Darwin e le taccate

Ultima modifica 14 Ottobre 2019

Parliamoci chiaro. Ore e ore di prove davanti allo specchio fruttarono all’epoca cene a base di pesce e discoteche pagate!

La nostra schiera satinata, glitterata, verniciata o camosciata di decolté a tacco 12 faceva capolino dai nostri armadi quattro sere su sette e le Superga servivano solo correre a comprare l’ultima nuance di Max Factor sotto casa.

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Tali atteggiamenti, motivati secondo noi da un amore, felice o infelice, coronato o surrogato da una seconda o terza scelta, non erano altro che l’attività del nostro istinto riproduttivo. Ebbene sì. Non siamo diverse dal pavone che apre la coda o la rana che gonfia il gozzo se non per il fatto che tra gli animali siano i maschi a darsi da fare con il look. Perché questa differenza? Secondo me per pura sfiga. Come mai nel regno animale sono sempre i portatori di organo riproduttivo sporgente a dover soffrire e mostrarsi super attraenti per ottenere una femmina che, manco fosse la regina del mondo, pensa solo ad abboffarsi e riposare (considerando pure il fatto che molti maschi vengono spietatamente terminati concluso il loro compito)?

Perché invece noi mammifere umane dobbiamo soffrire con tacchi sfonda caviglia, corpetti, strappa peli e rimmel nell’occhio? L’ho detto, semplice sfiga.

Tuttavia il DNA creato da secoli e secoli di nonne e bisnonne strizzate in busti e torturate da ferri incandescenti sulla testa, ci portava a vivere quei preparativi come un piacere e, diciamolo! Vedere il nostro corpo fasciato in un abitino strizza forme, slanciato dal tacco dodici e il trucco più perfetto di Barbie sposa, ci dava più soddisfazione della camicia ben apprettata oggi.

E così è arrivato il pancione. Il pancione arriva in vari modi, è vero, ma spesso gli abitini strizza forme, il trucco alla Barbie e il tacco 12 fanno la loro parte.

Dopo l’idilliaca pausa della gravidanza arriva il bebè: è a questo punto, proprio a questo punto che la schiera delle puerpere si diversifica, senza una ragione che la scienza sia a tutt’oggi riuscita a spiegare, in due ceppi.

Attenzione, dietro non c’è una scelta consapevole, non c’è neppure un minore o maggiore amore per il proprio corpo. Fatto sta che le mamme si scaglionano i due gruppi: Mater cum tacco, e Mater scarmigliata, per usare la terminologia di Linneo.

Alla seconda categoria appartengo, ahimè, anche io. Sono una Mater Scarmigliata, e ci tengo a dirlo, io ho sempre curato e amato il corpo che ho avuto in eredità dai miei avi. Tuttavia che colpa ne ho se dopo le gravidanze i capelli bianchi sbucano fuori dalla tinta più veloci degli aumenti sulla benzina? Come posso prendere in braccio dodici chili di bambino senza compromettere irrimediabilmente i miei preziosi tacchi? Il trucco? No, non ho rinunciato, ho anche una truccatrice personale… ha quattro anni ma ha iniziato il suo lavoro a due! Peccato che mi conci peggio di Moira Orfei finita in piscina e che la tortura sia proseguita anche dopo l’acquisto della capoccia di Bratz da truccare e pettinare!

Ai sexy vestiti invece ho rinunciato solo dopo varie maniche strappate e macchie che vanno dal bianco latte- materno al marrone Coca Cola.

Allora come fa la Mater cum tacco? Come mai passeggiano con più nati a seguito senza rinunciare al tacco smaltato, alla minigonna in pelle e capelli con nuance che vanno dal biondo miele al castano chiaro? Come mai schizzano dalla materna alle elementari a distribuire prole con il trucco più fresco di una rosa al mattino e i capelli piastrati o super cotonati?

Io, anche se mi trucco a sangue, dopo la consegna dell’ultimo pargolo, con relative ramanzine, comunicati e ordinazioni varie di maestre, sono ridotta peggio di Uma Thurman che esce dalla tomba in Kill Bill volume 2?

Se poi vai a verificare, le mamme della specie Mater cum tacco, quelle che vedi alle riunioni più provocanti di Jessica Rizzo dei tempi migliori, sono pure le più attive come mamme! Di solito si auto propongono come rappresentanti, sono sempre le prime a prendere parola, a protestare, a farsi portavoce delle esigenze di tutti i genitori. Io, che in queste occasioni sono quasi sempre una Mulier cum Tuta, (donna con la tuta) non apro mai bocca e accetto qualunque decisione delle docenti.

Lavorano? Certo, come noi, anche più di noi e con i tacchi, intendiamoci, belli alti, sopravvissuti intatti e lucidi alle varie consegne di bambini in differenti ordini di scuola.

Super mamme, insomma. Sorridenti, truccate, mai stanche. Sempre in tiro, sempre fresche, sempre disponibili e agguerrite.

La spiegazione possibile è una e una sola: la Mater cum tacco, appartiene ad una forma evolutiva più nuova e perfezionata della vecchia Mater scarmigliata! Insomma, mie care scarmigliate o staccate, arrendiamoci all’evidenza e senza prendercela con Darwin accettiamo la nostra condizione di dinosauri votati allo sterminio! Il futuro è delle taccate!

Barbara Najarian

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