I bambini, se non sanno, stanno zitti. Impariamo.

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Spariamo opinioni pensando di doverlo fare, quasi l’avesse ordinato il medico.
Traiamo conclusioni “logiche” senza conoscere implicazioni necessarie per aprire bocca.
Vaccini, pesto senz’aglio, maternità, gatti in casa, omosessualità o zenzero, come se ogni cosa fosse sullo stesso piano e culturalmente ed eticamente alla nostra portata.

Più leggo, più ascolto, più sento che certi argomenti non sono opinionabili, a meno che non ci si sia dentro con tutte le scarpe e non si sia realmente provato ciò di cui si parla.

I bambini no.
I bambini, se non sanno, stanno zitti.
Un esempio fulminante di logica consequenziale: fermiamoci ogni tanto di fronte ad un bambino, osserviamolo e plachiamo la nostra voglia ansiogena di dire.

Se non abbiamo nulla da dire,
facciamo pace con
questa naturale condizione.
Silenzio.

Ora vi racconto una cosa.
Una bambina 3 anni fa ha imparato a leggere e a scrivere velocemente.
Ha imparato a contare e a risolvere problemi con una grande scioltezza, ha imparato a muoversi nella scuola in modo intelligente, rispettando regole e tempistiche.
Ma… non rispondeva a domanda se le si chiedeva di parlare oltre “sì”, “no” o un risultato di calcolo.
Un insegnante sa molto bene che una bambina come lei di cose da dire ne ha, eccome.
Era lì, con gli occhioni belli, guardava in terra, ma non parlava.
Paura della maestra? Escluso.
Paura del voto? Mmmmm, il voto non c’era.
Paura di non saper dire, di non sapere abbastanza o di dire in modo sbagliato? Centro.
La consapevolezza che ci manca sempre più spesso, lei ce l’aveva e non l’ha certo persa.

In tre anni ce l’abbiamo fatta.
Ho “perso” un sacco di tempo ad attendere anche una parola, uscita finalmente da un’insicurezza motivata.
Ho “perso” tempo ad aspettare un “proviamo a spiegarlo meglio”. Ha pagato.
Sì, ho “perso tempo”, perché la capisco: a scuola nessuno ha perdonato la mia timidezza e la mia insicurezza.
Mi sono sbloccata all’esame di maturità: strano ma vero.
Me la sono giocata lì e sono stata pure premiata, tardino…sì.

Oggi lei ha parlato orgogliosamente di Galileo Galilei con una scioltezza che mi ha emozionato e pure un po’ commosso.

Ma una cosa la voglio aggiungere: Galileo è stato nostro compagno di banco per un mese e mezzo, conosciuto bene e a fondo in tutto ciò che ha fatto, detto, scritto.
Non si può dare neanche una pagina da studiare a casa, senza aver ragionato un percorso, senza aver fatto sperimentare cosa vuol dire STUDIA.
(Tra i tanti significati di Studere, c’è desiderare. Bello no?)

No, non parlo mica del metodone assoluto.
Quello non esiste, facciamocene una ragione.

Parlo di concedere a ciascun bambino il tempo di capire come mettere dentro, assorbire e tirar fuori una conoscenza. 

Alle luce di questo lungo e complesso lavoro, posso dire con orgoglio di aver vinto insieme ai bambini, perché le parole che non uscivano le abbiamo attese insieme.
Veder superare un limite è qualcosa di immenso, che timbra il cuore di maestra.

Cara bimba mia, vorrei aver filmato il tuo percorso per far vergognare quell’uno ignorante… che  approfitta del suo ruolo per strillare sui cristalli.
Quel nessuno, che dice e poi ritratta, perché nonvolevodire o avetefrainteso, convinto di avere di fronte masse di idioti.
E, sì, anche quei centomila che, ben nascosti, opinionano su tutto, senza avere la benché minima idea di ortografia ed argomento.

Comunicare agli altri (ma quello vero, non lo starnazzo) è uno degli obiettivi più alti e complessi da costruire, la mela più alta da cogliere, ma è anche, e soprattutto, un privilegio.

I bambini lo dimostrano attraverso la loro grande fatica e la gioia nel saper dire ciò che sanno: semplicemente ed immensamente.

Io posso dire che escono dalla nostra scuola capaci e puliti, ciascuno col suo percorso in salita da completare.
Poi sono costretti a guardare certe scene deprimenti di adulti che remano contro e sinceramente parte la gastrite. E certo.
Caro Beppe (in buona compagnia di campioni senza distinzione politica, religiosa, geografica sparsi tra TV e social) , impari non solo a strillare, ma anche (almeno)  a sapere profondamente ciò che strilla, facendo (almeno) metafore intelligenti. Non è mai troppo tardi.

belle grillo
Io una cinquantina di piccoli maestri li ho di fronte ogni giorno, ma una in particolare potrebbe aiutarLa passetto passetto.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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