La geografia delle famiglie che cambiano, a FamigliapuntoZero

Ultima modifica 21 Agosto 2017

Metti una giornata al Maxxi per il Festival delle Famiglie che cambiano con marito e figli, tre, al seguito, metti una moltitudine di gente insieme e avrai la geografia delle famiglie che cambiano in diretta: genitori single e famiglie omogenitoriali, famiglie coraggio con 3 figli e mamme con panzone fendente la folla.

Eravamo tutti lì, alcuni alla ricerca di attività per i bambini, molti alla ricerca della speranza in un futuro diverso, che sia di accettazione della realtà cangiante dei nuclei familiari così ignorati dalla legge.

Il futuro dei bambini è il futuro di una nazione, chissà perchè il nostro legislatore se lo dimentica spesso, che le famiglie sono costrette a sfide continue.

Multigenitorialità: la geografia delle famiglie

Io cerco questa speranza, io ho questa forte aspettativa dal mio Paese, io chiedo questo al Parlamento e vi voglio raccontare la conferenza pomeridiana che ci ha raccontato l’atlante delle famiglie di oggi.


“Come si esce dalle famiglie?”
ha chiesto, provocatoriamente, Francesco Remotti, Professore di Antropologia Culturale all’Università di Torino, mentre ci presentava modelli genitoriali africani in cui la madre di pancia, non è madre di svezzamento o lo zio materno viene definito “Gnocolume” cioè fratello della madre, con lo spirito matriarcale particolarmente marcato.

Non si esce dalla famiglia perchè “non esiste una famiglia naturale, esistono le famiglie (…)” sostiene Chiara Lalli, bioeticista e giornalista, consulente del governo in materia famiglia, appunto, e prosegue “le famiglie sono sempre state varie e diverse, basta la complessità del reale a non poterle definire” perchè in fondo ” i ruoli di genere (donna madre e casalinga, padre, uomo e lavoratore) sono costruzioni culturali”.

In molti politici quando parlano di famiglia intendono quello che l’articolo  143 del codice civile recita:

Art. 143 Diritti e doveri reciproci dei coniugi

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.

Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione (Cod. Pen. 570).

Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Però la nostra Costituzione all’articolo 29 recita

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Si parla di matrimonio, non di marito e moglie, e forse bisognerebbe ripartire da qui per dare una definizione flessibile e reale delle famiglie oggi, perchè “i bambini voglio i genitori che hanno, quelli affettivi, e le loro caratteristiche non sono genitali” specifica Claudio Rossi Marcelli, autore dello Zoo delle Famiglie e papà omogenitoriale quasi a tempo pieno.

Soprattutto perchè i racconti di Melita Cavallo, ex Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, il giudice dei riconoscimenti delle Stepchild adoption per intenderci, autore di Si fa presto a dire famiglia, mostrano famiglie disperse e perse, bambini confusi quando chiedono ricongiungimenti con figure paterne che non sono di seme, ma di convivenza quotidiana.

“In tribunale vediamo la parte malata della famiglia” ha detto il giudice “ma anche la confusione della famiglia stessa” ormai non più definibile secondo i canoni della nostra legge e prosegue chiarendo il concetto che “non esiste la stepchild adoption o adozione dei figliastri, esiste solamente l’adozione“.

E quindi? “Come si esce dalle famiglie?” Forse con il matrimonio plurale come provoca Chiara Lalli o quello poliginico o poliandrico, insiste Francesco Remotti, perchè per crescere un bambini ci vuole un villaggio e non una donna e un uomo per legge.

La famiglia la fa la realtà quotidiana dei bambini, rispettiamo questo, rispettiamo la loro identità e il loro affetto, la fanno loro la geografia delle famiglie.mano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arianna Orazi

 

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