Diabete infantile: mi chiamo Ilenia e sono una mamma “pancreas”.

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Quando ero piccola e mi chiedevano che lavoro volevo fare da grande, io rispondevo la mamma. Dopo dieci minuti aggiungevo una lista di circa venticinque professioni diverse, ma la mamma rimaneva sempre in cima alla lista.
Quando ho saputo che da tre che eravamo, saremmo diventati 4 è stato come un sogno.

Poi che il passaggio a un figlio a due, percepiti come mille, sia difficile lo ignoravo.

Notti insonni, presenti.
Stress da allattamento al seno, presente.
Provare a sviluppare doti di equilibrismo per riuscire a dividersi con due bambine di 4 anni una e pochi mesi l’altra, presente.

diabete infantile

Insomma il passaggio da una a due figlie è stato davvero uno tsunami, ma che spettacolo.

Con la nascita di Anita tutto mi è sembrato meraviglioso, nonostante la stanchezza e la nuova organizzazione. Ero sicura che passato il primo fatidico anno, tutto sarebbe stato in discesa tanto che avevo organizzato una festa esagerata e invece il bello doveva ancora venire…

Sono Ilenia e sono una mamma “pancreas”.

E si, di tutti i lavori che avrei immaginato di fare, questo non era di certo in cima ai miei preferiti.

In realtà non era neanche ipotizzato visto che fino a poco tempo fa non pensavo che il diabete potesse venire anche ai bambini e invece purtroppo si e no, non ha nulla a che fare con quello “dei nonni”.

Esistono vari tipi di diabete e la cosa bella è che oltre al nome, l’uno con l’altro non hanno nulla in comune.

Il diabete tipo1 è quello che colpisce prevalentemente i bambini.
Non ha nulla a che vedere con cattiva alimentazione, dolci, varie ed eventuali.
E’ una malattia cronica di cui ancora non si sa la causa e non esiste cura.
Ma ritorniamo a quella che doveva essere una festa esagerata.
Tutto era pronto, palloncini, torte, regali.
Eravamo “sopravvissuti” al primo anno in 4.
Tutto sembrava perfetto, tranne Matilde.

Quella festa fu la goccia che fece traboccare il vaso e da lì a poco ecco la diagnosi: DIABETE TIPO1.

Da allora di cose ne sono cambiate, io compresa.
Quelle sette lettere e un numero mi ha fatto cambiare l’ordine delle priorità.
La laurea è finita nel cassetto, in fondo la tesi era sulla maternità, quale migliore occasione di un tirocinio a vita.
E poi fare la mamma a tempo pieno mi ha permesso di ricoprire più ruoli contemporaneamente.
Chi altri può vantare di essere tassista, infermiera, insegnante, cuoca, no cuoca vito le mie doti che non ho meglio di no, pancreas, ecc…?

Così da allora tutto è andato per il verso opposto da quello immaginato.

Opposto ma non per questo sbagliato.
Ho scoperto che fare la mamma anche se una mamma “pancres” non è male.
Io, da sempre negata in matematica mi sono ritrovata a vivere di numeri.
Ho superato la paura degli aghi, tanto da esser nominata “INSULIN MAKER” (che detta in inglese fa più cool) della famiglia.
I controlli glicemici notturni ma hanno anche insegnato che dormire è un optional, e che il quarto caffè ha doti miracolose.
Si è piccoli solo una volta e io voglio che loro vivano la loro infanzia serenamente, per il resto ci sono io a sostenerle in tutto, diabete t1 o non diabete t1.

E se questo significa essere presenti alle gite, a tutte le feste, nei corridoi della scuola bhè, io lo faccio.

Certo questo non è e per fortuna non sarà sempre così perché altrimenti al posto che la mamma passo per stalker, ma in questo pezzo di vita tocca a me e quindi se mi chiedete che lavoro fai io rispondo: per adesso faccio la mamma “pancreas”.

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