile: firmare obbligatoriamente una liberatoria per poter iscrivere sua figlia al nido. Di fronte a questo ricatto, ha deciso di rivolgersi al Garante della Privacy. E ha fatto bene.
La risposta dell’Autorità non ha lasciato spazio a dubbi:
“Il consenso dei genitori non era valido, perché non libero né consapevole”.
In altre parole, non si può obbligare una famiglia a rinunciare alla privacy del proprio figlio solo per accedere a un servizio pubblico. Il Garante è stato chiaro: l’interesse del minore prevale sempre, anche sul consenso dei genitori, specialmente quando si tratta di immagini facilmente diffondibili, riutilizzabili o — peggio — manipolabili online.
Ma davvero ancora si pubblicano foto di bambini in rete?
E qui, come mamme, un pensiero nasce spontaneo: davvero, nel 2025, siamo ancora a questo punto?
Con tutta l’attenzione (giustissima!) che mettiamo su social, privacy e sicurezza online, fa impressione sapere che un asilo nido – che dovrebbe essere uno dei luoghi più protetti al mondo per i nostri bambini – decida di pubblicare foto di bimbi di appena 3 mesi mentre dormono o vengono cambiati, e lo faccia a scopo promozionale.
Capiamo il desiderio di far vedere le attività educative, la bellezza del nido, la cura del personale. Ma ci sono mille modi per farlo senza coinvolgere i volti o i momenti privati dei bambini. Anche perché una volta che una foto è online, nessuno può davvero sapere dove andrà a finire.
Anche la videosorveglianza sotto accusa
Il Garante ha segnalato anche la presenza di telecamere accese durante l’orario scolastico, una pratica vietata dalle norme sulla privacy e dallo Statuto dei lavoratori. Il sistema riprendeva non solo i bambini, ma anche educatori, genitori, fornitori e visitatori. Il tutto senza autorizzazioni e senza le garanzie minime previste dalla legge.
Una situazione che, oltre a essere illegale, è anche profondamente sbilanciata: in un luogo dove dovremmo sentirci sereni e protetti, venivamo osservati e registrati senza saperlo o poterci opporre.
Cosa ci insegna questa storia?
Che i diritti dei bambini non sono un optional. Che le immagini dei nostri figli non sono “contenuti” da usare per marketing o visibilità. E che noi genitori abbiamo il diritto – e il dovere – di dire NO, quando qualcosa ci sembra sbagliato, anche se ci dicono che “è prassi” o “si fa così da sempre”.
Questa volta, un genitore ha detto no. E il Garante gli ha dato ragione.


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