John Fitzgerald Kennedy: sono passati 50 anni

Ultima modifica 20 Aprile 2015

john fitzgerald kennedyCinquant’anni fa, il 22 novembre a Dallas, Texas, un colpo di fucile stroncava la vita del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.
Tutto il mondo ricorda quel vetusto deposito di libri scolastici, quella finestra posta al sesto piano  da dove si godeva di una ottima vista sulla strada percorsa dal corteo presidenziale e da dove, con un mirino di precisione, qualcuno prese attentamente la mira e fece fuoco.
Quell’uomo, è stato accertato, fu Lee Oswald, che lì lavorava, che era un tiratore scelto dei marines, che aveva la fama di comunista filocubano e che ha sicuramente sparato uno dei colpi che hanno freddato il Presidente.
Ma che Oswald sia stato l’ideatore e l’esecutore unico dell’assassinio è ancora un mistero.

Settantasette testimoni hanno dichiarato che almeno un colpo di fucile proveniva dal declivio erboso prospiciente la piazza, dalla staccionata che lo chiudeva e dalla quale un mai identificato agente dei servizi segreti allontanò un soldato.
Dietro quella stessa staccionata furono visti due uomini, qualcuno asserisce di aver anche notato uno sbuffo di fumo, qualcuno un lampo di luce.
Uno dei medici che tentò di salvarlo ha sempre asserito che dalle ferite si evinceva chiaramente la presenza di un secondo sparatore.
Allora non era una semplice, estemporanea azione di un esaltato, di un pazzo isolato, ma come molti asseriscono da tempo, un vero e proprio complotto.

Ad avvalorare il tutto resta la sorte toccata a Lee Oswald che, il giorno dopo, nel sotterraneo della Centrale di polizia venne ammazzato da un criminale di secondo ordine, una mezza tacca legato alla mafia, che non si sa come e perché qualcuno fece entrare armato e lo lasciò ammazzare l’assassino.
Il tutto in diretta tv, poco dopo lo stesso Ruby, il vendicatore (?) ne subì la sorte e la stessa cosa avvenne a molti testimoni.
La cosa curiosa fu che due malviventi Carlos Marcello, il boss di Ruby e James Files, un noto killer, dichiararono di aver preso parte al progetto e li secondo ammise di aver anche sparato.

assassinio john fitzgerald kennedyMa nessuno diede loro credito, nessuno indagò e, a tutt’oggi la fine, di uno dei presidenti più amati è avvolta nel mistero, poiché lo stesso procuratore che aveva rappresentato l’accusa nel processo dichiarò di essere certo che non tutta la verità fosse venuta a galla, che Oswald non fosse il solo colpevole.
Nel tempo si sono sprecate ipotesi, cento, mille ipotesi, sono stati scritti libri, girati films, ma la mano che armò i fucili è ancora avvolta nel mistero.

Ma chi era John Fitzgerald Kennedy?
Un uomo che, giovanissimo, con la marina, partecipò alla guerra, fu gravemente ferito alla schiena e, ritornato in patria, iniziò a dedicarsi alla politica.
Era un uomo contro il colonialismo ( quello francese in Algeria), contro il castrismo allora dilagante nei paesi latini, contro l’apartaid.
Un uomo che, giovane, ricco e bello, diceva di battersi contro la disoccupazione, per migliorare il sistema educativo e quello sanitario, per tutelare gli anziani e i più deboli, aiutare i paesi sottosviluppati.
Annunciò un programma di cibo per la pace e un’ alleanza per il progresso con i paesi sudamericani .
Lui che aveva raccolto i voti della gente di colore con promesse che non fu in grado di mantenere nei 2 anni e mezzo della sua presidenza si trovò al centro di rivendicazioni razziali guidate da Martin Luther King, a seguito anche di un’ intensificazione delle discriminazioni e di grandi episodi di razzismo.
Duecentocinquantamila afro americani marciarono su Washington e a poco servì il discorso di Kennedy che invitava tutti alla tolleranza reciproca.

In questo clima parte per Dallas…
Furono gli integralisti neri? Furono le lobbies dei fabbricanti di armi? Furono…?
Nessuno lo sa.
E Dallas può continuare a sfruttare il mito di Kennedy, che è vero le diede un marchio di infamia, ma che oggi ne ha fatto un’attrazione con il museo dedicato e oggi si prepara all’anniversario con manifesti e  gadget pregustando i dollari che i turisti le porteranno.
Sic transit gloria mundi.

Nonna Lì

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