Il progetto etwinning

Ultima modifica 2 Maggio 2013

Peter è un ragazzino biondo e vive in una casa di legno nel bosco.
E’ questa la prima foto che mi mostra la collega svedese sul telefonino appena ci siamo presentate e ancora prima di parlare di scuola e di progetti. Perché prima di essere insegnanti siamo mamme e le mamme, da qualsiasi paese del mondo vengono, parlano dei loro figli, soprattutto se sono lontane per lavoro.
La settimana scorsa sono stata cinque giorni a Sofia, in Bulgaria, per un workshop organizzato dalle Agenzie Europee su e-twinning. Per chi non lo conoscesse il programma eTwinning promuove la collaborazione scolastica in Europa attraverso l’uso delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) offrendo supporto, strumenti, e una piattaforma didattica per lo staff delle scuole partecipanti per comunicare, collaborare, realizzare progetti, condividere buone pratiche e favorire partneriati a breve e a lungo termine sia fisici che virtuali.

Durante i corsi di formazione si parla spesso di etwinning ma pochi insegnanti lo conoscono. Eppure si possono realizzare dei progetti molto interessanti e coinvolgenti per gli alunni di ogni ordine e grado, specialmente se si insegna la lingua inglese. L’anno scorso, appena iscritta, mi sono messa in contatto con alcune scuole europee realizzando un progetto con alcune scuole europee tra cui la Grecia, la Polonia, la Spagna, l’Inghilterra e la Romania.
Ogni mese io e le insegnanti referenti ci incontravamo virtualmente in piattaforma proponendo un argomento su cui gli alunni dovevano lavorare. A novembre, ad esempio, ogni bambino ha lavorato sul proprio paese realizzando dei disegni e scrivendo brevi frasi in inglese per descriverlo, a dicembre ci siamo scambiati le cartoline di auguri, e via dicendo.
Gli alunni erano entusiasti di poter conoscere i loro coetanei europei e curiosi di sapere come erano le loro scuole. Potete immaginare cosa succedeva quando la bidella bussava alla nostra porta con un pacco: iniziavano le scommesse su quale scuola ci avesse scritto e su cosa ci avessero mandato.

Non è necessario che ci siano degli scambi fisici di alunni ed insegnanti: i progetti possono restare virtuali con lo scambio di materiale sia on line che cartaceo anche se l’incontro con i loro coetanei resta per i bambini un sogno che, al solo pensiero, fa brillare i loro occhi.
Periodicamente vengono organizzati dalle Agenzie Nazionali, sia a livello nazionale che europeo, dei workshop per gli insegnanti volti a sviluppare le proprie competenze professionali in materia di collaborazione europea. In questi workshop si riuniscono partecipanti da diverse nazioni europee allo scopo di condividere esperienze e creare ovviamente contatti per realizzare nuovi progetti. Questi workshop sono solo su invito ed io sono stata selezionata a partecipare a quello che si è tenuto a Sofia dal 25 al 28 aprile.

Non mi ricordo neanche come e quando io abbia inviato la mia candidatura, ma quando mi hanno telefonato dall’Indire, circa un mese fa per comunicarmi la notizia, quasi non avevo capito chi fossero e cosa volessero da me. Poi ho realizzato e mi sono rovinata lo stomaco e l’esistenza per le settimane successive.
I pensieri erano sempre quelli: la figlia, la famiglia, cinque giorni senza di me, come faranno …perché prima di essere insegnante, come ho detto prima, sono sempre una mamma. Poi mio marito, che forse mi conosce meglio di quanto io pensi, mi dice di aver mandato il fax di rinuncia per porre fine alle mie sofferenze come si fa per i cavalli azzoppati e subito dopo mi chiede come io mi sia sentita. “Bè,un po’ stupida, era sicuramente un’esperienza da non rinunciare”… “E allora parti, perché la rinuncia non l’ho mandata”.

Così parto. E per fortuna. Perché è in queste situazioni che ritrovi davvero la voglia di far scuola e la tua dignità di insegnante. Parlare con altri colleghi europei, condividere con loro diverse ma per certi versi simili problematiche e trovare insieme delle soluzioni è una bella sfida. Mi sono per la prima volta sentita inserita nell’Europa, una dimensione che a livello scolastico purtroppo si percepisce poco. Ed insieme a tanti progetti su cui inizieremo a settembre a lavorare, mi sono portata in Italia una bella scarica motivazionale che di certo sarà piacevole per gli alunni!

Arianna Simonetti

 

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