Guillermo del Toro mi è sempre piaciuto.
Mi affascina il suo modo di raccontare i “mostri”, il suo sguardo tenero e crudele insieme, il suo uso dei colori, delle ombre, del gotico come linguaggio emotivo. Per questo ero davvero curiosa di vedere la sua versione iconica di Frankenstein.

Devo dirvelo: fin dalle prime scene l’ho amato.
Il gioco cromatico, la messa in scena, il ritmo del racconto. Tutto parla la lingua di del Toro: una lingua fatta di solitudine, diversità, ferite interiori, creature che non chiedono altro che essere viste e amate.

Poi però arriva il “ma”.
Un “ma” importante. E non riguarda il regista.

Frankenstein: Quando il problema non è il film, ma l’etichetta

Il problema, per me, è Netflix.
Il colosso della pay-per-view ha inserito questo film nella categoria 10+.
Così pensi:

“va bene, possiamo vederlo insieme. Nostra figlia ha dieci anni, e non si impressiona facilmente. certo, sono cosciente che ci potranno essere alcune scene un pò forti. Stiamo parlando di una creature che viene composta con gli scarti dei deceduti. ma se è 10+ saranno gestibili.

E invece no.

Andando avanti con la visione, le scene diventano sempre più crude e disturbanti, a mio avviso troppo per bambini così piccoli. Non parlo di paura “da brivido”, ma di immagini visivamente e simbolicamente violente. A un certo punto abbiamo deciso di interrompere la visione con loro.

La lotta con i lupi.
Lo staccamento della mascella di un uomo per mano della Creatura.
Momenti che, per intensità e impatto, non sono affatto adatti a un pubblico di dieci anni.

E allora la domanda sorge spontanea: qual è il metro con cui questo film è stato classificato come 10+?

Frankenstein non è mai stata una storia “per bambini” e ne sono cosciente, non pensate che sia pazza. 
È Mary Shelley. È il moderno Prometeo. È un racconto che da oltre duecento anni parla di solitudine, rifiuto, responsabilità, paura del diverso, fallimento dell’umano.

Ed è proprio lì che guarda Guillermo del Toro.
Lo fa con lo sguardo incantato di chi è stato segnato da questa storia fin dall’infanzia. Non è difficile ritrovare, in questo film, i temi che attraversano tutta la sua carriera: l’amore per i reietti, per gli esclusi, per chi è definito “mostro” solo perché non rientra nella norma.

Il gotico, in del Toro, non è mai decorazione.
È una chiave emotiva. È il modo che ha di parlare di noi.

Il punto di vista di un genitore

Ma come ha fatto Netlix ha pensare che potesse essere visto da bambini così piccoli, per i quali forse a volte, capire cosa sia reale e cosa no, è ancora difficile.

E non ditemi che Guillermo del Toro fa solo film di paura, e dovevo aspettarmelo da lui… Perché vi ricordo che, sempre su Netlix, era uscito una rivisitazione stupenda di Pinocchio, diretta da lui. Tanto da aver vinto il Golden Globe, come miglior film d’animazione.

Come genitori, non chiediamo film edulcorati.
Chiediamo però chiarezza. Perché un 10+ suggerisce una visione condivisa, accompagnata, gestibile. E questo film, per contenuti e immagini, richiede uno sguardo più maturo, più consapevole.

È un film da vedere.
È un film importante.
Ma è un film che, secondo noi, va visto più avanti, quando i ragazzi avranno gli strumenti emotivi per attraversarlo, bastava impostarlo come 13+.

E qui nasce un altro problema, come genitori siamo molto attenti a ciò che guardano i nostri figli, perché riteniamo fondamentale che i contenuti siano adeguati alla loro età. Ma se mia figlia, con libero accesso a Netflix, avesse visto l’indicazione 10+ e, fidandosi di quella classificazione, avesse deciso di guardarlo da sola perché considerato adatto alla sua età? Quali potrebbero essere oggi gli effetti su di lei? Incubi la notte?

Quindi, arrivando alla conclusione di questa lettera aperta e rivolgendomi alle alte cariche di Netflix, nella speranza che possano intervenire rivedendo la classificazione dell’età, mi sorge spontanea una domanda…

Se forse, ancora una volta, la vera creatura smarrita non sia Frankenstein, ma il sistema che fatica a distinguere tra ciò che è “cruento” e ciò che è davvero adatto all’infanzia.

Perché non tutto ciò che parla di mostri è per bambini.
E non tutto ciò che è bellissimo è per tutti, allo stesso tempo.

Classe 1985 nata e cresciuta a Milano, meglio Cormano. Sono laureata in scienze sociali applicate ma nella vita ho fatto un pò di tutto. Da febbraio 2017 ho lasciato il nord per trasferirmi a Catania con la famiglia, rientro nella City a settembre 2024 per godermi a pieno tutti gli eventi che questa città ha da offrire! Sono mamma di due piccole pesti che adoro, anche quando mi fanno impazzire. Dal 2020 ho iniziato a lavorare come content writer/copywriter e successivamente ho preso la qualifica con Meta in Social Media Marketing. Amo viaggiare, la lettura, il cinema, le serie tv, i giochi di società ed il baseball/softball.

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