Evora, la città-museo

Ultima modifica 29 Settembre 2016


Parliamo del Portogallo e già ci sentiamo invasi da una sensazione di colore e di passione. Ancora di più se, parlando del Portogallo, parliamo di una città luminosa e gentile come Evora.

“Piccola città, la più luminosa e amabile fra tutte…Evora risplende sui campi riarsi dell’altopiano come un cristallo bianco posato su un panno scuro.” Questa la descrizione fatta dallo scrittore tedesco Reinhold Schneider. E in effetti se la guardiamo da lontano, arrivando dalla pianura dell’Alentejo, Evora ci appare come raccolta sulla collina, con la cattedrale che si staglia al di sopra dei tetti.

Passeggiare tra stradine e centro storico

Entriamo nella città da sud, da Largo das Portas de Moura, una piazza allungata con una fontana del ‘500 sormontata da un’originale sfera di pietra. Qui troviamo la Casa Cordovil, una fantastica costruzione del ‘500 con una terrazza con loggia di ispirazione moresca. Da qui prendiamo la salita che porta alla cattedrale, ma subito dopo pochi passi ci fermiamo ad ammirare la Janela Garcia de Resende: dalla casa dell’umanista originario di Evora, si affacciano tre finestre finemente ornate da archetti, coroncine e capitelli moreschi.

Prima di arrivare alla cattedrale è bello perdersi tra le viette e lasciarci pervadere dal profumo dei glicini, degli aranci e dei gelsomini che ricoprono i muri delle case nei cortili. La maggior parte delle case sono bianche e hanno le finestre con i contorni verniciati di giallo quasi a richiamare la luce del sole in mezzo a quelle strade strette, costruite così un tempo per difendersi dai nemici.

Siamo arrivati a la Igreja da Graça, un antico convento del Rinascimento, dall’alto della quale sporgono quattro enormi Atlanti. Continuando a camminare troviamo la lugubre Igreja Real de São Francisco, con una cappella ricoperta di scheletri. Beh, già lo spettacolo non è dei più graditi, poi leggiamo la scritta: “noi ossa siamo qui ad aspettare le vostre”…Humm, vabbè, magari è meglio proseguire!

Il quartiere medievale ci conduce fino a la Praça do Geraldo, il centro cittadino. Qui vediamo palazzi e portici ottocenteschi, una bella fontana rinascimentale e la cinquecentesca Igreja de Santo Antao. Questo è un po’ il cuore della città, dove si tiene il mercato, dove passano le processioni, luogo per ogni tipo di appuntamento, pieno di turisti e bottegai.

Ancora poco cammino e siamo arrivati al punto più alto della città, dove sorgeva un’antica acropoli romana testimoniata dalle superstiti colonne del Tempio di Diana, risalente al II sec. d.C.. Probabilmente questo tempio fu fatto costruire da Traiano e Adriano, entrambi di origine iberica, ma in seguito fu usato come fortezza, nel Medioevo, e come macello pubblico alla fine dell’800. Da qui, sul lato nord del tempio, fermiamoci a godere della bellissima vista sulla pianura alentejana dal giardino che si affaccia sulle mura romane.

Accanto al tempio romano troviamo il Convento dos Lóios . La chiesa del convento dedicata a São João Evangelista ha un magnifico portale in stile gotico fiammeggiante e al suo interno ha una meravigliosa navata interamente ricoperta da notevoli azulejos, piastrelle colorate a mano e smaltate tipiche dell’arte portoghese. Il convento è stato trasformato in pousada, cioè in un albergo ospitato in edifici storici ristrutturati.

La Sé

Finalmente arriviamo a la Sé, la cattedrale. Utilizzata dagli arabi come moschea, venne riconsacrata nel XII secolo. E’ in stile romanico-gotico, ma si possono riconoscere anche stili successivi. Anzi proprio la mescolanza di stili è una sua caratteristica. Ad esempio le sue due torri sono una diversa dall’altra: una ha una cuspide ricoperta di maiolica, l’altra ha un tetto conico circondato da otto torrette; il portale è gotico, il coro rinascimentale e la cappella è in grandioso stile Barocco. All’interno della cattedrale si può visitare il Museo di arte sacra.

Dopo la cattedrale ci rimane da visitare l’Università, con il suo ampio Claustro des Estudos e le aule ornate da azulejos settecenteschi; l’immensa Biblioteca settecentesca; il Palácio de Dom Manuel, residenza di diversi sovrani portoghesi; il Palácio Baronha; e, se ne avete tempo e voglia, un’infinità di monasteri, conventi, chiese e cappelle.

Per avere un’idea precisa della storia e della vita della città vale la pena visitare il Museo Regional, nel palazzo arcivescovile.

Per tutto questo Evora è stata dichiarata dall’UNESCO città Patrimonio dell’Umanità.

Insomma, non stupisce che un altro scrittore, José Saramago, nel suo Viaggio in Portogallo, scrive che “a Evora ci sono più monumenti che in qualunque altra città portoghese, e…c’è un’atmosfera che non si trova in nessun altro luogo.”

Fuori Evora vale la pena raggiungere Evoramonte, un borgo dominato da un affascinante castello.

Cucina alentejana e artigianato

La cucina tipica di Evora e della sua regione è davvero saporita e vanta piatti molto particolari come la
Açorda à alentejana, una zuppa a base di coriandolo fresco, pane, uova e aglio. Ci sono poi le migas à alentejana, polpette di pane con pancetta e carne di maiale; il lombo de porco con Amêijoa, carne di maiale con vongole; l’ensopado  de borrego, agnello stufato; la poejada, zuppa con formaggio fresco; e il caldo de pèixe à l’alentejana, ombrina cotta con aromi di campagna. I dolci sono spesso fatti in casa e sono a base di uova e mandorle.

L’artigianato di Evora ha come caratteristica principale i colori accesi che si ritrovano nelle ceramiche, negli oggetti di sughero e di legno, nei tappeti di Arrajolos. Per lo shopping basta andare nella centrale rua 5 de Outubro per trovarsi circondati da negozietti pieni di oggetti di artigianato: i tappeti di Arrajolos, oggetti di sughero e ceramiche, mobili e cassapanche decorate con fiori colorati, gioielli realizzati secondo antiche tradizioni.

 Per maggiori informazioni: VisitPortugal

Paola Biandolino

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