Covid19. Scuole chiuse, ma si lavora più di prima: pensieri sparsi su rispetto e altre rarità.

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E’ la prima volta che di fronte ad un Ministro dell’Istruzione e di fronte a ciò che dice non so commentare. Ascolto e basta.
Mettermi in ascolto è l’unica cosa che riesco a fare.
Essere lì di questi tempi non è invidiabile, per nessuno credo.
Sbagliare o azzeccare un’azione dipende dal vento che tira e soprattutto dagli aggiornamenti su chi ha deciso di dare una mano e chi, per una passeggiata, mette a rischio tutta la nazione.
E no, non è affatto esagerato.

A scuola, quando c’è confusione, ai bimbi dico spesso “se ciascuno pensa a tener chiusa la propria bocca, per il bene di orecchie e cervello, ce la facciamo”: oh, non ci crederete, loro lo fanno, meglio di quando gli si urla Silenziooo!!

Contare sulla responsabilità personale è sempre la strada migliore, perché un piccolo sacrificio di ciascuno aiuta tutti… no, in Italia non ce l’abbiamo fatta.
Eh no. Possiamo proprio dire di no.
Questo è un grosso cruccio: l’impossibilità di dire che insieme siamo una grande nazione. Questo non posso dirlo, avendo anche una sorella infermiera che ogni giorni va incontro al virus, così, per dire.
Oltre la rabbia, pure la paura, dopo aver toccato con mano che ciò che fanno le persone responsabili viene azzerato da chi pensa al suo piccolo mondo, mettendo in pericolo tutti quelli che incontra.

E con questa situazione di irresponsabilità vorremmo anche sindacare sulle decisioni prese? Stavolta, io che spesso ho stretto i pugni e criticato provvedimenti a dir poco alieni sulla scuola, non mi sento di dire A.
Perché poi, anche nel nostro ambiente, c’è chi si attiva e, da quello che si legge nei social, chi no.

Chi continua il rapporto coi propri studenti e chi non li sente e non li vede mai.

Ma ci sono distinguo da fare.
C’è anche chi di studenti ne ha 200, vedi i prof di arte, musica o religione.
Anche lì, caliamoci nei loro panni; lì, senza le classi virtuali e le lezioni on line possiamo dire addio al rapporto.
Come dicevo ad un amico formatore, vivo una realtà in cui ciascuno si è subito attivato come ha potuto, senza avere forzature dal dirigente.
Realtà virtuosa?
Condivisione di intenti e obiettivi?
Buon senso?
Disposizione a farsi il mazzo?
Chissà… Forse tutte queste cose messe insieme.

Certo ci sentiamo parte di quel gruppo di insegnanti che la Ministra ha ringraziato, con un certo orgoglio, perché i nostri studenti piccoli e grandi sono tutti attivi e attivati.
Ho una rosa di informazioni per poterlo dire: una figlia alla secondaria (che è ogni giorno on line con i suoi prof); una figlia in terza (che ogni pomeriggio partecipa a videochiamate con le sue maestre e lavora attraverso il registro su cui arrivano anche piccoli video home made).
Io, che sto correggendo 62 pagine di geografia e altrettante di matematica inviate attraverso Edmodo, la nostra piattaforma: segno che i bambini si sono rimessi in marcia.

Certo, non è il lavoro che si può fare in classe.

La mia collega è convinta che riusciremo anche ad attivarci on line: nel nostro lavoro, mai dire mai e mai smettere di migliorare. Vedremo.

Per ora lavoriamo.
Lavoriamo sicuramente più di prima col carico mentale di non poter passare tra i banchi e vedere le loro difficoltà… ma il telefono è sempre disponibile.

Ciò che mi sento di dire: grande grande riconoscimento a chi, in questo momento, deve prendere decisioni “PER TUTTI”.
E noi dovremmo… dovremmo rispettarle.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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