I danni dei voti non si cancellano

Ultima modifica 29 Ottobre 2019

Odio mettere il voto ad un bambino e lo odio perché è profondamente cieco di ogni sfumatura, di ogni giornata dritta o storta, di ogni evvaihocapito!.
Di ogni grande, a volte immenso, sforzo.

Il voto è cieco, sordo, spesso anche disonesto, perché lo scrivi e il giorno dopo sarebbe da cancellare, perché non è più vero… ma ormai, magari, ha già fatto il danno.
I danni dei voti non si cancellano, non si buttano alle spalle totalmente, anche a provarci.

L’altro giorno, mentre iniziavo a sentirli in geografia, ho visto i loro visi… ma sì certo che li ho visti per quasi 5 anni. Li conosco.
Ma li ho visti seriamente cresciuti e, forse per questo, più preoccupati.

Io sono costretta a scriverlo, ma, soprattutto nello studio che muove ora i primi veri passi, il voto diventa un elefante tra i cristalli. Per questo deve provare (anche se è durissima) ad essere costruttivo, ad essere testimone di un “mogliodicosìnonpotevo”.

danni dei voti

Raccontare ciò che hai fatto ieri o esporre la differenza tra UE ed Europa Politica non sono proprio la stessa cosa. Direi di no. Ricordarsi il trattato di Maastricht del ’92 non è uno scherzetto, anche se hanno capito di cosa si parla.

E allora mi sono fermata un attimo, per fargli capire che comunque un voto poi ci sarà, ma sarà più onesto possibile.

Sarà un voto in cui potranno riconoscersi, perché cercherò di dare loro gli strumenti per capirlo, accettarlo e, come può accadere sempre, superarlo.
L’insegnante deve almeno fare in modo che sia il più oggettivo possibile, affinché il bambino comprenda di cosa si parla.
L’insegnante non è mica l’oracolo di Delfi!
La trasparenza innanzitutto, altrimenti mettiamo le basi per le spallucce di fronte a un 4, e ce le meritiamo.

Ma soprattutto non facciamo comprendere al bambino cosa ha sbagliato e dove può migliorare.

Cosa, un insegnante, può responsabilmente e oggettivamente valutare nel momento del riferire? Per me valgono le conoscenze contestualmente alla capacità di dirle con un ordine personale (non il mio, ovviamente) e, se possibile, usando termini nuovi conoscendone il significato.

Chi parla veloce non vince nulla.
Eh, voi sorriderete, ma c’è anche chi ripete veloceveloce pensando che valga un voto solo quello!
Sono veramente belli quando “Ti chiedo o vuoi farti un discorsetto?” “Domande maé” e poi alla prima domanda partono come treni e snocciolano tutto.

danni dei voti

Il sapere, che non sia fine a se stesso.

Il sapere che mi permette di imparare a parlare, argomentare, ordinare secondo cause e conseguenze. Quel sapere che viene da ciò che sanno e dalle nostre chiacchierate, magari dopo aver visto un video. Un sapere che viene dalle loro curiosità “Maé facci vedere il campanile sott’acqua” e ascoltano lì, seri e attenti, una storia che ora sanno… e la sapranno dire, perché è passata attraverso la loro emozione.
Sanno anche dov’è il lago di Resia “Maé c’è scritto che è in provincia di Bolzano” guardando Maps e lui si alza da solo  “Trovaatooo sulla carta qui qui,… ahaaa trovato!”

Certo che il sapere, se non emoziona, non si ricorda.

Sì, parlavo del voto, giusto. Mi è partito un ricordo.
Tra un paio di settimane inizieremo una bella esperienza di studio in classe, già provata anni fa con bei risultati, così avranno una guida nello studio, esempi nei compagni e la possibilità di consultare la rete, visto che non tutti hanno un pc a casa o la possibilità di accedervi.

Il voto? Proveranno a darselo da soli. Perché sapranno i criteri.

Non si studia certo per il voto, ma in questo fine ciclo voglio dargli un valore diverso, più concreto.
Credo che riconoscere ciò che si è fatto sia la giusta strada per rendere un voto contingente, temporaneo, legato ad un’esperienza…non un fiume straripato che inonda ogni angolo. In questo modo, si potrà ragionare su cosa non è andato per migliorarsi.
Faremo, dunque, questa esperienza di autovalutazione, che fanno in tanti già (non ho inventato nulla).
Per me è la prima volta però… zitti, ché ancora non gliel’ho detto. Shhhh!

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