Ferragosto in … auto!

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

È la settimana di ferragosto,sapete, fino a pochi anni fa, la nostra riviera presentava il tutto esaurito.

Gli ultimi arrivati, senza prenotazione, non trovavano alloggio per 1 o 2 notti e dovevano giocoforza dormire in auto, code, lunghissime file di automobili bloccavano l’autostrada ed era difficile persino uscirne, l’Aurelia era intasata e difficili, se non impossibili, erano i parcheggi, ristoranti e bar erano stracolmi e le passeggiate erano frequentatissime per non dire delle spiagge.

Gli stabilimenti balneari avevano il cartello del tutto esaurito.

E la situazione non è cambiata per molto tempo, l’unica differenza era che il resto della stagione presentava ‘ buchi pazzeschi ’, solo nei fine settimana si presentava il ‘pienone’.

Si diceva che la gente non passava più le ferie in Liguria, troppo  facile raggiungerla, troppo vicina. Ho sentito persino qualcuno dire ‘ vado qualche giorno a Varigotti, ma come faccio a dirlo agli amici che passano le loro ferie a Formentera piuttosto che a Mauritius! È bello, ma troppo scontato!

Ora c’è gente che dorme sulla spiaggia! Senza tende, perché sono proibite, arrivano in moto e si fermano per i fine settimana e qualche giorno in più per ferragosto.

Molti dormono in automobile e arrivano sulle spiagge carichi di bagagli: ombrelloni, sedie, tavolini e borse frigo piene di  ogni cosa, non comperano nulla, si portano tutto da casa, per risparmiare, per spendere il meno possibile, dormono in cinque in macchina e si concedono il caffé o un cappuccino per poter usufruire delle toilettes dei bar.

Sembra di essere tornati nel 1950, con la differenza che allora non usavano le automobili, pochi erano i felici possessori, e si stipavano nei treni cosi detti accelerati, lenti come lumache che si fermavano in tutte le stazioni, dormivano sulle panchine dei giardini o in spiaggia, mangiavano panini portati da casa e si facevano l’acqua gassata riempiendo le bottiglie alle fontane ed usando quella polvere che faceva le bollicine, idrolitica, si chiamava, ma c’erano altre polveri che trasformavano l’acqua in aranciata o limonata.

Allora uscivamo da una guerra e ci stavamo risollevando piano, piano, e quelle gite al mare, anche in quelle condizioni, erano una conquista, una gioia, una speranza di miglioramento.

I più fortunati avevano la bicicletta o addirittura la vespa, pochi l’automobile, ma di li a poco ci sarebbe stato il BOOM e molti si poterono permettere l’acquisto di un’utilitaria, una 600 l’automobile italiana a basso costo e bassi consumi che inondò le nostre strade.

Ora abbiamo tutti, o quasi, l’automobile, molti di marca estera, i telefonini, i televisori, i computer, ma stiamo andando sempre peggio.

Diversamente dagli anni ’50 non c’è molta speranza per il futuro, siamo entrati in recessione, fabbriche che chiudono, giovani che non trovano lavoro, meno giovani che lo perdono, chi ci dà speranza? Nessuno.

E le spiagge libere di Liguria sono di nuovo piene, solo nei fine settimana o a ferragosto, ma i bar e i ristoranti, come gli alberghi, sono semivuoti, e le borse frigo sono dappertutto.

E, di notte, si vedono strani involti sulla sabbia, molti, moltissimi strani involti, sono persone, che dormono avvolte dagli asciugamani.

Domani mattina un caffé o un cappuccino al bar….per poterne utilizzare le toilettes.

La storia si ripete, ma, questa volta, con poca allegria e con ancor più poca speranza.

 

Nonna Lì

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