Dislessia

Ultima modifica 18 Gennaio 2016

 

Sono stata, improvvisamente, messa di fronte ad un problema reale.

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Sapevo, che esisteva questo problema, ma lo sentivo lontano, forse ne minimizzavo la vastità, pensavo che solo una piccola, piccolissima parte della popolazione ne fosse colpita, pensavo, erroneamente, che, al giorno d’oggi fosse facile scoprirne la patologia e agire di conseguenza.

Sapevo che sono, da tempo, state approntate metodologie di insegnamento che possono ovviare al problema, ma ignoravo quanto fosse difficile, a volte quasi impossibile determinare realmente questa patologia.

È importantissimo, determinante quasi, individuarla già dalla primissima età per facilitarne il superamento mediante una attenta valutazione, una diagnosi precisa che provvederanno ad indicare il giusto percorso da iniziare immediatamente.

Ma questo succede nella realtà?

I genitori sono in grado di capire, in assenza di precise informazioni, se il loro bimbo è solo svogliato, distratto, non sufficientemente intelligente, apatico o affetto da qualche patologia come la dislessia ammesso e non concesso che ne conoscano l’esistenza?

I maestri elementari sono preparati in merito? Sono sempre attenti o in grado di capire?

Conoscono il problema o liquidano come disattenti, incapaci o svogliati i bambini che non riescono ad imparare?

È solo un caso fortunato quello della mia amica, il cui nipote, cambiando insegnante, ha appreso di avere, probabilmente, questa patologia?

Fortunatamente ha appena 8 anni e frequenta la scuola primaria ed è ancora in tempo per intraprendere il percorso necessario, ma se non avesse cambiato docente?

Sarebbe stato sempre considerato quasi un ritardato mentale o semplicemente un bimbo apatico, indifferente e distratto?

Quando nei genitori, negli insegnanti può sorgere il dubbio che il loro bimbo, quel bimbo abbia quella patologia?

Innanzi tutto bisogna sapere che esiste, e, nello stesso tempo, sapere che non si presenta sempre con la medesima faccia, con le stesse caratteristiche, ma varia da individuo ad individuo sia nelle caratteristiche sia nell’intensità.

Certo difficoltà nella lettura e nella scrittura sono sempre presenti nel dislessico, gli errori più frequenti consistono nell’inversione delle lettere e/o dei numeri, o non riesce a memorizzare le tabelline o le sequenze, come l’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno………

Può esprimere con difficoltà il proprio pensiero o avere problemi motori come, per esempio, allacciarsi le scarpe…………..

Qualche volta a tutto, o parte, questo si aggiungono problemi psicologici che, però, sono la conseguenza non la causa della dislessia.

Un genitore, inesperto, può avere dei dubbi se sa che il problema esiste, un insegnante, che dovrebbe avere cognizione di causa nel suo bagaglio culturale, potrebbe prevenire i dubbi dei genitori o, almeno, confermarli e indicare loro la via giusta per conoscere la realtà e prendere i provvedimenti.

Ma di questo si parlerà nella nuova scuola o la rivoluzione, se ci sarà, sarà solo quella relativa ai programmi o allo status degli insegnanti?

Il nipote della mia amica ha già, con mille problematiche, intrapreso il suo percorso, con l’aiuto di genitori attenti e disponibili ad accompagnarlo e seguirlo ovunque, ma è sempre così?

È sempre possibile ai genitori, specie se lavorano, se sono soli, se hanno altri figli e nessun aiuto da parte di nonni o zii, seguire il percorso dei figli, accompagnarli dove è necessario?

Spesso molti di quei ragazzi rimangono abbandonati a se stessi, semianalfabeti o peggio, facile preda di nonnismo o bulli per reazione, drogati o spacciatori.

Che facciamo per loro?

 Nonna Lì

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