Quando i bambini hanno tutto in testa, ma fanno scena muta.

Ultima modifica 29 Gennaio 2020

Lo studio è la parte antipatica della nostra normale propensione al conoscere.
Ci si può prendere gusto, ma anche no.
Potremmo sostituire il verbo “studiare” con “conoscere in modo profondo”, sicuramente assume un altro tono, meno freddo, ma certo non toglierà l’impegno e la difficoltà.
La conoscenza profonda non è informazione, non è immediata, non si accontenta di intuire e tenersi tutto in testa.

Proprio per questo il nostro motto fin dalla seconda è “Una cosa la so, quando la so dire”.

Come ci dice la grande professoressa Daniela Lucangeli, faccio mia una conoscenza o un concetto solo quando, dopo averlo rielaborato e impastato col mio vissuto, riesco a spiegarlo a un’altra persona.
Insomma studiare vuol dire tempo e impegno, c’è poco da girarci intorno.
Ma questo non vuol dire “subito” e neanche “da sol*”

In realtà, come sapete, niente fa rima con “subito” a scuola.

Bisogna ricordarlo soprattutto ai genitori che hanno fretta di sentire un bel discorso corretto e articolato, quando è uno degli obiettivi più alti del percorso scolastico.

scena muta

Il percorso scolastico è in salita.

Prima bisogna trovare un modo di interiorizzare e poi quello per esprimere; bisogna vincere la paura di non ricordare e poi quella di non saper cosa dire. Niente è gratis per un bambino che impara, per questo bisogna, con pazienza, ascoltare, consigliare, gratificare anche piccoli passi. Sempre.

Quanti bambini hanno tutto in testa e fanno scena muta?

A casa la sapevo maé.

Quante volte succede. Ed è vero che possa succedere.
L’unica soluzione è aspettare. Ricostruire insieme.
Portarli fuori da quella che, per loro, è una ragnatela.
Li vedi che soffrono, cercano, ma il vuoto di una parola, quella giusta, li porta a bloccarsi. Guance rosse, occhi che annaspano…calma.
Non è così che funziona e bisogna aiutarli a capire.

Se non li aiutiamo noi a imparare a studiare e soprattutto a fidarsi della loro capacità, da soli non ce la fanno… non tutti per lo meno.
Dobbiamo convincerli che è difficile e che devono iniziare in modo semplice ed essenziale e continuare così, finché non si sentono sicuri.

Spesso, invece, se passano tre secondi tra una parola e l’altra, ci prende l’ansia.
Oddio non sa studiare!

E’ proprio così, stiamo sereni, perché semplicemente non sa ancora farlo.

Sta imparando: un gerundio significativo, non trovate?
Per capirci, ci sono comunque delle strade percorribili che hanno un minimo di garanzia.
Noi le tentiamo, ci prendiamo tempo per testarle, possiamo anche cambiarle se non ci soddisfano. Ora le vediamo.

Ci sono diversi modi di sintetizzare.

Percorso di brevi frasi di richiamo.
Mappa concettuale (non ci fossilizziamo su questa o su quelle pronte nel web perché spesso per alcuni bambini non è adatta)
Riassunto con colori e sottolineature secondo le proprie necessità.

Ciascuno può sperimentare quella che preferisce, perché un modo di sintetizzare, se non è congeniale, fa perdere tempo e basta.

Poi, nel riferire, si deve imparare ad ampliare ogni piccolo spazio creato nella sintesi: io dico sempre che ciò che scrivono negli schemi  deve essere una finestra da aprire, ma all’inizio, se un bimbo è impacciato, ci può bastare anche una successione di piccole frasi. E’ importante anche riferire con il supporto davanti perché, quando si sentono sicuri, saranno loro stessi a non guardarlo più.

bambino studio

Il controllo del linguaggio in un contesto nuovo, il senso da dare ad un discorso vengono fuori con la pazienza e la positività di chi ascolta.
Insomma, è del tutto inutile pretendere chiarezza, completezza e linguaggio specifico da subito. Mica andiamo a comprare una macchina nuova full optional e giriamo la chiave!

Se un bambino o un ragazzo “non riesce” a studiare dal giorno alla notte ha i suoi buoni motivi, reali, per la difficoltà dell’obiettivo, e caratteriali: un timido, un insicuro ci metterà molto ma molto di più… di solito sono proprio questi i bambini che fanno scena muta, perché a casa si sentono a loro agio ed è normale che a scuola non sia esattamente la stessa cosa.

Bene, dopo tutto ciò possiamo anche fare la cosa più importante:
Ascoltare.
Senza sbuffi.
Con attenzione.

Io mi emoziono sempre quando vedo una conquista.

Il riferire è una di quelle che preferisco, perché quando riescono lo vedono subito, lo sanno da soli che hanno superato un ostacolo grande… e sorridono.

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