Il mio voto conta

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Ultima modifica 24 Agosto 2016

Le elezioni si stanno avvicinando e, tra la popolazione italiana, lo 0,1% sono persone affette da disabilità psichica e intellettiva.
Le persone con sindrome di Down, come tutte le persone con disabilità intellettiva (naturalmente stiamo parlando di disabilità lieve!), acquisiscono con la maggiore età gli stessi diritti e doveri di tutti i cittadini, primo fra tutti quello di voto. E possono votare da soli  a meno che non ci sia un impedimento di carattere fisico riconducibili a cecità, amputazioni delle mani, paralisi degli arti superiori o da altro impedimento di analoga gravità.
In questo caso bisogna presentare apposita certificazione medica.
Nel caso in cui non venga prodotta, il Consiglio di Stato ha affermato che spetta al presidente del seggio valutare, di volta in volta, l’effettività dell’impedimento.
Per questo Associazione Italiana Persone Down (Aipd) ha lanciato giovedì 31 gennaio una campagna di sensibilizzazione per il diritto di voto dei disabili intellettivi dal titolo “Il mio voto conta!”  chiedendo ai partiti politici di elaborare programmi chiari con parole semplificate, seguendo le regole della “lettura facile”, condivise a livello internazionale, sulle quali si possono trovare begli esempi proprio in “My opinion, My vote”, proposto in sei lingue, con i programmi dei vari partiti a livello europeo  e il glossario della politica (che magari può servire a tutti!)

Ma a volte, secondo me, sono anche le famiglie e la società che non considerano i figli affetti dalla sindrome in grado di scegliere. Il fatto è che dipende anche da come queste persone vengono educate e stimolate fin da piccoli.
Una persona affetta da sindrome di Down, certo in maniera non grave, aiutata e stimolata può raggiungere risultati brillanti riuscendo anche a capire cosa le succede intorno e, di conseguenza, può anche fare delle scelte politiche!

Rachele Masi

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