“Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito” arriva a Milano dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027. Una mostra fotografica per scoprire la donna dietro l’icona, attraverso gli scatti dei grandi fotografi del Novecento.
Il suo volto è ormai impossibile da non riconoscere: le sopracciglia marcate, lo sguardo intenso, i fiori tra i capelli, gli abiti coloratissimi e quella presenza che sembra bucare la fotografia.
Ma quanto conosciamo davvero Frida Kahlo al di là dell’immagine che abbiamo imparato a riconoscere ovunque?
È proprio da questa domanda che nasce “Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito”, la mostra che dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027 sarà ospitata negli spazi di MYOWNGALLERY – Superstudio Più, in via Tortona 27 a Milano.
E, diciamolo, è una mostra che può essere interessante anche da vivere con i nostri figli più grandi, perché dietro le fotografie di Frida ci sono temi che parlano molto anche al presente: l’identità, il rapporto con il proprio corpo, il modo in cui scegliamo di mostrarci agli altri e la capacità di trasformare ciò che viviamo in qualcosa di creativo.
Frida Kahlo: prima artista, poi icona

Oggi siamo abituati a vedere Frida ovunque.
Su magliette e tazze, poster e quaderni, borse, cartoline e persino oggetti decisamente lontani dal mondo dell’arte.
Eppure la storia dell’artista messicana come icona popolare è relativamente recente.
Quando Frida Kahlo morì, nel 1954, il suo nome era ancora lontano dalla fama planetaria che conosciamo oggi. La sua riscoperta sarebbe arrivata soprattutto molti anni dopo, contribuendo a trasformarla in una delle figure femminili più riconoscibili della cultura contemporanea.
La cosa curiosa è che, nel suo caso, non è diventata iconica soltanto una sua opera. È diventata icona lei stessa.
Il suo volto è diventato quasi un’opera.
Frida aveva già capito tutto dell’autorappresentazione
Ed è qui che la storia si fa ancora più interessante.
Frida Kahlo non subiva semplicemente il modo in cui veniva rappresentata. In molti casi, lo costruiva.
Sceglieva con attenzione come vestirsi, come porsi davanti all’obiettivo, quali elementi della cultura messicana portare nella propria immagine.
Gli abiti tradizionali, le acconciature, i fiori, i gioielli: tutto contribuiva a creare una figura immediatamente riconoscibile.
Era una forma di autorappresentazione consapevole che oggi, nell’epoca dei social, ci sembra quasi sorprendentemente familiare.
Pensiamoci: anche noi scegliamo quale fotografia pubblicare, quale lato mostrare, quali dettagli raccontare e quali lasciare fuori.
Frida lo faceva senza Instagram, senza filtri e senza smartphone.
E lo faceva attraverso la pittura e, soprattutto, attraverso la fotografia.
Davanti all’obiettivo, Frida non era mai soltanto un soggetto
La fotografia accompagna Frida per tutta la vita.
Suo padre, Guillermo Kahlo, era fotografo e la ritrasse fin da bambina. Poi, nel corso degli anni, davanti al suo obiettivo si sarebbero avvicendati alcuni dei più importanti fotografi del Novecento.
La mostra raccoglie gli scatti di Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund e Fritz Henle.
Sono sguardi diversi sulla stessa donna.
C’è Frida intima e Frida pubblica. C’è la donna innamorata, l’artista, la persona fragile, quella ironica e quella combattiva.
E c’è soprattutto una Frida che sembra sapere perfettamente di essere davanti a una macchina fotografica.
Non è semplicemente qualcuno che viene fotografato.
È qualcuno che partecipa alla costruzione della propria immagine.
Una mostra per scoprire la donna dietro il mito
“Attraverso i miei occhi” non vuole essere soltanto una successione di fotografie celebri.
Il progetto, curato da Vittoria Mainoldi, intreccia fotografia, arte e biografia per raccontare proprio il rapporto tra Frida e la sua immagine.
L’obiettivo è capire come sia nato quel mito che oggi conosciamo così bene.
E forse anche provare a separare, almeno per qualche ora, Frida dalla Frida che abbiamo costruito nella nostra testa.
Perché l’icona con i fiori tra i capelli è soltanto una parte della storia.
Dietro ci sono il dolore fisico, le passioni, gli amori, la cultura messicana, la pittura, le fragilità e una personalità straordinariamente forte.
C’è una donna che ha scelto di trasformare il proprio corpo e la propria esperienza in materia artistica.

Una riflessione che parla anche ai nostri ragazzi
È questo uno degli aspetti che rende la mostra particolarmente interessante anche per una visita in famiglia.
Con adolescenti e ragazzi possiamo partire proprio dalle fotografie.
“Come pensi che volesse essere vista Frida?”
Una domanda semplice che può aprire una conversazione sul modo in cui tutti noi costruiamo la nostra immagine.
Oggi viviamo immersi nelle fotografie. Ci fotografiamo, scegliamo cosa pubblicare, osserviamo le immagini degli altri e spesso confrontiamo la nostra vita con una versione accuratamente selezionata di quella altrui.
Frida ci ricorda che dietro ogni immagine c’è uno sguardo.
E che raccontarsi attraverso un’immagine può essere una forma di espressione, ma anche di autodeterminazione.
Info pratiche
Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito
Dove: MYOWNGALLERY – Superstudio Più, via Tortona 27, Milano
Quando: dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027
A cura di: Vittoria Mainoldi


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