Fumo, ma non di Londra!

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Lasciate parlare una non fumatrice da sempre. In casa fumavano tutti, in modo più che moderato, mio padre una sigaretta dopo i pasti, mia madre solo una sigaretta dopo un vero e proprio pranzo, magari in compagnia di amici, e anche nonni e zii si comportavano così.

Io, quindi, avevo l’esempio che, pur gustando una sigaretta si poteva non essere dipendenti.

Anche se giovanissime, tutte le mie amiche iniziarono a fumare, impiegavano così i pochi spiccioli che si ritrovavano in tasca, allora non era tempo di ‘paghette’, e rinunciavano alla colazione a scuola o ad un paio di calze, o al gelato del passeggio domenicale per un pacchetto di bionde.

Il tutto di nascosto dai genitori che, pur fumatori in qualche caso accaniti, proibivano il fumo alle figlie, anche se erano più tolleranti con i figli maschi, oppure fingendo di non sapere, allungavano qualche moneta in più per il loro ‘vizio’.

Mentre per i ragazzi fumare significava essere diventati grandi, fare le “cose” del padre (poche erano le madri fumatrici e mai per strada e difficilmente al caffè. Una donna che fuma in pubblico, tra estranei… figurarsi), per le ragazze era una sorta di ribellione, nascosta per carità, ma era una sorta di affermazione dei loro diritti, affermavano così di essere pari agli uomini, quando la parità era al di là da venire.

E’ per questo che io non ho mai voluto fumare, perché mi sembrava stupido affermare una parità copiando i loro vizi, perché anche allora si sapeva che il fumo faceva male, che dava dipendenza, ma sapete gli uomini, molto poco intelligentemente, pensavano fosse virile tenere una sigaretta in mano e aspirarne il fumo a larghe boccate.

Piano, piano le ragazze presero coraggio e iniziarono a fumare per strada, nei bar, a scuola, magari nei maleodoranti servizi igienici, proprio come i ragazzi.

Avevano ottenuto l’agognata parità e, per non farsi mancare nulla, ne abusarono, in una sorta di rivincita sui privilegi maschili, li superarono e, incuranti de “il fumo fa male”, non si sentivano appagate se non con la sigaretta in bocca.

Oggi si sa che anche il feto risente  delle sigarette fumate dalla madre, e che può trarne conseguenze anche gravi, malattie invalidanti debolezze o carenze degli apparati interni.

Si sprecano consigli medici (magari con le mani macchiate da nicotina), pubbliazioni, moniti, campagne pubblicitarie per il non fumo, sempre, ma specialmente in gravidanza, ma moltissime, incoscentemente, non riescono o non vogliono smettere di fumare.

E sono tornate ad accendere la sigaretta di nascosto, a cercare e trovare spazi e tempi per godersi, anche se non in pace, una sigaretta, sapendo che può far male al piccolo, ma no, nel loro caso certamente no, non ne trarrà conseguenza alcuna!

Oggi si conoscono altresì i deleteri effetti del fumo passivo, ma molti ancora, sia madri che padri continuano imperterriti a fumare davanti ai piccoli o appartandosi, ma non pensano o non vogliono rendersi conto che il fumo si attacca agli abiti, ai capelli e passa da un abito all’altro.

Ora è vietato fumare nei luoghi chiusi, sui treni, negli uffici, nei luoghi aperti al pubblico, ma non si può vietare di fumare nelle proprie case, ma solo perché non ci sarebbe modo di far applicare il divieto, e genitori incoscienti continuano nel proprio vizio.

Che esempio danno ai propri figli?

L’esempio di infischiarsene delle regole, di non tenere in alcun conto la vita altrui, neanche quella del proprio figlio, che si dice di amare alla follia; che, si dice sempre, di tenere al primo posto nella propria vita, appunto si dice.

Ma in realtà?

Si mette al primo posto la propria persona, le proprie esigenze, le proprie voglie, gli altri, tutti, vengono dopo .

 

Nonna Lì

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