Vivere con l’emofilia A significa affrontare ogni giorno una patologia complessa, che va ben oltre l’aspetto clinico. In Italia riguarda circa 5.000 persone, molte delle quali sono bambini o ragazzi, con un impatto importante non solo sulla salute fisica ma anche sulla vita emotiva, sociale e familiare.
Nonostante i grandi progressi della medicina negli ultimi anni, per molte famiglie convivere con l’emofilia A significa ancora limitazioni, paura del sanguinamento e una gestione quotidiana impegnativa. Oggi però arriva una novità che segna un vero cambio di passo.
Emofilia A: Una nuova prospettiva

Gli studi più recenti dimostrano che mantenere livelli di Fattore VIII superiori al 40% – valori simili a quelli delle persone senza emofilia – può migliorare in modo significativo sia gli esiti clinici sia la qualità di vita (QoL) dei pazienti.
Ed è proprio in questa direzione che va la nuova terapia recentemente resa disponibile anche in Italia.
Altuvoct: una svolta nella gestione dell’emofilia A
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 10 gennaio 2026, il Servizio Sanitario Nazionale ha reso rimborsabile Altuvoct (efanesoctocog alfa), una nuova terapia sostitutiva del Fattore VIII, indicata per bambini, adolescenti e adulti con emofilia A.
Si tratta del primo “high-sustained factor VIII”, una nuova tipologia di trattamento che permette, con una sola somministrazione settimanale, di raggiungere e mantenere livelli di Fattore VIII superiori al 40% per gran parte della settimana.
In parole semplici?
- Più protezione,
- meno infusioni,
- meno sanguinamenti,
- più libertà nella vita di tutti i giorni.
La terapia può essere utilizzata sia in profilassi, sia per il trattamento degli episodi emorragici e nella gestione degli interventi chirurgici.
Emofilia A: una malattia che coinvolge tutta la famiglia
L’emofilia A è una malattia genetica rara dovuta alla carenza del Fattore VIII, essenziale per la coagulazione del sangue. I sanguinamenti – anche microscopici – possono colpire muscoli e articolazioni, causando dolore, danni articolari cronici e, nei casi più gravi, disabilità.
Per bambini e genitori questo si traduce spesso in:
- rinunce allo sport e al gioco,
- paura di cadute e traumi,
- assenze da scuola,
- stress emotivo continuo.
Nonostante i progressi terapeutici, molti bisogni restano ancora insoddisfatti, soprattutto sul piano della serenità quotidiana.
“Maggiore protezione e intervalli più lunghi tra un’infusione e l’altra possono alleggerire la gestione quotidiana della malattia”, spiega Cristina Cassone, Presidente di FedEmo.
“Significa lavorare, studiare e vivere con più serenità, fissare nuovi obiettivi e inseguire le proprie aspirazioni”.
Un concetto chiave emerge con forza: puntare alla normalizzazione dell’emostasi, non solo a “ridurre i sanguinamenti”.
Dolore, paura di sanguinare e limitazioni fisiche possono influire profondamente sull’autostima, sulle relazioni sociali e sul benessere psicologico.
Studi clinici: risultati incoraggianti anche nei bambini
L’efficacia e la sicurezza di efanesoctocog alfa sono state dimostrate negli studi di fase 3 XTEND-1 (adulti e adolescenti) e XTEND-Kids (bambini).
I risultati mostrano:
- riduzione significativa degli episodi emorragici,
- miglioramento della salute articolare,
- aumento della qualità di vita in tutte le fasce d’età.
Secondo la prof.ssa Flora Peyvandi, direttrice del Centro Emofilia e Trombosi Bonomi di Milano, questi risultati sono possibili grazie a un meccanismo d’azione innovativo, che supera un limite storico delle terapie precedenti.
In sintesi
- Una sola infusione a settimana
- Livelli di Fattore VIII simili a chi non ha emofilia
- Meno sanguinamenti, meno dolore
- Più libertà per bambini, ragazzi e famiglie
Per molte mamme e papà, questa innovazione rappresenta non solo una nuova terapia, ma una nuova speranza di normalità.




