Finiamo il programma… o viviamo il programma?

Ultima modifica 26 Novembre 2019

L’attenzione assoluta va spostata sui bambini e su ciò di cui proprio loro hanno bisogno per crescere svegli.
E il “programma” non va “finito” ma costruito, smontato, rimontato, vissuto.
Le lezioni sono “occasioni “ per farsi domande, rispondersi, fare ipotesi e verificarle.

Ormai sono entrata “nel tunnel” e non credo che ne uscirò (come penso tanti altri insegnanti).
Ora mi spiego meglio.

Finiamo il programma… o viviamo il programma?

Finiamo il programma

Per ogni argomento proposto nel libro di testo devo trovare una motivazione forte che trascini all’ esterno della scuola l’obiettivo da raggiungere.

Ma non solo. Serve anche una spiegazione che tenda il più possibile all’ origine di ciò che si affronta, in modo da non lasciare nei bambini il sapore insipido dell’imparare a pappagallo senza conoscere le radici di ciò che sanno.

Per ogni “spiegazione “negata” dal libro perché troppo “difficile”
c’è un pomeriggio passato a renderla “spiegabile”
al mattino dopo.

Vorrei rispondere sempre in modo concreto alle loro domande che non sono mai mai mai stupide e suscitare una curiosità che proprio… esploda.

E soprattutto vorrei sempre trovare il modo per riuscire a tirare dentro ad ogni realtà tutti i bambini. In questo, ammetto che c’è sempre chi mi sostiene e mi viene dietro.
Solo che cadere sempre in piedi in questo percorso non è facile. Però paga.

Ieri mattina, quarta ora, geografia. Siamo a Perugia.
La cartina dell’Italia è appesa al muro e il nord è in alto.
“Dov’è Venezia?” “A nord!”
Il dito sulla cartina arriva sicuro di sé.
“Se però dovessimo indicare Venezia dalla città di Perugia, stendendo un filo invisibile tra il nostro dito e la vera Venezia, quali sarebbero direzione e verso?”
Per un bambino è scontato capire che la cartina è su un piano verticale mentre noi cerchiamo il nord reale sul piano dell’orizzonte? Un bambino riesce da solo a vedere la sua posizione “in piedi” rispetto al piano della Terra e a capire perché proprio lì è il nord? No.
Infatti qualcuno prova ad alzare il dito dicendo un timido “Lassù?” e lo fulmino simpaticamente con un’occhiatina…il dito si rannicchia e scende (eppure conoscono i punti cardinali…a parole).

Ma il modo di accendere la lampadina lo trovano, se hanno il tempo.

“Ci vuole la bussola maè!”
“Sì ma accidenti siamo senza bussola.”
“Gli antichi usavano il sole e le stelle per viaggiare…”
“Eh…”

Piano piano esce fuori che tutte le mattine 3 o 4 di loro devono spostare il banco causa-luce solare accecante.
”L’est è lì! Dove nasce il sole!”
Allora ha senso alzarsi, puntare il braccio destro verso est e scoprire che il mio sguardo punta a nord. Stiamo guardando Venezia… o giù di lì.
Il nostro nord è proprio dentro la libreria. Due metri più in là della Venezia sulla cartina; non corrisponde nemmeno al centro della parete! Antipatico.

Che sorrisi meravigliosi… relax della scoperta.
Ma io sadicamente “ Perché?”
“Maè…ma…ma come perché?”
“Eh, ma perché è lì il nord?”
“Eh, ma te l’abbiamo detto. Perché l’est è sul braccio destro…maé!”
“Vi faccio vedere una cosa.”
Prendiamo il mappamondo, ci puntiamo uno spillo “fette-munito” e lo piantiamo sull’ Italia, direzione nord-sud, verso nord…verso Venezia, ma soprattutto verso…
“IL POLO NORD !!”
“Oh, e così cadiamo però!”    “Macché! C’è la gravità!”  “Perché è grave?”  “Nooo, la forza di gravità!” “Mamma mia quanto è forte!”
Li lascio continuare o li fermo? Li fermo, anche se sarebbe carino arrivare alla fine della storia della forza di gravità…

Adesso posso chiedere dove è Palermo.
Me lo indicheranno sulla cartina. Poi li vedrò pensierosi a cercare il sud sullo orizzonte.
Metteranno il braccio destro verso est e capiranno che Palermo è alle loro spalle.
E se invece senza indicazioni si metteranno col braccio sinistro verso est e mi diranno che stanno guardando il sud…avrò raggiunto l’obiettivo più alto: l’autonomia di pensiero e la costruzione autonoma di una nuova conoscenza. 

Questa è la mia prossima verifica di geografia.

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