Ultima modifica 2 Marzo 2026
“Era ormai notte fonda nel pascolo. Quella sera, però, due pecore non erano ancora rincasate…”
Inizia così Il cespuglio, la nuova uscita di minibombo, firmata da Dario Pomodoro insieme a Eva Francescutto e Silvia Borando.
Le premesse sembrano semplici: due pecore in ritardo, la strada di casa, il buio del pascolo. Ma già dalla copertina – con quelle espressioni sospese tra paura e incredulità – si intuisce che dietro il titolo si nasconde qualcosa di più. O forse di meno. Dipende dai punti di vista.
Il cespuglio

Al centro della scena, in un calibratissimo gioco di prospettive, c’è lui: un sedicente cespuglio. L’albo, rilegato in testa e da sfogliare dal basso verso l’alto, accentua una verticalità insolita che amplifica la tensione. Il cespuglio è lì, immobile. O almeno così pare. Perché a ben guardare sembra muoversi, respirare, quasi sollevarsi. E poi… ha davvero degli occhi? E cinque bocche?
Le due protagoniste, influenzandosi a vicenda in un crescendo di supposizioni, finiscono per alimentare i propri timori. Ogni dettaglio diventa sospetto, ogni fruscio una prova. La strada si blocca, il passo si ferma: non resta che aspettare l’alba, quando la luce – si sa – rimette tutto al proprio posto.
E il mattino arriva. E con lui uno svelamento che è, senza esagerare, comicamente imprevedibile.
È stato davvero un incontro pericoloso? O solo un gigantesco abbaglio notturno? Forse entrambe le cose. Perché il bello di questo albo sta proprio nel confine sottilissimo tra ciò che immaginiamo e ciò che è.
La forza narrativa del libro è tutta nella gestione della suspense: dialoghi serrati, inquadrature studiatissime, ritmo perfetto. Il “cespuglio” resta apparentemente fermo, mentre attorno si muove un turbine di paure e congetture. Il risultato è una tensione leggera, mai davvero minacciosa, che cresce pagina dopo pagina fino a sciogliersi in una risata liberatoria.
Il cespuglio è uno di quei libri che trovano la loro dimensione ideale nella lettura ad alta voce, magari la sera, con le luci un po’ soffuse e due piccoli ascoltatori pronti a sgranare gli occhi. Perché sì, fa sorridere. Ma fa anche riflettere su quanto, a volte, siano le nostre paure a dare forma ai cespugli.


![Sono sempre io : un albo che ci insegna a non identificarci con le emozioni [letto da noi]](https://www.lenuovemamme.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_4016-324x160.jpg)

