Accolto il ricorso dei genitori del bambino dislessico. E’ un bene?

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Ultima modifica 7 Marzo 2016

Ho letto una sentenza con la quale un giudice ha accolto il ricorso di una coppia di genitori avverso la bocciatura del figlio, dislessico, che gli insegnanti avevano frettolosamente liquidato come svogliato e incapace, pur conoscendone i problemi.

dislessia

Al primo impatto mi sono rallegrata, ho pensato: ‘ meno male’.

Successivamente ho riflettuto e mi sono chiesta se la reintegrazione nella classe di appartenenza sia effettivamente la soluzione migliore per il ragazzo e mi sono detta che no, non era assolutamente la migliore.

Il ragazzo è stato bocciato perché non aveva appreso tutte le nozioni necessarie per l’accesso alla classe successiva, questo è quanto.

Quindi la domanda è: è in grado di frequentare con profitto quella classe?
O, meglio, è in grado di apprendere le nozioni successive?

Anche qui la risposta è no, non ne è in grado.

Non certo per colpa sua, perché non è una colpa essere diversamente abile, e i dislessici lo sono nella più ampia accezione del termine, loro sono effettivamente diversamente abili, quasi sempre molto più intelligenti della media, raggiungono vette di vera e propria genialità, ma hanno un problema, oggi facilmente superabile se lo si scopre in tempo, se vengono applicate metodologie diverse di insegnamento.

Non si creda che per questo loro costituiscano un handicap, un freno per il resto della classe, non necessitano di insegnanti di sostegno, anzi la metodologia che a loro serve è utile per tutta la classe, ormai è appurato, è un vantaggio per tutti.

E allora, quale è il problema?

Semplice,  molti docenti non sono in grado di affrontare questa problematica, la ignorano, non la conoscono, non fa parte del loro bagaglio culturale e preferiscono liquidare il dislessico come un fannullone indegno delle loro cure e dei loro sforzi.

Questo è il vero problema.

La risoluzione di questa come di altre problematiche avrebbe dovuto essere l’obbiettivo di quella che vorrebbe essere chiamata la buona scuola, ma non sembra che lo sia o che lo sia stato.

Tornando al caso in questione, spero che la scuola nella quale il ragazzo è stato temporaneamente iscritto si avvalga di personale docente migliore, più preparato e che gli sia concesso, nonostante la sentenza, di continuare a frequentare la classe inferiore per imparare come meglio sa e può per proseguire poi il suo corso di studi.

Ma i docenti?
Beh a quelli dovrebbe essere imposto di seguire appositi corsi ed imparare una volta per tutte che insegnare vuol dire cercare e sforzarsi di mettere tutti i loro alunni sullo stesso piano e non accusare gli altri delle loro incapacità, delle loro mancanze e vergognarsi per quello che hanno fatto.

Nonna lì

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