Famiglie omogenitoriali

Ultima modifica 21 Aprile 2021

E’ lapalissiano come l’amore per i figli prescinda dalla propria identità sessuale così come è sciocco soffermarsi ad analizzare le capacità di una coppia omogenitoriale di crescerli amorevolmente: le abilità sono identiche, a mio avviso. Fare un distinguo, sia positivo che negativo, rispetto alle coppie eterosessuali è un atteggiamento di una banalità sconcertante.

famiglie-omogenitoriali

Eppure lo faccio comunque, a scanso di eventuali equivoci: si può essere pessimi genitori eterosessuali esattamente come lo si può essere amando una persona dello stesso sesso. Crescere dei figli è complicato, a prescindere dal fatto che il nostro compagno di vita sia un uomo oppure una donna. Ed è assolutamente vero anche il contrario: le coppie omogenitoriali possono ovviamente essere dei genitori straordinari. L’unica condizione è che siano persone straordinarie, non ha alcuna importanza con chi condividono il letto e il loro amore per i figli.

Fatta quest’ovvia considerazione, ne resta un’altra da fare, altrettanto scontata: nonostante ci si dichiari “moderni”, “aperti” o, termine davvero detestabile “tolleranti” nei confronti di certe realtà, è indiscutibile che l’immagine di una coppia omosessuale che cresce dei figli è ancora complicata da assimilare. All’estero le cose sembrerebbero “andare un po’ meglio”, anche se non ne sono poi così convinta, mentre qui in Italia si fatica ancora parecchio a concepire una famiglia dove ci sono due papà oppure due mamme.

Qualsiasi mia considerazione per mettermi al riparo dall’eventuale accusa di nutrire remore sul loro sacrosanto diritto di crescere dei figli sarebbe scontata e soprattutto superflua. Quindi non mi concentro sulla mia posizione in merito, che penso sia piuttosto chiara, quanto su quello che potrebbe essere, a mio avviso, l’unico vero problema della coppia omogenitoriale: le possibili ripercussioni a livello sociale sui loro figli.

Ritengo che ciò che fa soffrire due genitori davanti al coming out del proprio figlio/a, non sia l’omosessualità in sé, non del tutto perlomeno. Il vero problema è la consapevolezza che questo figlio/a sarà inevitabilmente bersagliato di battutacce da osteria e che dovrà sopportare il costante giudizio della gente. Che poi a loro di quel giudizio non importi nulla non è determinante: la paura di questi genitori sarà sempre di non riuscire a proteggere adeguatamente i figli da un mondo che si professa aperto e liberale, mentre in realtà per certi versi è ancora fermo al Medioevo.

La mia impressione è quella che anche le coppie omogenitoriali possano vivere la stessa sensazione: cioè quella di non riuscire a preservare i loro figli dalla cattiveria sociale.

Mariasiliva e Francesca, sono una coppia omosessuale, che sta crescendo quattro figli. Da quando hanno scoperto di amarsi non hanno avuto alcun dubbio: sarebbero diventate mamme, con già in testa chiara l’dea che avrebbero affrontato con gioia la loro vita in comune.

Affermano scherzosamente che forse sono state troppo impegnate in una quotidianità complicata con quattro figli da crescere, e che è forse per questo che non si sono accorte di eventuali pettegolezzi, soprattutto alle loro spalle. Osservano argutamente che se qualcuno sparla di loro, pazienza: è una cosa che capita a tutti.

La più grande dei loro figli si chiama Margherita e ha dieci anni. Le hanno spiegato con naturalezza che ha due mamme che si amano e che la amano, mettendo in chiaro che non sono due amiche che vivono insieme. Con gli altri bambini, ancora troppo piccoli, non hanno ancora affrontato l’argomento.

Davanti alla richiesta della sua maestra di disegnare la mamme e il papà, Margherita ha risposto che lei il papà non lo aveva. La maestra ha insistito, chiedendole di disegnare il suo papà “ideale”. Lei ha disegnato Harry Potter, un papà che vorrebbe però un domani per i propri figli, non per se stessa. Il sogno di questa coppia è quello di poter avere la possibilità di potersi sposare qui in Italia, senza dover fuggire all’estero. Hanno voglia di vedere un cambiamento, ovviamente, ma nel frattempo vivono piuttosto serenamente la loro realtà.

Forse, però, la loro visione è ancora incompleta, poiché i loro figli non sembrerebbero essersi ancora scontrati con ciò che ha invece vissuto Marina, una quindicenne statunitense che conosce in modo approfondito l’omofobia.

Potete leggere la sua storia qui , una testimonianza che racconta un vissuto decisamente più complicato. La sofferenza di vedere le sue mamme insultate in qualsiasi modo l’ha resa più forte e agguerrita. Marina lotta per l’uguaglianza dei diritti delle coppie gay addirittura da quando aveva 9 anni..

Si definisce un’ “educatrice”. Insegna la tolleranza, perché durante la sua infanzia ha subito ogni genere di discriminazione. Sì, nella civilissima e moderna America, grazie a uno zelante impiegato estremamente religioso, sua madre ha rischiato persino che le venisse tolta la custodia della figlia. E’stato aperto un fascicolo su questa mamma, colpevole solo del fatto di amare un’altra donna, e la documentazione è stata consegnata al papà biologico di Marina, un uomo con il quale lei non ha mai avuto alcun contatto “Penso di essere l’esempio lampante che è l’amore a fare una famiglia non i ruoli fissi dei genitori” questo racconta questa ragazza, che ha un fidanzato da due anni smentendo così anche l’assurda convinzione di alcuni “studiosi” secondo i quali l’omosessualità sarebbe trasmissibile ai figli un po’ come il colore degli occhi o la forma delle labbra. E non sente affatto la mancanza di una figura paterna in casa, non ne ha mai avvertito la necessità e continua a non avere rapporti con lui.

Alle scuole medie si è sentita discriminata dagli insegnanti, quando temeva invece che il problema potessero essere i suoi compagni. Non le hanno consentito di presentare in classe il suo albero genealogico, perché avere due madri non era “ammissibile”. Ha dovuto perciò inventare un padre immaginario, per soddisfare le convinzioni personali dei suoi insegnanti. “Insegnanti” di cosa, mi chiedo io…

La sua testimonianza è molto particolareggiata, apre tanti spunti di riflessione. Vi consiglio di leggerla attentamente, prima di commentare questo post. L’omogenitorialità è un argomento che presenta ancora tantissimi punti interrogativi, un tema ricoperto da una buona dose di pregiudizio che dovremmo finalmente imparare a buttarci alle spalle, con la consapevolezza che, per molti versi, siamo veramente ancora fermi al Medioevo.

Soltanto dopo aver riconosciuto questo dato di fatto, sarà possibile trovare una strada per sdoganarsi dal preconcetto. Negare in senso assoluto che il pregiudizio esista, è invece soltanto un ulteriore passo per lasciare le cose esattamente come sono.

Rispondi