Il metodo Tomatis

Ultima modifica 22 Maggio 2013


L’altra volta abbiamo parlato del disturbo dell’attenzione e dell’iperattività
, oggi voglio parlarvi di un metodo utilizzato per aiutare i bambini con questo disturbo, il metodo Tomatis.
II
 metodo Tomatis è una tecnica di stimolazione sonora e un intervento pedagogico che ha il  fine di migliorare il funzionamento dell’orecchio, la comunicazione verbale, il desiderio di comunicare e imparare, la consapevolezza dell’immagine corporea, il controllo audiovocale e quello motorio.

Il metodo è basato su una rieducazione dell’ascolto messa a punto dal dr. Alfred Tomatis durante svariati decenni di ricerche ed attività clinica ed è applicabile su un’ampia gamma di problematiche che coinvolgono non solo l’orecchio.

Il Dr. Alfred  Tomatis, medico francese, si  laurea in Medicina e si specializza in Otorinolaringoiatria a Parigi.
Dopo la seconda guerra mondiale iniziò a studiare gli effetti del rumore sul posto di lavoro. Quello che scoprì fu di importanza straordinaria. Tomatis era un medico chirurgo, otorinolaringoiatra ed anche  psicologo e sviluppò questo metodo per la cura di diverse patologie attraverso tecniche non invasive di ascolto.
Un aspetto fondamentale della ricerca del dott. Tomatis sta in una scoperta basilare: la funzione primaria dell’orecchio non è da riferirsi alla comunicazione, bensì serve a stimolare la neocorteccia del cervello attraverso gli impulsi elettrici del suono. Tomatis ha spiegato che l’orecchio è il primo organo sensoriale totalmente funzionante in un feto e, ancora più sorprendente che noi percepiamo i suoni in realtà, non solo attraverso le nostre orecchie per conduzione dell’aria, ma anche per conduzione ossea;  persino la pelle è un conduttore del suono.
Insomma, si ascolta con tutto il corpo. Il ragionamento scientifico del dott. Tomatis, parte da un assunto di base fondamentale: possiamo dare voce solo ai suoni che siamo in grado di ascoltare. Questo significa che se vogliamo riqualificare la capacità uditiva, dobbiamo integrare, nel cervello, le frequenza mancanti.

L’orecchio umano ha la capacità di svolgere, normalmente, svariate funzioni oltre al normale percepire i suoni, esso elabora i suoni senza distorsione, distingue suoni alti e bassi, colloca i suoni nello spazio, può prestare attenzione ai suoni che si vogliono ascoltare ed evitare quelli che non si vogliono ascoltare (concentrazione), trasmette energia al cervello tramite il segnale nervoso del suono (ricarica corticale), integra e coordina le informazioni provenienti dai movimenti dei muscoli, mantiene l’equilibrio e il rapporto con la gravità oltre a stimolare e mantenere l’equilibrio neurovegetativo, controlla la fonazione e  l’abilità musicale.
Un orecchio che
 funziona bene è descritto come un orecchio che ascolta bene, che può in pratica concentrarsi tra tutti i suoni della gamma dell’udibile, su quelli che vuole ascoltare e tagliare fuori, momentaneamente e quelli che non interessano; esso può percepire ed analizzare ogni parte dello spettro sonoro con il massimo di velocità e precisione e integrare i movimenti muscolari di tutto il corpo.

Un buon orecchio ha la sua controparte in una voce di buona qualità e tonalità. Vale a dire una buona voce riflette un buon orecchio. Noi ascoltiamo, parliamo, cantiamo, leggiamo, scriviamo e impariamo con il nostro orecchio. Le difficoltà di apprendimento sono molteplici e sempre più diffuse, ma soprattutto é in aumento il numero di bambini che ne sono affetti (tra il 4 ed il 6%). Tali disturbi non dipendono dalla mancanza di intelligenza o da condizioni socio-economiche sfavorevoli, né tantomeno da problemi psicoaffettivi secondo Tomatis. Queste difficoltà hanno infatti origine neurobiologica e dipendono dal fatto che alcune aree del cervello non si sono sviluppate correttamente nel corso del periodo prenatale.
Tra le più diffuse troviamo la dislessia (correlata alla lettura), la disortografia (la relazione dei suoni con le lettere scritte) e la disprassia (l’utilizzo ed il coordinamento dei gesti appresi). Vanno anche ricordate la disfasia (per il linguaggio parlato) e la discalculia (per quanto riguarda le funzioni matematiche e i numeri).

Il Metodo TOMATIS permette ai bambini di sviluppare strategie di compensazione per gestire le loro difficoltà di apprendimento e disordini del linguaggio. Tale metodo non elimina il problema ma per lo meno aiuta a gestirlo meglio e di conseguenza a superarlo in maniera efficiente.
Il metodo consta di due fasi: una passiva ed una attiva.
In quella passiva il paziente ascolta semplicemente, per conduzione dell’aria, ossea, e della pelle; successivamente il paziente viene stimolato a seguire attivamente il processo, canticchiando per esempio, parlando a tempo, e altre tecniche sonore. Il metodo inoltre, consta di una fase preliminare, cosiddetta di calibrazione, nella quale l’operatore deve “inquadrare” bene il processo di ascolto del paziente e calibrare appunto il metodo.
Il metodo viene comunque utilizzato per aiutare bambini affetti da vari tipi di disturbi quali  appunto il Deficit di attenzione e concentrazione (ADD e iperattività), disturbi di coordinazione e sviluppo psicomotorio, la difficoltà nell’interazione sociale e insicurezza, la difficoltà di lettura ed espressione orale e scritta,  il ritardo nello sviluppo del linguaggio, l’autismo, il disturbo pervasivo dello sviluppo, la Sindrome di Down e la sordità psicologica.
Questo metodo oggi è diffuso in tutto il mondo, credo possa definirsi una forma di ascolto profondo e, rappresenta  un traguardo molto importante nella ricerca scientifica, circa il trattamento di patologie cliniche mediante il suono.

Elisabetta Dal Piaz

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