Il destino di un bimbo, nella mani della giustizia

Ultima modifica 30 Maggio 2016

È nato 9 mesi fa e da allora vive in una casa famiglia in attesa che qualcuno decida del suo avvenire.

Alla nascita il pubblico ministero chiese che il piccolo venisse immediatamente dichiarato in stato di abbandono e di adottabilità vista la palese inadeguatezza dei genitori ( la così-detta coppia dell’acido) nonché quella dei nonni.

Apriti cielo! La difesa dei due, condannati a 28 e 37 anni in primo grado, ha levato alte grida.
Non si può privare un bimbo dell’amore dei genitori! Non si può privarli di quello dei nonni!
Lui ha diritto di vivere nel seno della propria famiglia!

destino_bambino

Quale famiglia?

I due hanno avuto un violento litigio e la coppia si era già frantumata prima della nascita, mentre i futuri nonni erano chiaramente più interessati alla sorte dei propri figli che a quella di un loro futuro nipote.

Ma, che volete, la giustizia italiana non ha mai certezze, ha sempre paura di sbagliare, e non vuole negare nessuna chance ai colpevoli di reati per quanto gravi, obrobriosi, senza senso essi siano, perché assumersi la responsabilità di una decisione?

Che importa se un bambino dovrà soffrirne?
Che importa se i suoi primi mesi, anni, di vita non trascorreranno sereni?

Tanto è piccolo, non può protestare, nessuno parla per lui, non ha un avvocato pronto a difenderlo a chiedere che sia immediatamente adottato in modo che possa vivere quei primi tempi della sua vita senza traumi, senza essere sballottato tra persone diverse, che importanza può avere la sicurezza che quei primi mesi sono fondamentali per il suo sviluppo, per la formazione della sua personalità, per segnare in modo più o meno favorevole il suo percorso!

Già è nato da due individui senza coscienza, senza pietà, senza sentimenti.

Due persone che hanno sfregiato, con l’acido, giovani con i quali hanno avuto contatti, più o meno lunghi, più o meno importanti, più o meno significativi, o meglio, i contatti li ha avuti solo la ragazza, esperienze di un giorno, di un mese o poco più, che lei, per questo, ha deciso di punire con l’aiuto dell’amante, sposato, e che non hanno guardato tanto per il sottile, hanno gettato l’acido in viso ad un perfetto, innocente, sconosciuto, solo perché aveva una vaga somiglianza con uno dei passati flirt della giovane.

E allora il giudice ha accolto le istanze della difesa e, nelle more dell’acquisizione del parere dei servizi sociali, ha affidato, molto temporaneamente, il piccolo alle cure di una casa famiglia, permettendo alla madre di vederlo poche ore la settimana.

Quanto molto temporaneamente?

Intanto sono passati 9 nove mesi e solo ora le esperte del tribunale dei minorenni hanno inviato la loro perizia che, guarda caso, raggiunge le stesse, identiche conclusioni del pubblico ministero e cioè la totale completa inadeguatezza dei due figuri a coprire il ruolo di genitori, così come, a loro, risultano inadeguati i nonni interessati più ai figli che al nipote.

Nessuno di loro, scrivono, è in grado di seguirne la crescita ne essere il suo riferimento affettivo tanto meno quello comportamentale ed educativo.

Hanno quindi raggiunto dopo nove mesi la certezza che il piccolo debba essere allontanato definitivamente dall’intera famiglia: hanno raggiunto questa decisione, ripeto, dopo nove mesi!

E ora? Pensate che sia finita?
Che al piccolo possa essere concessa la facoltà di vivere tranquillo?

Nossignori, il tribunale valuterà il rapporto, ma i consulenti di parte avranno tempo sino al 7 giugno di presentare le proprie, diverse, deduzioni, mentre la relazione finale, tenuto conto di tutte le perizie, sarà presentata il 14 di giugno.

E allora?

Ci sarà una sentenza o si aprirà una nuova fase di dibattito, di ascolto delle parti, di presentazione di altre perizie, potrebbero essere tenute altre udienze, passerà altro tempo e poi? Quando verrà emessa la sentenza di 1° grado la difesa potrà ricorrere avverso, poi l’appello, la Cassazione… e il tempo passerà, ancora.

Il bimbo, crescendo, comincerà a capire, sapere, supererà il trauma di avere una simile madre e un tale padre?
Sarà condizionato dalla loro, anche se minima, presenza nella sua vita?
Potrà crescere serenamente?

Ne dubito e sarà la giustizia a renderlo infelice, ad addossargli la colpa dei reati commessi dai genitori, a riversarli su di lui, piccolo e innocente. E lui, come crescerà? Sano, felice ed educato?

Nonna Lì

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