Diversamente fertile

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Che siano diversamente fertili le donne con problemi nel procreare o che diventino mamme in provetta facendo un patto con le cicogne tecnologiche, o che restino donne senza figli, se non nel loro cuore, capirle, comprenderle senza alcun giudizio, significa spogliarsi di ogni forma di fretta e leggerezza, sedersi e ascoltare.

Perché è facile credere, quando i figli arrivano naturalmente dopo un atto d’amore, come logica conseguenza di un ordine naturale, che tutto avvenga sempre così, in modo semplice e lineare. E invece no. Spesso nella vita le cose non vanno sempre come si vorrebbe, per alcuni è più facile raggiungere i propri obiettivi rispetto ad altri, e la meritocrazia non paga sempre.

Che fare allora, quando questo accade? Che fare, quando ti accorgi che non sei come le altre? Quando le tue amiche, le amiche delle amiche, le cugine delle vicine e tutto l’universo femminile decidono di mettere al mondo un figlio, riuscendoci nell’esatto momento in cui lo decidono,mentre a te, invece, la buona sorte sembra averti voltato le spalle?

Che fare, quando dopo mesi di ricerca ogni tentativo diventa fallimento, quando ti assale la sensazione di vuoto che ti fa perdere la visione del domani, la progettualità della coppia, che lacera come una crepa che avanza sulle pareti del tuo cuore? E non la puoi fermare, quella avanza, subdola e spietata e non riesci a reicollare i pezzi infranti neanche se fossi il capomastro più bravo del cantiere, neanche con mille chili di cemento.

Allora, puoi piangere per giorni interi, maledire il tempo perso, rigirando il coltello nelle piaghe del tuo dolore. Arrabbiarti con te stessa e con il tuo corpo rotto, inveire contro quell’ordine naturale che ti vorrebbe fattrice per genetica e secoli, oppure, prendere il toro per le corna e decidere di fare i conti con una realtà nuova, diversa con cui non avresti mai pensato di venire a patti.
Sei diversamente fertile.
Sono diversamente fertile. E questa cosa ti rimane appiccicata addosso per sempre, anche quando sei diventata mamma e stringi tra le mani il figlio prezioso che hai. Ti rimangono incollate ai piedi, come le ombre di te stessa il senso di inadeguatezza, quello della colpa e quello della vergogna, la solitudine, la tristezza, la rabbia per la frattura con l’ordine di Dio, la sensazione del difetto, della sterilità del corpo e dell’anima. Sentirsi dalla parte sbagliata, vuote e assenti come le case disabitate, le città deserte.
Ma non sei sterile, non sei sbagliata.
Prendo in prestito le parole di Concita De Gregorio che trovo bellissime perché meglio non saprei descrivere il contrario della sterilità:
“ Dalle donne passa la vita, sempre. Dalla pancia, dalla testa, dalle mani e dai ricordi. Dalla capacità e dal desiderio di tenere dentro, a volte dall’impossibilità di farlo”.

Diversamente fertili non significa essere sterili, aride e brulle come la terra incendiata. Diversamente fertili significa avere comunque delle chance.
Ci sono sempre delle possibilità.
E’ vero, al mondo ci sono alcuni “si” e sempre e altri “no” e mai; alcuni bimbi nascono nelle pance delle loro mamme e altri ce li deve mettere la scienza. E’ vero che la forza dei desideri non sempre ripaga in termini di risultati. E’ vero che la vita è crudele e soffice e bella e cattiva. Io sono una di quelle che ce l’ha fatta, una cui la sorte ha sorriso. Una di quelle che ha attraversato il bosco dei rovi della PMA, il cammino difficile e doloroso della procreazione medicalmente assistita e ha ucciso il drago. Per fortuna, per statistica, perché a volte si vince. E quando Monica mi ha proposto di seguire questa rubrica, ho accettato con entusiasmo e gioia perché credo che chi goda di una grazia inaspettata abbia il dovere di rendere il favore. 

Penso che a volte si debba superare la discrezione e la riservatezza e parlare di un argomento, la difficoltà a procreare insieme alle procedure che aiutano a superare questa difficoltà che è ancora ritenuta un tabù, è ancora considerata un segreto. E il non parlarne, o il parlarne male, ne alimenta l’ombra. Spetta a chi ce l’ha fatta raccontare cercando di cambiare la mentalità e il giudizio di chi non sa.

Parleremo allora di pma, di sentimenti, della legge 40 del 2004 che regola la procreazione assistita. Parleremo della difficoltà della coppia, di come sia difficile scegliere i centri giusti, di come sia importante parlare e fare outing e anche di quello che è scomodo dire in un paese ancora vecchio.

Sì, perché il nostro paese è mentalmente vecchio, di e per vecchi, dove le donne spesso si trovano a dover posticipare la scelta di avere un figlio, di anno in anno, fino a quando raggiungono il momento giusto per posizione, status e professione ma sbagliato per il corpo perché ormai è tardi.  Perché prima di avere un figlio si deve pensare a come mantenerlo, si deve cercare di ottenere un lavoro dignitoso, una casa dove farlo vivere, abbandonare la precarietà di molti aspetti della vita in cambio di una stabilità che è condizione necessaria al futuro di un figlio. Ma la capacità ovarica non risponde a questi problemi e l’età biologica non coincide più con quella sociale.

E parleremo di incertezza.
Perché la difficoltà maggiore di  un percorso  di procreazione medicalmente assistita sta nell’incertezza. E’ un cammino difficile, dubbio che scuote, mette in discussione la quotidianità e la proiezione di se stessi nel domani. E’ faticoso in termini psicologici, economici e umani. Noi donne siamo molto brave a farci più male del necessario, tanto da pensare che l’autolesionismo a volte abbia un volto femminile. Così, l’incertezza del percorso di cui parlo potrebbe tranquillamente portare alla paralisi delle nostre vite, indipendentemente dal loro scorrimento. Immerse nel cammino, perdiamo il punto di vista del nostro compagno,  gli avvenimenti che si svolgono intorno perdono di interesse e l’indeterminatezza mina la nostra capacità di decidere, di scegliere, di riprendere in mano la nostra progettualità al di là del sogno di avere un figlio. Io chiamo la pma il salto nel buio, il salto senza reti protettive o anche la folle giostra. Ci monti su, ma non sai quali, quanti e che tipo di giri farai, prima di scendere stordita dalla velocità e al tempo stesso dalla lentezza con cui si susseguono le tappe.

E pareremo e parleremo, perché forse insieme e con ironia si riescono a mandar giù rospi grossi e grassi, anche quelli che difficilmente si trasformeranno in principi, come l’essere diversamente fertile. E chissà che invece non ci stupiscano trasformandosi in altro…

Raffaella Clementi

UN COMMENTO

  1. bello trovarti qui raffaella.. che dire solo chi ci è passato può capire xò apprezzo chi cerca di comprendere anche se non l’ha fortunatamente provato! purtroppo è una realtà difficile da affrontare e il mondo fuori spesso non ci aiuta a rendere le cose più semplici, proprio x la chiusura che c’ è sull’ argomento! grazie per aver aperto questa rubrica e grazie di averla affidata a raffaella che è una persona speciale sempre super disponibile che sta trasformando quello che ha passato in un importante tesoro di supporto di speranza di apertura x chi come me sta ancora lottando!

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