Il bambino futuro

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la storia di Francesca

Filastrocca del bambino Futuro:

“Sono un bambino, sono il tuo dono.
Prima non c’ero e adesso ci sono.
Arrivo stamani, sono il domani.
Devi proteggermi, con le tue mani.
Sono il futuro, sono arrivato
e sono qui perché tu mi hai chiamato.
Come sarà l’orizzonte che tracci?
Dipende da come mi abbracci!”

Ho conosciuto Francesca a Milano tanti anni fa, ci siamo ritrovate con Facebook. Tra un commento e l’altro alle foto dei miei due bambini ho scoperto che quella ragazza con gli occhi verdi porta dentro al cuore un desiderio, dolce e primordiale. “Da due anni ho intrapreso il lungo percorso dell’adozione”. Mi scrive così in una mail. Francesca sogna di diventare mamma. Dopo averla ascoltata, dopo aver pianto, ho deciso di raccontarvi la sua storia.

Francesca sogna una tavola apparecchiata la domenica con i bambini che ridono e il cane che scodinzola.“Con mio marito per tanto abbiamo rimandato l’idea di allargare la famiglia. Quando è arrivata la solidità economica abbiamo comprato una casa con un paio di camere da letto in più”. Francesca ha immaginato più volte la confusione di una mattina qualsiasi in cui tutti si devono preparare, i bimbi per la scuola e mamma e papà per il lavoro. “Tutto era stato pensato e studiato per i nostri futuri bambini. In questi anni la nostra vita è trascorsa piacevolmente e anche se non rimanevo incinta – mi confida – dicevo sempre che sarebbe arrivato”.

Ma sono trascorsi dieci anni. Dieci lunghi anni.

“Ci siamo rivolti ad alcuni centri di fertilità ma abbiamo subito detto ‘No Grazie’ alla fecondazione assistita: ci siamo guardati negli occhi e abbiamo intrapreso questo lungo viaggio che è l’adozione. Il giorno che abbiamo consegnato i documenti al Tribunale per attivare la pratica non lo scorderò mai – mi racconta Francesca -. Ci siamo documentati tantissimo perché non volevamo sbagliare nulla per non perdere altro tempo”. E così sono iniziati gli incontri col gruppo del modulo affido e adozione. “Ci siamo sentiti subito in famiglia – racconta Francesca -, abbiamo conosciuto altre coppie e con una ragazza in particolare è nata una bella amicizia. Se abbiamo mai pensato di aver intrapreso un cammino sbagliato? Mai. La strada è quella giusta. Conosciamo gli ostacoli: siamo stati informati sui problemi di salute che possono avere questi bimbi in base alla loro provenienza e sappiamo anche che per un’ adozione internazionale occorrono circa 20.000 euro, e che bisogna affidarsi ad un ente accreditato. Per l’adozione nazionale è tutt’altro discorso, l’iter è gratuito, ma sono veramente poche le possibilità, anche se i miracoli accadono e noi ci siamo stati vicini per un soffio”.

Per la prima volta faccio fatica a raccontare. Sento un morso allo stomaco. E le chiedo, com’è un genitore adottivo. “Non deve avere troppe aspettative immediate e non deve sperare che il figlio sia affettuoso subito dal primo incontro – mi spiega Francesca -. Un genitore adottivo deve amare incondizionatamente , deve essere coraggioso, paziente ed affettuoso”.

Durante uno degli incontri Francesca e il marito, inaspettatamente, vengono informati del via libera del Tribunale a procedere con le indagini da parte dei servizi sociali: così iniziano i sei incontri con la psicologa. “Un genitore naturale non ha bisogno di una patente, noi sì. Noi siamo studiati e analizzati e, se nei colloqui di coppia tutto è più facile, e anche le domande più intime non creano problemi, nei colloqui individuali è più dura: quando si sviscera la propria storia personale, non è così semplice come sembra. Cerchi di essere vera e spontanea ma poi hai paura di mostrare la fragilità. Perché ci sono giorni che scorrono serenamente e poi altri giorni in cui la malinconia prende il sopravvento: pensi a tutte le tue amiche che sono diventate mamme, mentre tu sarai sempre la Francy che gioca e ride con loro, che va ai loro compleanni e che poi semplicemente alla sera ritorna a casa con un vuoto nel cuore indescrivibile”.

Vi siete mai soffermate a pensare, voi mamme, alla tristezza che sta in fondo al cuore di chi non può avere figli? “Negli anni mi sono abituata alle mamme orgogliose a passeggio. Le pance ben sfoggiate non mi fanno più così soffrire, ma poi arrivano quei giorni, come a Natale, con l’albero decorato e la casa piena di lucine in cui ci manca quella magia che sanno fare solo i bambini”.

Per l’ultimo incontro con i servizi sociali, quello che prevede la visita alla futura casa del bambino, ci sono i tappeti tirati a lucido, il profumo pulito e non mancano i fiori freschi sul tavolo ad accogliere le operatrici. “Abbiamo addirittura improvvisato un piccolo aperitivo – sorride Francesca -. L’unico momento difficile è stato quando abbiamo dovuto far vedere la cameretta destinata al bambino. Da quando siamo venuti a vivere qui è l’unica camera che è rimasta incompiuta. A volte entro e fantastico. Mi fermo, fisso le pareti vuote immaginando come vorrei che fossero, piene di quadretti, fotografie, una libreria colma di libretti di favole. Ma poi chiudo la porta e torno alla realtà”.

Il 18 gennaio del 2011 Francesca e il marito sono stati ritenuti “coppia idonea all’adozione di un bimbo più fratelli”. Hanno scelto un ente di adozione che opera con la Colombia ma, purtroppo, non sono ancora entrati in lista di attesa. Nel frattempo, a dicembre del 2011, sono stati chiamati per una proposta di abbinamento di una bimba di appena un mese, partorita in ospedale ma non riconosciuta, ma sfortunatamente non solo stati scelti. E’ uno di quei momenti duri e tutti in salita. Ma la meta è sempre nitida nel cuore della mia amica Francesca.

Alessia Acanfora

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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