Diagnosi di DSA e aiuti

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Ultima modifica 23 Marzo 2016

La diagnosi di Disturbo specifico dell’apprendimento è effettuata da un’équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra, psicologo e logopedista privatamente o presso centri di assistenza sanitaria nazionale come le ASL e le UONPIA del proprio territorio.

La valutazione diagnostica è posta al termine della seconda classe della scuola primaria per quanto concerne la dislessia, la disortografia e la disgrafia. Per la valutazione della discalculia invece bisogna attendere un altro anno, la fine della terza classe primaria.

dislessia_dsa

Cosa può fare la scuola?

La scuola può fare molto sia per gli studenti sia per le loro famiglie. Di fronte a una certificazione di DSA deve, per legge (legge 170 dell’ottobre 2010) redigere il PDP (Piano Didattico Personalizzato), un documento che contiene i dati personali dell’alunno, gli strumenti compensativi e le misure dispensative individuate dagli insegnanti per agevolargli l’accesso agli apprendimenti e per metterlo nelle condizioni di superare le difficoltà che gli derivano dal disturbo.

Ad esempio, a un dislessico possono essere utili la sintesi vocale e le mappe per organizzare e rappresentare i concetti, a un disgrafico l’utilizzo del pc per scrivere ecc…

Oltre al PDP, la didattica dei docenti, le loro modalità di trasmettere la conoscenza, sono più facilitanti tanto più sono diversificate poiché attivano i diversi canali di apprendimento dei ragazzi. A prescindere dai disturbi specifici dell’apprendimento, ognuno di noi possiede uno stile di apprendimento privilegiato: visivo verbale e non verbale, uditivo, cinestesico. Per valorizzarli è consigliabile integrare la tradizionale lezione frontale con altri accorgimenti didattici: tecnologie multimediali, lavori in gruppo, mappe concettuali per tutta la classe e molto altro.

Sotto il profilo psicologico, invece, è fondamentale non appioppare etichette al bambino e non mortificarlo davanti alla classe facendolo sentire diverso. Si è inclusivi nel momento in cui tutti gli studenti sono messi nella condizione ideale per apprendere, ognuno con le proprie caratteristiche e con i modi differenti per esprimerle.

Cosa possono fare i genitori?

Immaginando di poter parlare con loro, consiglierei in primis di mantenere un dialogo aperto e costruttivo con la scuola, sia nel momento in cui la scuola segnala le difficoltà del figlio con il suggerimento di intraprendere il percorso di valutazione diagnostica sia dopo la certificazione, quando la scuola deve preparare il PDP. Suggerirei di collaborare e condividere le proprie riflessioni e i dubbi con gli insegnanti, mostrarsi aperti e non rigidi. Alcune volte i docenti si sentono giudicati e colpevolizzati. Questo non fa bene ai nostri figli.

A casa, i genitori, che hanno finalmente compreso l’origine e la causa delle difficoltà del figlio nello studio, devono continuare a supportarlo emotivamente e intraprendere il giusto percorso di potenziamento delle abilità (terapia psicomotoria, logopedica e affiancamento di un tutor per lo sviluppo di strategie e metodo di studio efficaci).

Cosa fa A.I.U.T.O dsa?

A.i.u.t.o. dsa ( Associazione Italiana Unione Tutor Dsa) è un’associazione nata con lo scopo di creare un network di collaboratori, professionisti specializzati nei disturbi specifici dell’apprendimento.

In particolare, ci rivolgiamo alla figura professionale del tutor che di solito supporta nei compiti e nello studio gli studenti con DSA. Il nostro progetto principale è “Tutor in classe. Aiutami ad apprendere” con il quale inseriamo gratuitamente un tutor nelle scuole perché, in collaborazione con la forza docenti, attraverso il quale si centrano 3 importanti obiettivi

  • L’individuazione tempestiva delle difficoltà scolastiche che possono essere o meno riconducibili all’ambito dsa grazie alle osservazioni in classe
  • Supporto ai docenti nella redazione del PDP e nell’individuazione di strategie didattiche alternative
  • Formazione di gruppi di studio nel doposcuola a costi accessibili per le famiglie

Grazie alla figura del tutor si crea un ponte di comunicazione efficace tra i contesti scuola e famiglia e lo studente si sente accolto e compreso appieno: si lavora insieme perché non viva reiterate esperienze di fallimento scolastico e non abbia cadute di autostima.

E’ inoltre a lui garantita la continuità delle metodologie di lavoro e delle strategie didattiche, in quanto il tutor in classe è lo stesso che potrà seguirlo il pomeriggio nelle attività di doposcuola.

Gaia Cavallotti

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