Divorzio breve: era proprio necessario?

Ultima modifica 6 Maggio 2015

Ormai è legge, bastano sei mesi di separazione e poi ognuno per conto suo, naturalmente se non ci sono figli e se i coniugi sono entrambi consenzienti, altrimenti serve 1 anno.

divorzio

Ammesso e non concesso che la giustizia nostrana diventi efficiente e veloce, altrimenti all’anno se ne aggiungeranno altri, quanti? Mah!

Quanto tempo è trascorso dal voto popolare al referendum che avrebbe richiesto una legge sul divorzio!

E dalla sofferta legge che andava contro ogni credenza, ogni abitudine, ogni regola religiosa che imponeva ai coniugi di vivere insieme, nella buona e nella cattiva sorte, finch’è morte non vi separi!
Ancora oggi, nella cerimonia religiosa, viene ripetuta quest’antica formula che, ormai, pare svuotata di ogni senso.
Sapete, molti hanno messo il loro si sulla scheda referendaria, pensando, erroneamente, che sarebbe stata riservata a casi estremi, di vera e propria impossibilità di convivenza, a condizioni particolari che condannavano un coniuge a non vivere una vita serena o, almeno passabile.

La propaganda politica in favore del divorzio portava esempi di uomini assassini condannati al carcere perpetuo, di coniugi che sparivano senza dare più notizia di se, di persone che rivelavano la loro vera personalità solo dopo il pronunciamento del si, personalità criminale, truffaldina o peggio, oltretutto ripetevano che si poteva cancellare un matrimonio religioso, tramite il tribunale della Sacra Rota, ma non quello civile, si perché solo quello civile era pari ad una condanna eterna, ed era una vera e propria grave ingiustizia!

Questo era vero e ottennero i voti.
Oggi, però, penso che le paure dei contrari erano in parte giustificate.
Lo spirito, se non il dettato, della legge è stato tradito, nel senso che una o tutt’e due le parti contraenti il matrimonio lo fa con un’estrema leggerezza, pensando, forse, di aver raggiunto un traguardo, il fine ultimo di quell’amore che, forse non esiste, forse esiste solo un’attrazione, una passione, un coinvolgimento dei sensi e null’altro.

Ma l’amore è un’altra cosa, non coinvolge solo i sensi, non si ferma alle apparenze, non al piacere di un bel viso e di un bel corpo, ci sono affinità elettive che coinvolgono più intimamente corpo e anima e solo questo è amore.

Poi il matrimonio non è un traguardo è una partenza per la vita, la vita di una famiglia che comprende non solo i coniugi, ma i figli che ne sono parte integrante, una famiglia che deve essere costruita passo, passo, mattone dopo mattone, con pazienza e decisione, in comunità di intenti.

Ma questo non accade sempre e non da ora!

Non sono una che rimpiange i bei tempi antichi, perché sono una donna e sono perfettamente cosciente che per secoli era la donna che sopportava, la donna che non aveva prerogative, diritti.
La donna che taceva, chinava il capo e non solo per amore dei figli, perché non aveva altro, non poteva sopravvivere diversamente, doveva tacere e sopportare torti, tradimenti, botte o altro perché non aveva via d’uscita, via di scampo.

Ora, fortunatamente, non è più così, ma…sovente sono entrambi i coniugi a pretendere, a voler vivere, non dico in funzione dell’altro, ma almeno rispettando l’altro, decidendo insieme, prima del fatidico si, il modus vivendi della loro famiglia, solo dopo scoprono che i loro desideri, le loro volontà sono in contraddizione, che non esiste una vita in comune.

E allora perché una legge che obblighi un tempo di ripensamento di 5 anni?

divorzio breve

Perché non annullarlo o almeno ridurlo a 6 mesi? Perché?

Ed ecco la legge.

Ma io penso a quei bambini, a quei figli che perdono la loro famiglia, che vivono con uno solo dei genitori, che vedono l’altro (o l’altra) saltuariamente, forse, col tempo, ci si abituerà, diventerà prassi consolidata, forse, diventeranno minoranza le coppie sposate da molti anni, forse…

Ma siamo proprio sicuri che sarà un bene, o sarà solo il trionfo dell’egoismo?

Nonna Lì

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