Il toro della Galleria Vittorio Emanuele

Ultima modifica 15 Febbraio 2021

Se si parla di Milano non si può non nominare, almeno di sfuggita, una delle leggende più famose della città.

Una storia che ha dato il via a un rito scaramantico conosciuto in tutto il mondo e per cui i turisti fanno la fila, con gli occhi fissi non sulla superba architettura della Galleria Vittorio Emanuele II ma sul pavimento…

Stiamo ovviamente parlando del Torello situato proprio nella Galleria dedicata al primo Re d’Italia. Meta di tanti turisti non solo in virtù delle sue bellezze artistiche o delle grandi firme storiche che qui hanno sede, ma per un normalissimo, “volgarissimo” toro. Proprio al centro del “salotto dei milanesi” si trova infatti raffigurata una figura taurina, incastonata in un grandioso mosaico che contiene lo stemma della famiglia sabauda.

Leggenda vuole che, chi pesti gli attributi del toro in questione, avrà sicura fortuna.

La tradizione più antica, però, impone che non ci si debba limitare a calpestare di sfuggita gli attributi dell’animale, ma che si debba invece procedere secondo un precisissimo (e molto complicato) rituale.

Questa la corretta operazione affinché il toro “porti bene”.

Bisogna compiere una rotazione ad occhi chiusi, poggiando sul mosaico che costituisce le parti intime del toro il tallone destro; facendo perno con questo piede bisogna poi proseguire ruotando su se stessi di 360°.

Se queste indicazioni vi paiono piuttosto rigide ricordatevi che c’è un ultima limitazione da tenere a mente:il rito scaramantico non vale sempre, ma solo se compiuto alle ore 24 del 31 dicembre.

Nonostante le rigide istruzioni della leggenda milanese, ogni giorno moltissimi turisti si fermano in quel punto. Incuranti della data, svolgono correttamente il rituale, tanto che il Comune è dovuto più volte intervenire con un restauro delle parti offese del povero toro.

Secondo alcuni l’origine della tradizione sarebbe da far risalire a un gesto di spregio verso i Savoia. Calpestando il toro che era il simbolo della città sabauda si faceva un (piccolo) affronto all’odiata casa regnante.

Da lì poi la leggenda avrebbe modificato il gesto in un rito scaramantico e di buon auspicio, attingendo alle tradizioni apotropaiche di cui sempre l’uomo è stato un grande fautore.
Quale che sia la vera natura dell’atto, il calpestio degli attributi del toro è ormai diventato un gesto mitico e leggendario.
Una delle prime azioni da compiere se ci si trova in centro a Milano.

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