Ultima modifica 16 Febbraio 2026
Al cinema è uscito Goat e noi, non potevamo non andare al cinema a vederlo, dato che la nostra grande gioca a minibasket. Così abbiamo organizzato un’uscita di squadra, perché poi è anche questo lo spirito del film. Ma andiamo per gradi.
In un mondo dove tutti vogliono essere “the GOAT” (non vuol dire solo capra, ma anche il migliore di sempre), questo film animato prodotto da Stephen Curry – stella dei Golden State Warriors – sceglie una strada diversa: raccontare che la vera forza non è essere il più grande, ma trovare il proprio posto. Anche se sei piccolo. Anche se sei una capra in mezzo ai giganti.
Goat: Sogna in grande, la trama
Nel mondo immaginario e un po’ ruvido di Vineland, dove i campetti sorgono tra palazzi scrostati, liane selvagge e arene spettacolari, il ruggiball è molto più di uno sport: è identità, status, appartenenza. Uno sport ibrido, fisico e adrenalinico, dominato da animali imponenti che fanno della forza il loro marchio di fabbrica.
Will Harris, però, è una giovane capra. Piccolo, scattante, determinato. Cresciuto con il mito dei Vineland Thorns, sogna di diventare un professionista proprio nella squadra della sua città. Il suo idolo assoluto è Jett Fillmore, pantera carismatica e campionessa indiscussa, leader dei Thorns e leggenda vivente del campionato CLAW. Jett è talentuosa, rispettata, ma anche schiacciata dal peso di un titolo mai vinto e da una carriera che si avvicina alla fine.
La vita di Will cambia quando un video di una sua giocata spettacolare diventa virale. Quel frammento condiviso online arriva fino alla dirigenza dei Thorns, che decide di dargli un’opportunità. L’ingresso di una “piccola” capra in una squadra di giganti scatena perplessità e ironie: i compagni non lo prendono sul serio, i tifosi sono scettici e la stessa Jett vede in lui più un intralcio che una risorsa.
Ma Will non vuole essere una mascotte né una storia da social. Vuole giocare. Vuole dimostrare che tecnica, visione di gioco e coraggio possono contare quanto – se non più – della pura forza fisica.
Arriva finalmente il suo momento:

entra in campo e fa vincere la loro prima partita: il ragazzo conquista lentamente la fiducia del gruppo. Parallelamente, anche Jett è costretta a fare i conti con le proprie fragilità: la paura di non essere più all’altezza, l’ossessione per un trofeo che sembra sempre sfuggire, il rischio di aver perso il senso del gioco.
Il percorso dei Thorns verso il torneo CLAW diventa così molto più di una scalata sportiva: è un viaggio di crescita collettiva. Will impara che il talento da solo non basta; Jett riscopre il valore della squadra; il gruppo comprende che la vera forza non sta nell’individualismo, ma nella capacità di fidarsi l’uno dell’altro.
Nel match decisivo, contro avversari più grandi e temibili, non saranno i muscoli a fare la differenza, ma la visione, il tempismo e la scelta di passare la palla al momento giusto.
Perché in GOAT. Sogna in grande la vittoria non è diventare il migliore di sempre. È capire che anche il più piccolo può cambiare il gioco.
GOAT è profondamente contemporaneo.

Tutto nasce da un video girato con il cellulare. Le rivalità passano attraverso diss track online. L’ossessione per i trend e per il proprio nome cercato su internet fa parte del quotidiano dei personaggi.
Il film intercetta perfettamente il mondo dei nostri figli: l’ansia da prestazione, il bisogno di visibilità, la paura di non essere abbastanza. Ma lo fa senza demonizzare la tecnologia. Piuttosto, mette in contrapposizione l’immagine virtuale e la relazione reale.
Perché alla fine non è il video virale a salvare la squadra. È la fiducia reciproca.
Le scene di ruggiball sono spettacolari, quasi videoludiche. Campi improbabili, salti sospesi tra cielo e terra, energia pura. Infondo, stiamo parlando di uno stile che richiama l’energia visiva di Spider-Man – un nuovo universo: colori vibranti, linee dinamiche, ritmo serrato. Un’estetica urban e contemporanea che cattura subito lo sguardo dei più giovani (e anche il nostro, diciamolo).
Ma sotto l’azione c’è un messaggio molto chiaro: da soli non si vince.
In un’epoca che spinge all’individualismo e alla performance, GOAT ricorda che la collettività è una forza. Che chiedere aiuto non è debolezza. Che anche chi è “piccolo” può cambiare le regole del gioco.
E forse è proprio questo il motivo per cui funziona così bene in famiglia.
Ma un piccolo appunto facciamolo, basta far morire le “mamme” per favore! Sarebbe stato bellissimo in ogni modo vedere la mamma li a tifare per lui!
Al di là di tutto, il film è davvero divertente: ci sono stati diversi momenti in cui siamo scoppiati a ridere di gusto e, in più di una scena, ci siamo riconosciuti tantissimo.
Dall’emozione delle prime scarpe da gioco alla soddisfazione di indossare un modello firmato dal proprio idolo, è impossibile non tornare con la mente a quando anche noi abbiamo vissuto la stessa trepidazione. Proprio come quella volta da Airdom, davanti allo scaffale, a scegliere le nostre prime scarpe “da grandi”.
O l’essere piccoli e giocare un campionato di grandi, perdere tutte le partite, ma imparare ad essere davvero una squadra, fuori e dentro dal campo.
Perché vederlo con i bambini

Perché parla di sogni, ma senza raccontare la favola del talento che basta a sé stesso.
Perché mostra il valore dell’impegno quotidiano.
Perché insegna che non bisogna essere perfetti per essere importanti.
E soprattutto perché dice ai nostri figli – in modo semplice, diretto, emotivo – che la grandezza non è una questione di centimetri o di follower.
A volte, basta saper passare la palla al momento giusto.
E in fondo, non è quello che cerchiamo di insegnare ogni giorno anche noi?
Secondo il mio parere l’animazione firmata da Sony Pictures Animation, porta a casa un altro successo, dopo Kpop Demon Hunters (che abbiamo amato). GOAT, al momento ha scalato la vetta ed è il nostro cartone preferito.
Voto 8
#SPAVENTOMETRO 0

Dati tecnici:
Goat. Sogna in grande
di Adam Rosette e Tyree Dillihay
2026, Sony Pictures Animation
durata 1 h e 40 min
Animazione per famiglie -sportivo


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