I padri adottivi

Ultima modifica 2 Aprile 2013


Lo so, sono in ritardo, la festa del papà è già passata e forse dovevo scriverne prima ma oggi voglio raccontarvi i padri adottivi. Come la vivono questa esperienza i nostri compagni? Posso provare a raccontarvi come l’ha vissuta il mio compagno e i miei amici che hanno fatto questo percorso con me.

Il mio compagno ha sempre saputo, da prima di sposarmi, che non ero in grado di concepire un figlio ma nonostante questo non si è arreso ed è stato lui a dire che di strade per arrivare a diventare genitori ce n’è più di una e quindi l’idea dell’adozione non lo spaventava. Ma altri uomini all’inizio tentennano, vivono l’eterno dubbio del “ sarò capace di amarlo?” per lungo tempo e arrivano alla presentazione della domanda con un certo distacco. Altri invece reagiscono come mio marito e nulla si mette fra loro ed il desiderio di paternità. Partono all’attacco della lunga trafila di documenti e lastricano la strada verso quei figli tanto desiderati di fogli, fotocopie e firme autenticate in un batter d’occhio. Poi si arriva ai fatidici colloqui e qui li vedi, la maggior parte delle volte, un po’ lontani, un po’ reticenti ed un po’ molto infastiditi. Ricordo che il mio continuava a dire dei colloqui con i servizi sociali: “tutte cavolate, tutte complicazioni….” E mentre io mi mandavo in corto il cervello su come rispondere alla fatidica domanda del perché voglio un figlio, lui nella sua linearità maschile, rispondeva un tranquillo e sicuro “perché si”.

Parlando poi con le mie compagne di avventura, la maggior parte di loro ricorda che, durante  tutta la trafila documenti-colloqui, l’attesa della telefonata (parliamo di anni non di mesi), i corsi, i  loro compagni li hanno  vissuti con una specie di distacco e disinteresse che ci faceva a volte dubitare della loro reale intenzione di avere un figlio in quel modo.

Poi arriva “il giorno”, quel giorno in cui squilla il telefono, tendenzialmente quello delle mamme, ed arriva l’abbinamento e tu, sconvolta dalla gioia richiami il consorte per metterlo al corrente….dall’altra parte del telefono arriva una sola parola…finalmente!  In genere si arriva alla proposta di abbinamento con le madri tremanti e ad un passo dalle lacrime, loro impassibili. Ascoltano la proposta senza battere ciglio,  ti guardano con quella faccia da “decidi tu a me va tutto bene” firmano con una sicurezza da invidia mentre a te la mano ti trema per l’emozione poi guardano la foto e……si sciolgono. Da quel momento in poi avviene la trasformazione; girano perennemente con la foto tra le mani, chiunque gli si avvicini deve ascoltare la storia del suo futuro rampollo, guardano alla vita con gli occhi trasognanti ed il sorriso sulle labbra…..rapiti!

Ma c’è un’altra trasformazione che stupisce ancora di più ed avviene nel momento esatto in cui il bambino entra a far parte delle vita di ogni giorno. Diventano delle rocce alla quale aggrapparsi in ogni momento di smarrimento, dei clown che fanno divertire il nuovo arrivato, dei cuochi provetti, dei lettori instancabili….dei padri e dei compagni tenerissimi.  Li vedi letteralmente innamorati di quel figlio, se poi è una femmina apriti cielo. Sempre pronti, sempre disponibili e così aperti all’amore da fare invidia. E se a volte noi mamme fatichiamo di più ad aprire il nostro cuore a questi cuccioli, loro no, loro amano da subito e per sempre.

Elisabetta Dal Piaz

5 COMMENTS

  1. Non ho figli adottivi, ma credo che quando si desidera veramente un bambino non ci sia differenza di atteggiamento da parte di coloro che da coppia diventano genitori, si sente, alla nascita come nel momento del conseguimento dell’adozione, qualcosa che cambia dentro e che, almeno io ne sono convinto, ci rende migliori.

  2. bellissimo articolo, tra l’altro affronta un tema su cui stavo discutendo in questi giorni. A proposito dei congedi di maternità…. che forse sarebbe ora di chiamare congedi di “genitorialità”: perchè al di là del bisogno fisico della mamma di stare con il neonato (anche e soprattutto in caso di allattamento al seno) è innegabile che serva anche al papà la vicinanza fisica con il piccolo di casa. E soprattutto in caso di adozioni, dicevamo in una discussione, perchè negare al papà la possibilità di dividere equamente il tempo di “congedo per genitorialità” e imparare a conoscere e farsi conoscere? e non rimanere una figura sullo sfondo? La equità tra ruoli tanto richiesta per altri aspetti, passa anche da queste condivioni di affetto, impegno e responsablità genitoriale.
    grazie ancora

    • Grazie della segnalazione Arianna. Condivido pienamente la tua opinione. Avevo scritto del congedo di paternità introdotto sperimentalmente, qui: https://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/congedo-paterno-arrivano-le-istruzioni-applicative/
      E’ previsto anche per i papà (e le mamme) adottivi, ma certo non sono tre giorni a “sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”, come è nelle dichiarazioni d’intenti della riforma Fornero.

      • Grande fortuna a mio avviso hanno le coppie che adottano nei paesi in cui c’è l’obbligo di una lunga permanenza prima dell’incontro definitivo con il giudice per formalizzare l’adozione perché questo permette ad entrambi i genitori di vivere il primo periodo della convivenza con i figli.

  3. Brava Elisabetta e grazie per l’attenta analisi che hai fatto.Ritengo poi personalemnte che i bimbi adottati vengano perfino amati di piu’ o quanto meno piu’ razionalmente.

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