Dalla nota alla notifica!

2
123

La scuola cambia, si evolve, si adatta ai tempi moderni e diventa pericolosamente social pure lei.

Nascono così i gruppi whatsapp. Un ombelico sull’universo scolastico, attivo 24 ore su 24 per facilitare la comunicazione tra genitori ed istituzione e provocare nell’ordine:

-travasi di bile
– gastriti perforanti
-ansia
-orticaria di origine psicosomatica.

mamme-whattsup

Sì, perché i gruppi whatsapp non sono uno strumento innocuo come si vuole far credere. Persone apparentemente normali subiscono trasformazioni repentine ed ambigue nel branco e offrono agli altri il peggio di sé. E anche di me.

Generalmente si tratta di mamme. I papà non reggono il colpo.

Capita, talvolta, che vi finiscano di mezzo pure loro, ma, normalmente, dopo la prima giornata, se la danno a gambe levate.

L’utente ha abbandonato il gruppo.

Ma come mai ????
Comportamento al limite dell’inspiegabile!!!

Tenti anche tu la fuga, i tuoi occhi si posano nervosamente sul tasto “Abbandona”.
Nessuna indecisione da parte tua, ma, premuroso, il cellulare ti chiede:
«Sei sicuro di voler abbandonare?»
«Ma certo che sì!»

Schiacci con goliardica soddisfazione il tasto ok ed improvvisa ti invade una sensazione di benessere e libertà.

L’euforia, però, dura pochi secondi perché interviene lei, la rappresentante che, ligia al suo dovere, ti rimette dentro.
A quel punto biascichi una scusa.
«Sai, non sono molto tecnologica, devo aver fatto confusione …»
«La bambina ha questo vizio fastidioso di rubarmi il cellulare dalla borsa …»
«È stato il cane … ha cancellato la chat con una zampata…»

Niente… qualunque sia la motivazione che riesci a farfugliare, quella ti ha già rimessa nel gruppo.
Del resto è stata lei, il primo giorno di scuola, che ti ha raggirata e, tra una moina ed un sorrisino, ti ha estorto sapientemente il numero di telefono.

Tu eri giovane, si fa per dire, e inesperta. Sì. Soprattutto inesperta.
Così ti sei ritrovata immersa nelle 9876554897 notifiche.
Non riesci a capacitartene.
Annaspi.
Il cellulare si impalla.
Vai nel panico.
Pensi sia esplosa la scuola.
Con il respiro corto ingaggi una lotta per risalire ai primi messaggi.
Devi ricostruire la conversazione.
Sudi come un cammello mentre rileggi tutto e quando stremata arrivi in fondo scopri che… è finita la carta igienica!

Per non parlare di quelle volte in cui arriva il messaggio di invito alla festa di compleanno di Maria. La mamma annuncia con gioia il lieto evento e tu ti ritrovi non in uno, ma in ben due gruppi whatsapp.
E che, non lo vogliamo creare un gruppo di mamme che escluda quella della festeggiata e ricomprenda tutte le altre ???

Ma sì, facciamoci del male.

Venti donne che si confrontano su quote da corrispondere e discutono se acquistare la bambola di Frozen, che banalmente canta in 37 lingue diverse o la Barbie rock che, oltre a cantare in 37 idiomi, ti fa anche il triplo salto carpiato con avvitamento obliquo sopra l’asta del microfono. E tu, intanto, non riesci a concentrarti perché hai nella testa Rino Gaetano che canta… Ma non è la festa mia, è la festa solamente di Mariaaaaa…

E della pericolosità delle parole in whatsappiano ne vogliamo discutere?
Tu pensi di esprimere una cosa.
Anzi sei sicura della tua grammatica.
La sintassi.
La costruzione logica.

In italiano sei sempre stata brava, non puoi dubitare delle tue parole, accostate le une alle altre con meticolosa perizia, ma ecco che nella chat qualcosa muta e la domanda “avete visto oggi la maestra Lorena?” diventa improvvisamente “certo che la maestra Lorena non ha proprio voglia di lavorare, sta più in ferie che in classe”.
E da lì parte la terza guerra punica contro la povera Lorena.
Altri 9876554897 messaggi e stavolta è tutta colpa tua.

Naturalmente le conversazioni vere o presunte vengono puntualmente riportate all’esterno.

Ah perché, statene pur certe, tutto quello che condividerete sul gruppo, debitamente edulcorato, talvolta non capito, spesso revisionato, verrà riportato fuori. Preferibilmente in classe. Magari proprio alla sventurata Lorena.

È lì che pensi di non farcela. È troppo anche per la tua pazienza karmica.
Poi la luce in fondo al tunnel.
Il tasto “silenzia”.
Sei sicuro di non voler ricevere le notifiche? Fai un rapido ragionamento pratico.
Un calcolo matematico.
Quanto dura la scuola?
Un anno?
Bene!
Silenzia per 12 mesi.

Sono Nadia, sono mamma e sono penna, le due cose che più mi rappresentano. Convoglio nella scrittura la mia vita, le cose che amo e quelle che mi attraversano.

2 COMMENTI

  1. Troppo forte! Drammaticamente e sfortunatamente tutto vero, peccato che non esistono solo gruppi scuola, compleanno e regalo compleanno…dimentichiamo catechismo e sport….
    Povera me!

Rispondi