Come affrontare le prove Invalsi?

Ultima modifica 22 Aprile 2013

Con l’arrivo della primavera tornano le rondini, le allergie e le Prove Invalsi. Con qualche esercizio di stile potrei anche dire di amare la primavera e le rondini ma di essere totalmente allergica alle prove Invalsi. Anzi, qualche mese fa avevo scritto un post in cui mi rivelavo totalmente contraria a queste prove che nascono con l’intento di verificare gli apprendimenti della scuola italiana e, di riflesso, anche delle insegnanti e di valutare ciò che va e cosa dovrebbe essere cambiato nella scuola italiana. Ribadisco il mio pensiero anche quest’anno e sono felice del fatto che la maggior parte dei miei colleghi la pensi come me, anche se “il mal comune mezzo gaudio” non ha poi, alla fine, soddisfatto nessuno.

Partiamo dalle date: come tutti gli anni le prove saranno rivolte alle classi  seconde e quinte della scuola primaria a cui verranno somministrate una prova preliminare di lettura e italiano il 7 maggio 2013 e una di matematica il 10 maggio 2013. Alle quinte elementari si aggiunge anche un questionario orientativo dello studente da compilare entro il 10 maggio 2013.

La scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) ha questo calendario: le prime classi affronteranno il 14 maggio 2013 la prova d’italiano, matematica e questionario dello studente mentre le prove delle classi terze saranno svolte durante l’esame finale il 17 giugno 2013.

La scuola secondaria di secondo grado (ex scuola superiore) sosterrà la prova di italiano, matematica ed il questionario dello studente (solo le seconde classi) il 16 maggio 2013 mentre le classi quinte sosterranno le prove in date da definire.

Non mi dilungherò sulla mia convinzione sulla loro inutilità, almeno per come sono strutturate, visto che ne abbiamo parlato ampiamente ma è proprio brutto constatare quanto gli operatori che gravitano nella scuola, insegnanti, genitori ed educatori siano così poco ascoltati dai “piani alti” che spesso e volentieri si fanno un’idea totalmente sbagliata della scuola italiana e di cosa e di come si insegna. Diceva qualcuno che l’insegnante è psicologo, educatore, animatore, consigliere, assistente sociale, confessore e mille altre figure che non ricordo ed è proprio così. E’ quindi impensabile una didattica ed una valutazione a “crocette” o per “vero e falso” quando noi insegnanti cerchiamo di insegnare al bambino a fare dei collegamenti, delle vere e proprie ipotesi e delle personalissime valutazioni.

Visto però che purtroppo le prove Invalsi ci sono e continuano ad esserci, mi chiedo, da genitore ed insegnante, come poter aiutar aiutare il bambino ad affrontare queste prove?

Insegno in una scuola primaria e conosco bene le prove per la seconda e quinta classe, mi sento quindi di dare alcuni consigli minimi per i bambini di questa fascia di età anche se, in linea generale, credo possano andar bene anche per i più grandi.

1)Lavorare sulla motivazione: di sicuro ci avranno pensato gli insegnanti a rendere meno ansiogeno quel giorno ma è bene far capire al bambino che le prove Invalsi sono dei test strutturati uguali per tutti gli istituti d’Italia e che servono a valutare l’insegnamento generale e non l’alunno. Per tutto il resto ci sono le verifiche fatte dagli insegnanti che sanno cosa e come valutare. Forse è un concetto troppo difficile per un bambino ma puntare sul fatto che se si fallisce una prova non è perché “non si è bravo” o “non si vale” è sicuramente importantissimo.

2)Migliorare la concentrazione: molto spesso alcuni quesiti vengono sbagliati perché non si leggono con attenzione le domande e le consegne. Questo, purtroppo, è un punto su cui a scuola fatichiamo molto. Vuoi perché si va di fretta, vuoi perché siamo portati a dare tutto ai nostri figli ancora prima che ce lo chiedano, ma il risultato è che spesso essi sono poco abituati a capire come devono fare di un esercizio perché c’è sempre qualcuno che l’ha spiegato o addirittura fatto al posto loro.

Le griglie di valutazioni Invalsi invece sono molto “fiscali”, anche se dalla risposta si evince che il bambino ha capito il concetto ma ha sbagliato ad esprimerlo nel modo richiesto dalla consegna, purtroppo chi corregge deve considerare sbagliata l’intera risposta. Credetemi,ci sono passata tante volte ed ho dovuto considerare sbagliate delle risposte in cui era chiarissimo che il bambino aveva capito il concetto ma non lo aveva espresso nel modo indicato dalla consegna.

3)Partire dai quesiti più facili e ritornare sui più difficili dopo: molto spesso il bambino che non riesce a risolvere i primi quesiti si blocca e le prove vengono totalmente falsate. Nella valutazione finale invece è migliore una prova con alcuni quesiti non terminati che una prova con molti quesiti sbagliati.

Per concludere: sono utili i quaderni operativi dedicati alla preparazione delle prove Invalsi? A mio modo di vedere sì visto che i quesiti delle prove spesso e volentieri sono diversi da quelli che i bambini trovano nei loro libri di testo, ma solo se le insegnanti propongono di adottare questi opuscoli per tutta la classe, altrimenti si rischia di sovraffaticare il bambino con incombenze nuove diverse da quelle che affronterà in classe durante la lezione.

 

Arianna Simonetti

 

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