I disturbi di apprendimento nascono a scuola?

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Parto da una storia vera, che è quella mia … ovviamente, come sempre, la cambio un po’, affinché i protagonisti non si riconoscono, e comunque, come sempre, riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali!!!

C’è un articolo che mi ha colpito molto e che ho letto in questi giorni : la colpa del diffondersi dei disturbi di apprendimento (anche chiamati DSA) è da ricercarsi addirittura…nella scuola! Addirittura nel nostro metodo di insegnare!

La prima idea è stata quella di non fermarmi neanche a leggere perché, come spesso accade, psicologi e pedagogisti danno la “colpa” delle difficoltà e degli insuccessi scolastici degli alunni alla scuola.( In fondo, quando piove, non è sempre colpa della maestra?).

Poi mi sono soffermata e ci ho trovato un fondo di verità. Se vi ci soffermerete anche voi leggerete che alcuni esperti americani ipotizzano che l’origine dei disturbi di apprendimento siano da ricercare sul metodo in cui i bambini imparano a leggere e a scrivere.

Nello specifico si dice che la lettoscrittura viene insegnata sempre di più attraverso dei metodi “misti” che presentano la parola sia composta da “fonema” e “grafema”, sia all’interno di una frase e quindi parte di un sistema globale.

lettoscrittura

Facciamo un salto nel passato: i bambini entravano alla scuola elementare (perché si chiamava così!) senza sapere né leggere né scrivere. Chi lo sapeva fare era considerato quasi un “genio” perché era una perla rara (magari era semplicemente curioso ed aveva imparato da solo o aveva dei fratelli più grandi, comunque era una rarità). L’insegnamento era quindi portato avanti in modo rigoroso: ad ogni grafema (ad esempio: A) corrisponde un fonema (aaaa…). I bambini imparavano a riconoscere la corrispondenza fonema/grafema e successivamente le sintetizzavano con le sillabe che avrebbero poi formato le parole.

Ora sono davvero rari i bambini che entrano alla scuola primaria senza sapere né leggere né scrivere. Tutti sanno scrivere il proprio nome (e cognome), moltissimi sanno già leggere, qualche perla rara sa leggere addirittura il minuscolo ed il corsivo!

Questo avviene per vari fattori: qualche scuola dell’infanzia anticipa molto della scuola primaria, alcuni genitori si sentono particolarmente ansiosi se il proprio figlio/a a cinque anni ancora non sa leggere, molti, a mio modo di vedere, sono talmente stimolati e bombardati da stimoli visivi ed uditivi che vedono parole e suoni in continuazione ed imparano, anche loro malgrado, a leggere ed in parte a scriverle.

Ma qui si può cadere nella trappola dei famigerati disturbi di apprendimento:  la tendenza a leggere velocemente, a percepire una parola globalmente senza un metodo fonematico, a non procedere con la lettura da sinistra a destra, creerebbe una difficoltà nell’apprendimento, tanto che questi sintomi poi vengono categorizzati come “dislessia”.

Di certo da questo inghippo non se ne esce.

Allontanare i bambini da tutti gli stimoli della televisione e dei giochi è sicuramente difficile, non farsi prendere dall’ansia (per noi genitori) se il bambino non legge a cinque anni pure è possibile ed è sicuramente sano. Personalmente sono contraria anche all’anticipo alla scuola primaria: spesso e volentieri i bambini che sanno leggere alla scuola dell’infanzia si “stufano” e vengono categorizzati come pronti per essere accolti alla scuola primaria. Spesso sono gli anticipatari che fanno molta fatica e rischiano di incorrere nelle difficoltà di apprendimento perché il loro cervello non è biologicamente pronto.

Penso che molto ancora c’è da conoscere e molto c’è da fare, ma una conoscenza maggiore di certe difficoltà,da parte di insegnanti e genitori possa essere molto utile.

Arianna Simonetti

 

 

 

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